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Le riunioni della redazione di Soft Revolution sono cosa rara. Ci si trova a gruppi molto piccoli quando capita l’occasione e poi si spera che non passino anni prima di poter trascorre qualche altra ora lieta insieme.
Sfortunatamente l’ultima volta che vidi insieme le mie amate colleghe Valeria Righele e Marta Corato fu anche il giorno in cui ci trovammo a mezzo metro di distanza dal classico “uomo completamente fatto e pronto ad ammazzarti”. Erano le otto di sera di un giorno d’estate; il sole illuminava ancora i gradini di Palazzo Chiericati, che per Marta e la sottoscritta era stato uno dei classici luoghi di ritrovo della nostra adolescenza vicentina. Ai nostri tempi era frequentato da svariate compagnie di minorenni, che si seggevano sui freddi marmi palladiani in attesa che giungesse l’ora di prendere la patente e spostarsi altrove. Per un breve periodo di tempo, la presenza di ragazzi che passavano i pomeriggi e le serate a fumare sigarette e chiacchierare divenne oggetto di dibattito pubblico, tanto che il nostro amato ex sindaco di centrodestra fece mettere degli enormi vasi tra le colonne della facciata per impedirci di poggiare le natiche con comodità, e dei vigili a controllare che non turbassimo il panorama con le nostre facce brufolose.
La sera d’estate del nostro sfortunato incontro, eravamo prese da gioiose chiacchiere sul bianco marmo palladiano, quando una ragazza africana ci avvicinò per cercare di convertirci al verbo di Nostro Signore. Nessuna di noi era particolarmente interessata, ma dato che la ragazza sembrava buona e gentile, ci sentimmo in colpa a dirle di no senza una spiegazione adeguata, poiché pareva che ci tenesse molto.
Ci trovavamo dunque nel mezzo di un imprevisto e sintetico scambio di storie di vita, quando alle spalle comparve un tizio dall’aria folle che, interrompendoci, passò dal chiedere una sigaretta all’insultare pesantemente la ragazza con cui stavamo parlando (dandole ovviamente della troia), nonché la Bibbia che teneva in mano. La nostra risposta fu dapprima la completa demolizione retorica dell’uomo molesto, che mostrò di non essere in grado di seguirci. Questa opzione, per quanto fallimentare, fu possibile perché ci trovavamo in un luogo pubblico, pieno di gente e alla luce del giorno.
Nel giro di un paio di minuti ci rendemmo conto che il tizio molesto non aveva alcuna intenzione di lasciarci in pace e cominciammo ad avere paura. Sotto gli occhi di decine di passanti, cominciai a chiedergli di andarsene e, con un tono di voce alto per farmi sentire da lontano, a dirgli che ci stava troppo addosso, che il suo atteggiamento e le sue parole erano violente, che stavo per chiamare la polizia. Non ricordo di preciso quando decise di tornarsene da dove era venuto, perché ero sconvolta e sotto shock. Ciò che mi resta di quei momenti, è il senso di impotenza, lo sforzo continuo per trattenermi dal dire che ci stava facendo paura, per non lasciargli il controllo della situazione e ulteriore margine di movimento. A posteriori, mi resi conto di quante volte avevo sbraiato le parole “violento”, “vattene”, “ci stai dando fastidio”, “chiamo la polizia”, mentre con la coda dell’occhio vedevo uomini vicentini di mezza età che si fermavano per un attimo a guardare la scena e poi tiravano dritto. Pensai subito che le reazioni sarebbero forse state un po’ diverse, se tra di noi non ci fosse stata una ragazza di colore, che forse faceva loro pensare “se la sarà cercata”. In ogni caso, nessuno venne in mostro aiuto.

Dopo aver cambiato aria, Marta, Valeria ed io ci rendemmo conto di quanto eravamo provate e, dopo un lungo silenzio, altre storie di terrore ed impotenza sgorgarono dalle nostre bocche. Erano quel genere di storie che chiunque non abbia l’aspetto di un uomo eterosessuale potrà condividere, e che forse anche voi che leggete questo pezzo serbate dentro. Ogni volta che si esce da sole la sera, o in compagnia di sole amiche, si spera che nulla di terribile accada. Si fanno conscie scelte sui vestiti da indossare, si tengono in borsa delle sigarette pur non essendo fumatrici, se ciò può aiutare a liberarsi da un uomo appiccicoso e molesto. In alcuni casi, si arriva a chiedere di essere riaccompagnate a casa, nonostante questo implichi ammettere la propria vulnerabilità.

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