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Addicted to the white page: io, Hanif Kureishi e l...

Addicted to the white page: io, Hanif Kureishi e la sindrome da pagina bianca

Mi piace qualsiasi tipo di carta: color crema, bianca, gialla; spessa, sottile, a righe o senza righe. Nel mio armadio ho almeno cinquanta taccuini; al momento dell’acquisto, ciascuno mi ha riempito dell’eccitazione di ciò che poteva essere detto, della possibilità di scoprire nuovi pensieri. Tutti hanno un foglio di carta assorbente tra le pagine, e sono bianchi, tranne la prima pagina sulla quale ho scritto generalmente qualcosa del tipo: “In questo taccuino scriverò tutto ciò che mi passa per la testa, e dopo un po’ vedrò affiorare un ritratto di me stesso, fatto di frammenti significativi…” Poi, più niente. Mi blocco, come uno fa quando le cose diventano illegittimamente interessanti.
Hanif Kureishi, Nell’Intimità

È stato questo paragrafo a convincermi a comprare quel libro dalla copertina gialla, che ho aperto a caso proprio a pagina sessantadue. Questo, e non altri, perché in questo paragrafo ho visto me stessa, la mia passione per i quaderni nuovi, per le pagine immacolate che chiedono solo di essere riempite. Ho visto la pila di quaderni scritti a metà, abbandonati per altri quaderni più nuovi, più bianchi, più promettenti.

Nell’Intimità è un libro difficile da consigliare, non perché sia brutto, ma perché è doloroso. Qualcuno ha detto che si dovrebbe leggere “solo se si è in una relazione stabile”, ma non so se sia proprio così. Io l’ho letto in un momento in cui, casualmente, mi trovavo a dover prendere una decisione molto difficile, proprio come il protagonista, che in procinto di abbandonare la moglie e i figli, si ritrova a riflettere su se stesso, analizzando la relazione con la moglie e quella con la donna per cui sta per lasciarsi indietro tutto, e chiedendosi se è la decisione giusta, se ne varrà la pena. Forse per questo – per scaramanzia? – non oso rileggerlo. Ma in quel momento, per la sua brutale onestà, è stato forse il libro migliore che potessi leggere.

nell'intimitàMa torniamo a quella frase. In un certo senso, riassume il libro. La bellezza dell’inizio, l’eccitazione di un quaderno nuovo, delle pagine da riempire, del potenziale inespresso, e poi niente. Quei quaderni non sanno niente di quel che succede dopo; non v’è traccia della routine, dei dubbi e dei litigi. La fine non è ancora stata scritta. Ci sono solo l’inizio e le pagine bianche, che se ne stanno lì a significare le possibilità prima e la loro mancata realizzazione poi.

Anche i miei quaderni sono così. Ad ogni punto di svolta, un quaderno nuovo. Quasi tutti iniziano con una promessa, un obiettivo, una dichiarazione d’intenti; quasi nessuno è completo, riempito dalla prima all’ultima pagina.

A me piacciono i quaderni nuovi, perché sono come simbolici nuovi inizi. Mi piacciono anche i nuovi inizi, perché mi danno un senso di libertà, la sensazione che questa volta le cose saranno diverse, che io sarò diversa. A volte credo di esserne quasi dipendente, dai nuovi inizi, e di sentirmi in gabbia se non ho la possibilità di ricominciare di zero: posti nuovi, persone nuove, situazioni nuove. A volte vorrei prendere la valigia e andare dove nessuno mi conosce, per avere una tabula rasa da cui far emergere la me più profonda e più vera.

Qualcuno dà la colpa allo zodiaco – quelli dell’Acquario amano i cambiamenti, le novità, dicono. Non so quanto sia vero, ma so che la pagina bianca, reale e metaforica, mi elettrizza, mi stimola, mi spinge ad essere la versione migliore di me stessa. Forse è per questo che i nuovi inizi mi piacciono così tanto, perché ogni volta spero che quella versione non sbiadirà con il passare del tempo. Forse è perché di nuovi inizi ne ho avuti più d’uno, e adesso ne vorrei un altro ancora, un’altra chance in cui non sbaglierò le mosse, ma farò tutti i passi giusti. E quando inizio a starmi stretta, quando la svolta non arriva, la faccio arrivare io, con un quaderno nuovo, un nuovo incipit. Sperando ogni volta che sia quello buono, e che non rimanga neanche una pagina bianca a ricordarmi di un’altra promessa non mantenuta.

Nell’intimità è pubblicato in Italia da Bompiani (trad. di Ivan Cotroneo). Quell’edizione ha, pure, la copertina gialla, ma meno gialla dell’edizione Faber and Faber.


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  1. valivi

    20 Febbraio

    Oh mio Dio, mi riconosco perfettamente in quello che hai scritto: non solo ho pile e pile di quadernetti e taccuini di appunti e riflessioni mezzi iniziati, ma sono anche dell’Acquario!

    A mio parere è semplicemente un problema di feticismo della carta: i quaderni nuovi profumano di carta, hanno la rilegatura più resistente, sono privi di piegoline…. quanto non è godurioso affondare la sferetta della Bic in quelle pagine immacolate e marchiarle per sempre con i nostri pensieri? I quadernetti “vecchi” sono già stati violati, non sono più una terra incontaminata da conquistare…

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