Crea sito
READING

Womenhouse: il trattamento delle donne nell’...

Womenhouse: il trattamento delle donne nell’arte

Sto studiando arte contemporanea. Lasciando perdere le meraviglie che potrei dire di certe trovate dadaiste e fluxus, ho una considerazione da fare. Tra le varie diapositive del corso, devo analizzare una cartella che contiene soltanto opere di artiste donne. La cosa mi ha dato da pensare: inevitabilmente mi sono chiesta per quale ragione fossero raggruppate in un’unica cartella secondo un criterio di genere, trattandosi di donne vissute in periodi diversi e che si sono occupate di correnti e opere diverse. Esagerando, sembrava molto un: “ecco, bene, avete il vostro spazietto, esprimetevi e non rompete le scatole”.

Ma perché? È una cosa che non ho mai capito. Non mi punge, non mi irrita, non mi disturba e non mi scandalizza; ma non l’ho mai capita. Anche studiando in altri campi – letteratura, teatro – nei libri si trova sempre una sezione dedicata solo alle donne. Come se le donne non fossero capaci di inserirsi in un movimento ben preciso ma solo di continuare una storia d’arte femminile che interessa a poca gente.

Io non voglio far parte di un’appendice alla fine di un libro, non mi sembra sensato e nemmeno equo. A volte in queste schede vedo citate donne che meriterebbero capitoli interi per il lavoro che hanno svolto nel loro tempo; e spesso vedo citate donne che non hanno fatto poi un granché, però erano donne e vanno menzionate altrimenti le femministe si arrabbiano.

Prendete Louise Bourgeois. Una donna che comincia con questo lavoro:
image019

Femme Maison
una serie intera 1946-47

 

 

 

 

 

 

 

Che passa per questi:

louise_bourgeois

Fillette, 1968
Che ha sottobraccio, si trova al MoMa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

images-1Maman, 1999
Una scultura alta più di dieci metri

 

 

 

 

 

 

 

E a novantacinque anni si reinventa e costruisce una fontana.

118-Father-and-Son

Father and Son, 2004-2006
Olympic Sculpture Park, Seattle

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto mi chiedo: perché questa donna, che lungo tutta la sua vita ha sperimentato, ha provocato, ha analizzato, ha fondato la confessional art, ha nei libri d’arte e tra le mie diapositive meno spazio che questo?

Abstract Painting No. 5 1962 by Ad Reinhardt 1913-1967

 

Ad Reinhardt, Abstract Painting N°5
1962, Tate

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è davvero un quadro. Non sto scherzando. Verrebbe da piangere.

Parlando col professore del corso in questione la sua spiegazione è stata soddisfacente solo a metà; disse, “ha un senso separare le donne dal filone principale della storia dell’arte perché hanno un modo diverso dall’uomo di trattare l’arte. Non più bello o più brutto, non migliore o peggiore, non più artistico o meno artistico. Solo, diverso”. A questo punto la mia obiezione è: anche l’arte degli uomini è diversa dall’arte delle donne. Che senso ha separare le une dagli altri e non gli uni dalle altre?
Poi: certo, anche Picasso è diverso da Matisse, e non paragoneresti mai Giotto a Malevic. Però stanno tutti nello stesso grande filone. Se parlate di me come persona, dite pure che sono una donna. È una cosa bella, e mi piace. Se parlate di me come artista, dite che sono un’artista. Punto. E se come artista valgo poco, NON CITATEMI.

Ho tenuto questa chicca per ultima, perché me ne sono imbattuta mentre studiavo e ho pensato che fosse il culmine della balordaggine. Questo è un quadro capitale nella maggior parte dei libri d’arte:
white-square-1917.jpg!Blog

 

Kazimir Malevic,  White on white
1917-18

 

 

 

 

 

 

 

 

Per contro, due sole pagine a Barbara Kruger, artista concettuale americana:

images-2 Untitled (your body is a battleground), 1989

exhibit2


RELATED POST

  1. laura a.

    11 settembre

    argomento cruciale! Però attenzione, non trovo utile citare a termine di paragone gli artisti uomini suddetti decontestualizzandone le opere, che come tutta l’arte vanno considerate e capite nel loro contesto storico. E’ un giochino facile mettere un quadro nero o bianco per dire “ha detto meno di…”, ma non è corretto, storicamente e criticamente.
    A parte il pippone 🙂 è giustissimo pretendere che le donne vengano inserite a pieno titolo nella storia dell’arte. La “svantaggiata” situazione storica ha connotato il discorso di molte artiste, che come un gatto che si morde la coda sono state poi “trattate” come se l’arte femminile fosse un’arte “a parte”.
    Un libro che spiega benissimo le cose e rende giustizia per quanto possibile è lo splendido “Artiste” di Marina Corgnati (ed. Bruno Mondadori), paradossalmente anche se dal titolo sembra ancora una volta ghettizzarle riesce a restituire loro il giusto posto nella storia dell’arte.

  2. Skywalker

    11 settembre

    La storia dell’arte è maschilista, a parte le pippe di Dorfles, Argan e Vettese i libri antologici non si spremono poi molto nell’ aggiornare la loro opera critica. Sono fermi agli anni ’70, per concetto e per struttura e non li. Nel libro di letteratura inglese le sorelle Bronte, Jane Austen e Virginia Woolf non sono relegate ad uno specchiettino riassuntivo, te le sciroppi come sei costretta a sciropparti Swift, Saw e quella palla di Hardy.

    Il fatto che nel 2013 i libri di arte siano organizzati così è scandaloso e la risposta del prof è così vaga e disinteressata che suo malgrado dice abbastanza sulla considerazione delle donne (ma l’arte non è di tutti?) all’interno della storia dell’arte.

    Chieda al suo prof se ci è o ci fa, se si rende conto di ciò che ha detto, se si rende conto che in letteratura NON FUNZIONA AFFATTO COSÌ e se si rende conto che forse forse l’Arte con la A maiuscola è una forma d’espressione tutto sommato meno rivoluzionaria di quello che vuole far credere al mondo? Infine faccia un test al prof e chieda, in un finto attacco di amnesia, chi è stato a realizzare la chaise longue in pelle di cavallino. Se risponde Le Courbusier vuol dire che il tizio non si aggiorna da un ventennio. La creatrice, perché si tratta di una donna, è Charlotte Perriand, interior designer che lavorava nello studio di Le Courbusier (firmava lui i progetti). Cassina, azienda italiana che produce il suo catalogo, ha associato il nome della Perriand a quello di Le Courbusier sulle etichette, non l’ha relegata da qualche altra parte.

    Pensavo che solo l’arte fosse in crisi, ormai da 2 secoli, ma anche la critica d’arte non scherza.

  3. Vicky

    11 settembre

    onestamente anche in letteratura la situazione non mi sembra molto diversa: si fanno corsi dedicati esclusivamente alla scrittura femminile (come se fosse una cosa a parte e diversa a cui solo qualche squilibrata femminista potrebbe essere interessata dato che non è certo letteratura seria quella) e gli women’s studies vengono puntualmente derisi e ridicolizzati.. a parte quelle poche scrittrici ormai entrate a far parte del canone, purtroppo anche la letteratura mi sembra una cosa da uomini (per non parlare della critica..). non credo ci sia un solo professore maschio che prenda la austen o le bronte sul serio (o almeno io non ne ho mai incontrati)!

  4. Paolo1984

    11 settembre

    io banalmente credo che la letteratura sia letteratura e l’arte (ma anche la letteratura lo è) sia arte al di là del sesso dell’artista.
    Sarebbe bene che anche i manuali lo tenessero presente

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.