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Gli adolescenti #metalsoft e la presunta santità d...

Gli adolescenti #metalsoft e la presunta santità del succo alla pera: nuova risposta a Beatrice Borromeo

Questo articolo vuole essere una risposta alla seconda parte dell’inchiesta di Beatrice Borromeo per Il Fatto Quotidiano dedicata agli adolescenti e alla sessualità.
La reazione alla prima parte è consultabile qui.
Una volta letto l’articolo, se la pensate come noi, vi invitiamo a fare pressione sul Fatto e sull’autrice con un tweet. Gli handle da usare sono @BorromeoBea e @fattoquotidiano.

 

di Giulio Milone

In quinta ginnasio, come traccia per l’ennesimo compito in classe mirato a saggiare le nostre capacità con ciascuna delle tipologie testuali, il mio professore di lettere ci chiese di vestire i panni del giornalista d’inchiesta e di scrivere un articolo di giornale che indagasse sulle sregolatezze degli studenti italiani: non fu difficile strappare un 8 tondo tondo presentando la solita fiera di luoghi comuni e argomentazioni trite e ritrite (i professori saranno sempre i primi a chiedervi di non essere banali, ma quando si trattano certi argomenti è, come dire, inevitabile – oltre che indispensabile) e infarcendola con quella prosa sarcastica e pungente che tanto vantavo all’età di quindici anni, che a lui piaceva molto e di cui, grazie al cielo, sono riuscito a liberarmi.

Ho subito pensato a quel tristissimo testo di quattro colonne dopo aver letto la seconda parte dell’inchiesta condotta da Beatrice Borromeo, alle prese con il suo delirio da Erin Brockovich, e mi sono chiesto se anche lei, ai tempi del liceo, avesse dovuto svolgere una traccia del genere. È una domanda che mi sono effettivamente posto perché, dinanzi a certi passaggi che sembrano parlare di una giovane donna apparentemente sconvolta da quello che ha scoperto, e soprattutto dinanzi a questa “galleria degli orrori” che ci viene propinata, mi è sembrato di tornare indietro a qualche anno fa.

Sono a metà del mio primo anno di università (a settembre ho fatto le valigie e ho abbandonato la Puglia per andare a studiare sotto la torre pendente, e lo dico davvero perché la mia facoltà è proprio davanti a Piazza dei Miracoli), e di conseguenza il ricordo delle medie e delle superiori è ancora molto vivido. Anzi, a volerla dire tutta: quanto ho detto e soprattutto fatto negli ultimi otto anni è ancora quello che più mi rappresenta e che costituisce un buon 75% dei miei argomenti di conversazione con persone con cui non condivido interessi comuni. Insomma, tutto questo per dire che conosco abbastanza bene i miei (quasi) coetanei, e che secondo me Il Fatto Quotidiano sta concedendo decisamente troppo spazio a Beatrice Borromeo. Quello che ho visto o esperito in prima persona è certamente più veritiero dei suoi report (questa settimana ha addirittura tirato fuori dal nulla il genere musicale metal soft).

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Per quella che è la mia esperienza, potrei dire: la maggior parte degli ormoni e delle tensioni tende a cristallizzarsi durante le scuole medie, senza dubbio il periodo più buio e inutile di tutte le nostre esistenze; c’è una sorta di ansia, di voglia di affermarsi, ma nella stragrande maggioranza dei casi è tutto parlare. Gli anni del liceo sono invece quelli dove tendenzialmente si passa ai fatti, ma dove subentra anche un certo senso di responsabilità, e di riservatezza. E volete sapere un’altra cosa? Il sesso non è poi così importante, al liceo; può essere oggetto di conversazione per cinque minuti, alla fine di una sessione molto intensa di bevute o semplicemente per farsi quattro risate senza dover raccontare le solite barzellette. Anzi, vi dirò di più: il sesso al liceo diventa un argomento talmente noioso che ha più volte scatenato un dibattito con i miei amici sul dubbio valore dell’opera omnia di Charles Bukowski (indimenticabile la definizione di un mio amico: “È tutto uno stantuffo-bestemmia-stantuffo-bestemmia-stantuffo-stantuffo: ecco qui un libro tipo di Bukowski”).

No, non ho frequentato un liceo per asessuati, l’argomento sesso non è mai stato un particolare tabù o qualcosa di cui andare fieri o vergognarsi. Chi lo faceva, lo faceva. Chi preferiva aspettare, aspettava. Non c’era competizione, non è mai stato un gioco a premi: eravamo tutti abbastanza pettegoli, ma mai fino al punto da andare ad indagare sulle attività sessuali altrui. Ciò può essere dovuto principalmente al fatto che la maggior parte dei miei amici – fino a poco tempo fa – sia stata sempre single e in generale disinteressata all’argomento, ma l’atteggiamento generale era sempre quello, anche all’esterno della cricca. Ognuno ha (avuto) i suoi scheletri nell’armadio, ma non sono mai state registrate (e soprattutto sbandierate al vento) situazioni come quelle descritte dalla Borromeo.

Non perderò tempo a ripercorrere il resoconto dell’esperienza di Mattia, il protagonista della seconda storia, un ragazzino talmente timido e saldo nei valori da sembrare quasi finto e pescato a caso da un romanzo Young Adult qualunque. Con ciò non voglio dire che là fuori non ci siano liceali come lui; semplicemente, mi rifiuto di accettare quello che la Borromeo cerca di far veicolare: con i suoi due pezzi pubblicati è stata in grado di creare una visione degli adolescenti estremamente polarizzata, che dipinge le giovani donne come spiriti selvaggi completamente sopraffatti dall’ebbrezza o da un qualche spirito dionisiaco che approfittano di questi poveri, poveri maschietti indifesi (maschietti che preferiscono il succo di pera al caffè, un dettaglio evidenziato in grassetto dalla Borromeo, come se il preferire una determinata bevanda ad un’altra fosse indicatore della presenza dello Spirito del Bravo Ragazzo o meno).

