teatrino

Illustrazione di Marianna Coppo

Sto lavorando in un’Accademia di teatro riconosciuta, giusto per farvi capire che non sono con l’ultimo dei maestri. Il maestro in questione qualche giorno fa ha dato voce a uno dei miei pensieri più vergognosi riguardo ai ruoli e alle parti, ovvero: gli uomini sono più bravi delle donne nelle parti femminili. E non è detto che le donne siano più brave, più convincenti, nelle parti maschili.

Questo l’ha detto lui, e immediatamente dalla componente femminile della classe si è levato un mormorio indignato. Credo di aver persino percepito un meraviglioso “Ti faccio vedere io”, che mi ha riempito di orgoglio. Tuttavia io non ho mormorato perché, in maniera devastante, mi sono ritrovata d’accordo con lui. È vero. È maledettamente vero. Lasciate stare attori e attrici di cinema, è tutta un’altra cosa. Se ne conoscete, se sapete, pensate al teatro. Pensate ai ruoli classici femminili: Ofelia, Giulietta, Dora, Antigone.

Pensate a loro, o ad altre, cercate nella vostra mente se per caso avete mai visto la stessa parte recitata da un uomo e da una donna. A me convincono sempre di più gli uomini. Sono più femminili. Esprimono meglio quelle sensazioni, quei movimenti, quelle parole.

Carmelo Bene sosteneva addirittura che quando alle donne era stato permesso di recitare era avvenuto un tracollo artistico nel teatro – ma il suo non era un invito a cacciare le donne dal palcoscenico. Il problema, diceva lui, era che le donne non stavano bene in quei ruoli perché erano poco femminili. Ora, il caro Carmelo Bene non si degna di proseguire il ragionamento ma lo faremo noi per lui perché, se è vero che non auspicava a un bando sessista, lui di donne nel suo teatro non ne voleva, quindi ci mettiamo molto tranquillamente in conflitto senza troppe remore nei suoi confronti.

1104913-carmelo_beneDonne poco femminili? Insomma, diciamocelo, è possibile? Fisicamente possibile? Non ha forse più senso che siano i ruoli ad essere poco femminili?

Da chi sono scritti i testi classici del teatro? Da uomini. Uomini che vedono le donne con occhi maschili.

Non con occhi sessisti – non tutti, sicuramente. Nemmeno occhi chiusi, o pieni di pregiudizi, o arrabbiati o freudianamente delusi. Anche occhi benevoli, innamorati, critici, obiettivi, curiosi, interessati, psicologici. Molti autori teatrali si sono messi in testa di costruire dei personaggi femminili credibili. Quindi prendendo spunto da donne vere, senza cadere in nessun cliché, parlando dei loro problemi, simpatizzando.

Ma sono pur sempre occhi maschili. Vedono le donne dall’esterno.

Mi perdonino gli uomini che seguono questo blog, ma per alcuni esempi successivi avrò bisogno di rivolgermi specialmente al pubblico femminile.

Pensiamoci davvero bene. Prendete, se potete, uno di questi testi, guardate le donne che vengono descritte, le eroine, anche quelle con le controovaie, quelle che vi sono sempre piaciute. Controllate poi il sesso dell’autore. Se è un uomo, fermatevi a riflettere. Certo, il personaggio è costruito bene, non ha falle ne contraddizioni psicologiche – stiamo comunque parlando di artisti di un certo calibro, non insinuo che non sapessero fare il loro mestiere – ma chiedetevi se conoscete davvero donne così. Donne che voi, nelle vostre vene, coi vostri occhi, tra di voi, vedete così.

No. Non ne esistono.

Quelle donne, le donne scritte dagli uomini, possono anche essere forti, coraggiose, libere, emancipate, guerriere – ma non sono le donne vere. Sono l’immagine che gli uomini hanno delle donne. Ci credo che non sarei capace di recitare un ruolo femminile come un uomo, il lavoro per me è doppio: prima devo immedesimarmi nella visione che l’autore ha della donna, poi posso lavorare sul personaggio.

Ci sono delle donne che scrivono, solo che non sono tra i classici. Io chiederei a un uomo di fare il monologo sul parto di Sofia, in Due Partite di Cristina Comencini. O di rendere credibile questa depressione. Una depressione stanca, femminile. La depressione di Sarah Kane.

Non è un discorso di parte: sono convinta che gli uomini descritti dalle donne siano inficiati dallo stesso tipo di filtro. Mi azzardo anche a dire che non si tratta di un filtro che parte dall’attrattiva sessuale; penso che un uomo o una donna omosessuali parlino dell’altro sesso comunque con gli occhi offuscati da questa visione a senso unico.

Vi faccio un esempio che in realtà è un romanzo ma vale lo stesso: qualche tempo fa su SR è comparso questo articolo, che mi ha spinta tra le braccia di Margaret Atwood e della sua opera omnia. Ho cominciato però dal romanzo qui consigliato, Il racconto dell’ancella. Se per caso vi foste pers* l’articolo, andate a riguardarlo perché vi farà venir voglia di leggere il romanzo e il romanzo appunto, merita.

Qui l’autrice è una donna. La protagonista è una donna. E, anche se forse lei non ci piace, non possiamo fare a meno di pensare, “questa donna pensa come una donna”.

Forse non conosco donne che le assomiglino, forse il mio carattere non corrisponde al suo ma il suo filo dei pensieri è il più simile al mio che io abbia mai incontrato. Io mi sarei comportata diversamente, sì, non avrei fatto alcune cose, ne avrei dette altre, ovvio; ma il suo modo di toccare, camminare, respirare, guardare, ricordare è esattamente come il mio.

È femminile. Il vero femminile.

Per par condicio, faccio anche un esempio di uomo che non sembra un uomo perché visto col filtro dell’autrice; Fred, il “padrone” dell’ancella (per ulteriori spiegazioni vi rimando all’articolo o direttamente al romanzo) è un personaggio assolutamente dipendente dall’occhio femminile. E non perché sia brutto e cattivone, il pappone schiavista, il malato di sesso, il padre mai avuto o chissà che altra diavoleria archetipica, ma perché il suo filo logico dei pensieri non è maschile. Le sue azioni, espressioni, il suo modo di essere e di toccare sono descritti non così come il vive un uomo, ma come li percepisce una donna.

Mentre leggevo mi sembrava che fosse l’uomo più verosimile che avessi mai incontrato. Si comportava da uomo, in maniera credibile. Poi mi sono accorta che non era vero – mi sembrava fosse così. Ingannata dal mio stesso occhio femminile, vedevo le sue azioni come reali perché è così che io percepisco certi movimenti maschili.

Per assurdo una donna troverebbe più semplice recitare nel ruolo di Fred, padrone dell’ancella, frequentatore di bordelli clandestini, che in quello di Giulietta.