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Trovare modi per prendere la realtà per quello che...

Trovare modi per prendere la realtà per quello che è e inondarla di finzione

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Facciamo finta per un attimo che il nostro pubblico sia composto per la stragrande maggioranza da studentesse delle superiori. Che voi siate studentesse delle superiori. Crediamoci insieme.

Siete contente? La scuola è quasi finita? Concediamo un bel *yeeeeeee* collettivo.
Vi vedo dalla finestra della mia cucina, studentesse delle superiori. Vi vedo mentre guardate il cielo e bramate l’infinito. Almeno, spero che lo bramiate. Vale la pena di puntare in alto, specialmente in quel periodo della vita durante il quale ci sono persone convinte che valga la pena di indirizzarvi con dei bei test psico-attitudinali.

I test psico-attitudinali sono problematici.
In terza media mi fu imposta la compilazione di un test psico-attitudinale sulla base del quale fu decretato che non avrei combinato granché nella vita.
Ora che ho studiato quella roba, so anche spiegare il perché del mio risultato fallimentare, del mio punteggio vergognoso. Le domande chiuse e a scelta multipla mi mandano fuori di testa. Non riesco a prendere i questionari per quello che sono e ad adeguarmi alle loro regole. Tendo a compilarli in modo troppo “creativo”.

In prima superiore mi fu assegnata la compilazione di un questionario con risposte a scelta multipla orientato a misurare le mie competenze linguistiche. Il gioco consisteva nel selezionare il verbo più adeguato per delle frasi che ne erano prive. Tutte le opzioni erano in qualche modo corrette, grammaticalmente parlando, ma solo una era giusta-giusta.
“L’uomo ____ in banca”
“L’uomo entra in banca”
“L’uomo si introduce in banca”
Ottenni il risultato più basso della mia classe, un 50% scarso.
Da quel momento le mie competenze linguistiche insufficienti divennero una inconfutabile realtà. Scrivevo in modo sbagliato, poco lineare, poco pulito, poco argomentato. Arrivai a fine anno con una sufficienza risicata, che mi fu concessa solo per evitarmi la bocciatura.

Ero altrove, in quel periodo.
Fingevo di andare a scuola tutte le mattine. Fingevo di alimentarmi a dovere.
Fingevo di fare i compiti. In realtà entravo nei miei libri e nei miei dischi e ci restavo finché non era ora di andare a letto.

Cominciai a scrivere, a scrivere per davvero, perché la mia realtà funzionava a dovere senza che il mio punto di vista fosse computato. Anzi, al massimo il mio punto di vista mi faceva perdere punti. Ricordo quel periodo come uno di grande e pressoché costante incredulità.

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Da allora non ho mai smesso di abbandonarmi ai mondi della finzione.
A volte ho provato anche a crearne dei miei, forse nel tentativo di legittimare la studentessa con lo sguardo rivolto fuori dalla finestra che sono stata, forse nel tentativo di trascinarci dentro altre persone.

Il punto, che ci crediate o meno, è che odio i test psico-attitudinali, perché chi annuncia i risultati si fa portatore di risposte che vengono trattate come verità, come realtà, quando è evidente che sono fallibili assemblati di finzione, e basterebbe esplicitarlo a dovere perché io riponessi il mio disprezzo nel cassetto dal quale l’ho pescato.
Il secondo punto, che ci crediate o meno, è che io mi faccio portatrice del verbo del puntare in alto, senza che questo significhi ignorare la distribuzione differenziata dei casini e delle pene che ci affliggono. Chiamiamolo “sognare”, per darci alla sintesi.
Chiamiamolo “trovare modi per prendere la realtà per quello che è e inondarla di finzione”.

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Il tema di questo mese è finzione/realtà. Parleremo di cose varie, tra cui orgasmi e tatuaggi.

Vi ricordo che siamo alla ricerca di collaboratrici. Scriveteci allegando un articolo di prova se la vostra esuberanza linguistica vi ha penalizzate nella vita, o anche se ciò non è accaduto. Questi sono i prossimi temi del mese, per ispirarvi.

Il nostro negozio resta aperto e meritevole della vostra attenzione. Ci trovare nastroni, fanzine e spille. Con ogni ordine, *adesivi in omaggio*.

Il logo di questo mese è opera di Chiara Freschi.

Questo è tutto.

(collage di Hugo Barros e Larry Carlson)


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  1. Marta Conte

    4 giugno

    Probabilmente uno dei miei editoriali preferiti 🙂

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