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Ammirevoli antenate: Eleonora Pimentel Fonseca

Ammirevoli antenate: Eleonora Pimentel Fonseca

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Illustrazione di Fiorenza Festa (DaRko Reimei).
La citazione in latino è presa dall’Eneide e significa: “forse persino di questi avvenimenti un giorno la memoria ci sarà gradita”.

di Lorenzo Danesi

Tra le figure storiche di spicco e meritorie di curiosa attenzione, non può non sorprendere quanto sia avvolta dalle nebbie dell’oblio quella di Eleonora Pimentel Fonseca, giunta agli onori della cronaca storico-politica sul finire del XVIII secolo. Una donna in gran parte dimenticata, a dire il vero come molti altri personaggi, soprattutto femminili. Nulla di nuovo quindi nella storia di un Paese che intrattiene con il proprio passato un rapporto traumatico (quando non schizofrenico): stiamo parlando di quella che ormai è un’icona letteraria, grazie al bellissimo e coinvolgente ritratto che di lei ha offerto lo scrittore napoletano Enzo Striano, nel romanzo Il resto di niente del 1986.

Portoghese di origini, nata da nobile famiglia a Roma nel 1752, è a Napoli che Lenor (questo il suo affettuoso nomignolo) ha trascorso tutta la sua vita, animata da un’esistenza tanto intensa sul fronte pubblico quanto sofferente su quello privato. Lasciando per il momento da parte l’intimità del suo aspetto privato, se le spettasse la notorietà che merita figurerebbe nei manuali scolastici di storia o in certi pezzi di buon giornalismo come paladina della sventurata rivoluzione partenopea del 1799, fermento repubblicano e democratico anch’esso purtroppo abbastanza ignoto. Inoltre, ci si ricorderebbe di lei nelle vesti di poetessa, intellettuale dagli ideali illuministici, bibliotecaria presso la corte borbonica di Maria Carolina, capofila di un’intera fazione giacobina e (qualora ancora non fosse abbastanza) prima vera donna giornalista in Italia. Eppure su di lei il buio più totale!

Le cose sono iniziate a cambiare solo in seguito al ritrovamento, nel 1973, degli atti di divorzio tra Lenor e il marito Pasquale Tria De Solis, capitano dell’esercito borbonico. Lo studio di queste testimonianze documentarie ha spinto la saggista femminista Annarita Buttafuoco a pubblicare nel 1977 sulla rivista Nuova DWF il primo articolo dedicato alla biografia di Eleonora Pimentel Fonseca.
Studiosa di punta all’interno della Women’s History, Buttafuoco ha affrontato nel suo articolo un’analisi della dimensione psicologica di Lenor (la psicologia che almeno traspariva dagli atti processuali). La buona riuscita di quell’articolo, che ha di fatto introdotto Lenor nella storiografia femminista, è stata nell’aver avvicinato una nobil donna alle sensibilità delle lettrici e dei lettori d’oggi. Detronizzando così da un possibile piedistallo una rivoluzionaria che al giorno d’oggi conoscono davvero in pochi. Leggere la sua biografia però non è abbastanza. Alla lunga le biografie annoiano: diventano mere elencazioni di episodi un po’ sterili. Fortunatamente, esiste tuttavia la letteratura! Negli anni Ottanta infatti Enzo Striano ha evidentemente beneficiato della nuova luce gettata su Lenor, scatenando la propria immaginazione e collocando in un palcoscenico storico (la Napoli variopinta di fine Settecento) i rapporti familiari e coniugali della nostra ammirevole antenata.

Il risultato è stato un romanzo di davvero godibile lettura che ha utilizzato tutti gli espedienti possibili della finzione letteraria per consegnarci di Lenor una rappresentazione verosimile. Una rappresentazione che ha dato specialmente conto delle sfaccettature dell’animo di Lenor: un animo a dir poco coraggioso. Il romanzo ci prende così per mano e ci porta a seguire le vicende di una donna straordinaria, vissuta in anni turbolenti, all’interno dei quali è stata protagonista indiscussa. L’affascinante ruolo giocato da Lenor non deriva tanto dall’elevata educazione scientifica e letteraria che ha ricevuto; di fatto, ciò non la rendeva di per sé diversa da altre donne del suo rango. Il fascino è stato sia nella sua vita pubblica sia nella sua vita privata.
Vita pubblica: fondatrice di un giornale, Il Monitore Napoletano; fautrice di un’esperienza politica dirompente, ovvero la Repubblica di Napoli (durata assai poco), nata sotto le insegne napoleoniche; voce fuori dal coro in una cultura, quella illuministica, prettamente maschile.
Ma è la sua vita privata e sentimentale che ci abbaglia catturando maggiormente le nostre coscienze: in particolare il suo gesto di aver detto prima No e poi Basta a un marito che semplicemente non amava. Lenor spiccava quindi nel suo riuscire, già sofferente per la prematura perdita di un figlio, ad arginare le offese di un marito rozzo, irrispettoso, violento e soprattutto geloso. Un marito che, inutile dirlo, non comprendeva e non assecondava le amicizie intellettuali della moglie con altri uomini (diciamo niente se riportiamo il dato che Lenor era corrispondente epistolare del Metastasio); infine, Lenor spiccava nel combattere e nel vincere una causa di divorzio in un contesto socio-culturale che le era del tutto avverso. Ad Enzo Striano, quindi, il riconoscimento di pagine di grande suggestione, quelle di Il resto di niente, capaci di riconsegnarci i contorni di un’esperienza di vita sensazionale, baluardo di pregevolezza nei confronti delle miopi istituzioni sociali di una Napoli che non ha seguito, ma ha anzi soffocato, una rivoluzione visionaria. Perché visionaria, come la sua rivoluzione appunto, è stata Eleonora Pimentel Fonseca.


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  1. valivi

    20 febbraio

    mi piacerebbe molto leggerlo, spero di trovare del tempo libro per questa fanciulla di tutto rispetto!

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