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C’è qualcosa di profondamente sbagliato, nonché spaventoso, in quello che la Borromeo sta facendo. Ed è soprattutto per questo che deve chiedere scusa al più presto (invece di limitarsi a mettere le mani avanti su Twitter, tirando fuori giustificazioni più strampalate dell’articolo stesso).

Prendendo in considerazione i capi d’accusa più evidenti, il suo è un lavoro completamente superficiale, ridicolo in più punti, costruito ad hoc per quel bacino d’utenza con una certa età, pronto a puntare il dito contro le nipoti altrui. Oltre a dipingere ed estremizzare una fetta di realtà che sì, esiste, ma solo in alcuni particolari contesti (molti dei quali sono squisitamente cinematografici, vedi il disastro di Un Gioco Da Ragazze un paio d’anni fa), la Borromeo continua a gettare fango sulle ragazze adolescenti ricorrendo a giustificazioni e soluzioni altamente improbabili (Mattia parla della predilezione delle ragazze per i “truzzi” con i pantaloni abbassati, e io non sentivo né leggevo una cosa del genere da quando andavo alle medie).

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Perché una giovane adolescente non può sentirsi libera di comportarsi come meglio di crede? Perché ci deve essere sempre qualcuno incapace di guardare al di là del proprio naso? E soprattutto, perché colpevolizzare solo le adolescenti non tenendo conto del comportamento di cui i loro coetanei maschi possono essere capaci? Che vergogna, soprattutto per il quotidiano online che ha il coraggio di divulgare tali qualunquismi.

Post scriptum (tutti quanti abbiamo il nostro momento da social justice blogger)
Chissà se in questa inchiesta ad episodi Beatrice Borromeo ci racconterà anche le storie di giovani ragazz* non eterosessual*? Sarebbe un approccio all’argomento molto, molto interessante (che ci posso fare? Cinque anni di liceo me li son sudati anche io), ma alla luce di quanto ci è stato proposto finora non posso negare che, nell’eventualità, avrei paura di avvicinarmi al pezzo e leggere.

[Foto di Olivia Bee e Ed Templeton]


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  1. Bianca Bonollo

    11 marzo

    Concordo, tra l’altro non c’è nessuna descrizione che ci fa capire com’è la vita e la psicologia di questi adolescenti “assatanati” e “indemoniati”… sempre che esistano. In ogni caso, consiglierei all’autrice con velleità di giornalista d’inchiesta di leggersi un libro qualsiasi di Ryszard Kapuściński 😛

  2. Marta

    11 marzo

    “Chissà se in questa inchiesta ad episodi Beatrice Borromeo ci racconterà anche le storie di giovani ragazz* non eterosessual*? ”

    da “non eterosessuale” spero con tutto il cuore che ciò non succeda

  3. Paolo1984

    11 marzo

    sono d’accordo con queste critiche alla nuova puntata di questa pessima serie di articoli.
    Questi contesti esisteranno anche fuori dai film (personalmente, sono passati dieci anni da quando ho fatto il liceo, non ho mai visto nulla di simile e nessuno dei miei compagni di classe somigliava agli adolescenti di queste pseudoinchieste) ma non sono la condizione generale.
    Mi sento anche coinvolto perchè io in effetti ho delle cose in comune con questo “Mattia” (reale o fasullo che sia): non fumo, sono praticamente astemio, mi piace persino il succo di pera più del caffè (ma il soft metal non so cosa sia), pure io sono uno “romantico” per così dire, che vuole una ragazza con cui condividere passioni e idee, che vuole innamorarsi e che non vuole scegliere tra sentimento e passione erotica e sesso perchè pensa che queste cose possano andare insieme (e mi arrabbio quando qualcuno disprezza l’amore monogamo visto sempre come qualcosa di melenso) ma (è questa la differenza ed è ciò che non sopporto nell’articolo) non mi azzardo a giudicare in maniera sprezzante chi cerca cose diverse e vive la sessualità diversamente da me. Anche perchè non ci sono solo i “bravi ragazzi” e i “truzzetti” e quelli/e che “si buttano via”, tra gli estremi ci sono tante situazioni intermedie..per dire, a volte una storia d’amore può iniziare come storia di sesso, a volte resta solo sesso..ma in entrambi i casi non c’è da stigmatizzare niente

  4. giov

    11 marzo

    A dirla tutta in classe mia al liceo c’era anche chi aveva una vita sessuale avventurosa, in contesti parecchio inquietanti che con il senno di poi non erano del tutto legali. Come del resto alle medie c’era quella minoranza di ragazzin* particolarmente precoc*, che in terza media aveva gia’ fatto tutto e di piu’. Ai giovani, come anche agli adulti, serve un po’ di sana educazione sessuale ed affettiva, non di certo una superinchiesta fuffa come sexandteens, che pero’ ci rappresenta la radice del problema, nonche’ la gravita’ della situazione. E per situazione non intendo di certo l’adolescenza debosciata descritta alla Borromeo dagli attendibilissimi nonche’ molto realistici Chiara e Mattia,

  5. Giva

    16 marzo

    Notevole anche la chiusura, che lascia intuire come queste ragazze siano tanto “snaturate” da rifiutare addirittura i fiori.

    ” […] E per l’8 marzo, dice Mattia, non avrebbe senso regalare le mimose alle sue amiche: ‘I fiori non li vogliono. Le uniche ad apprezzarli sono le prof’. “

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