Crea sito
READING

Orange Is the New Black: una gioia per gli occhi

Orange Is the New Black: una gioia per gli occhi

orange is the new black

Sono felice di annunciarvi che, se esistesse una versione al contrario del Bechdel Test – ovvero un test per vedere se ci sono due o più personaggi maschili che hanno nomi e parlano fra loro di qualcosa che non siano donne – Orange Is the New Black non lo passerebbe. E potrei dirvi anche solo questo, perché so già che basterebbe a farvi correre a maratonare tutti e 13 gli episodi della sua prima stagione nel giro di 24 ore.

Sì, il nuovo telefilm di Jenji Kohan (creatrice di Weeds) uscito per la prima volta l’11 luglio su Netflix (che l’ha anche prodotto), è davvero un sight for sore eyes, o come diremmo in italiano, una gioia per gli occhi – e anche per la mente, credete a me.

Piper Chapman, donna bianca di classe medio-alta, è stata condannata a 15 mesi di prigione per aver trasportato una valigia di denaro sporco, 10 anni prima, per fare un favore alla sua ragazza di allora, Alex. Ora, Piper, a punto di sposarsi con il nice guy della situazione, un aspirante scrittore di nome Larry, deve scontare la sua pena tentando di mantenere integra la sua relazione e la sua salute mentale, entrambe cose che si dimostrano per niente facili fin dai primi dieci minuti del suo soggiorno.

Ma Piper Chapman è solo la chiave, il pretesto, per schiudere l’immenso mondo di storie che sono racchiuse all’interno della prigione. Storie di donne di colore, storie di donne ispanoamericane, storie di donne asiatiche, storie di donne bianche, storie di donne trans, storie di donne lesbiche, storie di donne bisessuali, storie di donne queer, storie di donne etero. Storie. Di. Donne. Di tutte le età e in tutte le forme possibili, di cui spesso sui nostri schermi vediamo solo il 10% (esagerando).

Rispondendo ad una domanda in questa intervista sul processo di casting, Kohan ha confessato che c’erano talmente tante attrici fantastiche che avevano fatto l’audizione, e così poche di loro che trovano spazio nei cast della televisione mainstream, che ha creato dei nuovi personaggi appositamente per includerle nel suo show. Qualcuno le dia un bacio, per favore.

L’idea del telefilm nasce da una storia vera, quella di Piper Kerman, raccontata nel suo libro/memoir dal titolo omonimo. Ma Kohan dice di aver considerato il libro unicamente come trampolino di lancio verso uno show dotato di vita e complessità e sviluppo proprio, e questo le dà uno spazio creativo immenso.

Ogni episodio amalgama sapientemente la vita e la storia di Piper con la vita e la storia delle donne che la circondano, e per ogni episodio ci viene regalato un po’ del prezioso passato di uno dei tantissimi variegati personaggi che costellano l’universo di Orange.

orange is the new black

Orange Is the New Black vive di black humor: con pochi dettagli – un’occhiata, una smorfia, una battuta a bruciapelo – riesce a trasformare l’atmosfera opprimente della prigione, rendendola meno pesante ma neanche troppo leggera, dandole il giusto peso e facendo della satira impagabile su questioni di una spinosità livello titano come razzismo, omofobia, transfobia, religione, classismo, white privilege, tossicodipendenza, misoginia e ovviamente la violenza nelle prigioni. Fa riflettere facendo satira e la riflessione nasce dalla comicità stessa, un po’ come il meccanismo dell’ironia di cui parlava il nostro caro vecchio Pirandello.

Non aspettatevi che la giustizia trionfi sempre, però. Non aspettatevi finali felici e tutti vissero felici e contenti. Non aspettatevi neanche che la protagonista sia la “nice blonde lady” che lei stessa vuole convincersi (e convincerci) di essere. Piper non è un’eroina. Piper è un’antieroina con i controfiocchi. Piper è narcisista, egoista, egocentrica, manipolatrice, che cerca di convincersi di essere qualcosa che non è, ma va benissimo così. Quanti Don Draper abbiamo e quante poche Piper Chapman! Ed episodio dopo episodio, osserviamo la sua maschera lentamente sgretolarsi, lasciando intravedere, attraverso le fratture, la vera Piper, quella che lei stessa odia al punto da negarla completamente.

Avrei un milione di altre cose da raccontarvi su questo meraviglioso telefilm. Potrei dirvi della sua sorprendente capacità di prendere gli stereotipi classici e ridurli in pezzi uno dopo l’altro; potrei dirvi della sua abilità nello scartavetrare attraverso mille strati di muraglia cinese per arrivare al cuore, all’umanità e all’essenza di ogni singolo personaggio. Poussey, Taystee, Alex, Miss Claudette, Crazy eyes, Nicky, Sophia, Watson, Trisha, Boo, Red, Daya, Pennsatucky,Yoga Jones, sono tutti personaggi estremamente complessi e danneggiati, ma anche le loro storie meritano di essere raccontante.

E potrei dirvi di come Sophia sia il primo personaggio transgender ad essere interpretato da un’attrice trans di colore (Laverne Cox). O come ci saranno occasioni in cui vi sentirete quasi in colpa per aver riso a delle battute così cattive ma così assurdamente divertenti. Oppure, potrei mettervela sul superficiale (non fate gli snob, lo siamo un po’ tutti) e dirvi che lo show non si fa problemi a mostrare nudità né scene di sesso, qualunque sia il sesso dei due partecipanti (ma, andiamo, siamo pur sempre in una prigione femminile, fatevi un po’ di conti).

Potrei dirvi tutto ciò e molto altro, ma lo lascerò scoprire a voi stessi.

Siamo davanti a un telefilm che mescola in una deliziosa macedonia, seppur a volte fuori dalla nostra comfort zone, una capacità narrativa eccezionale, incentrata sullo sviluppo dei personaggi e sul loro processo di distacco dagli stereotipi; un’attenzione ai dettagli che vi farà applaudire in una stanza vuota davanti al computer; uno humor sarcastico che vi ridurrà in ginocchio dalle risate; un interesse per i problemi reali e vivi e scottanti della nostra società che nessuno ha il coraggio di affrontare; e un femminismo di fondo che vi farà alzare i pugni al cielo con orgoglio.

Piangerete quando dovrete piangere e riderete quando dovrete ridere (ma soprattutto quando non dovreste).

Non è la perfezione assoluta (quella non esiste), ma ci si avvicina dannatamente.

Orange Is the New Black è stato già rinnovato per una seconda stagione. Vi raccomando la bellissima sigla composta appositamente da Regina Spektor.


RELATED POST

  1. Paolo1984

    13 agosto

    va da sè che un telefilm o un film può essere ed è interessante e ben scritto con personaggi plausibili e coerenti con il tipo di storia e le atmosfere a prescindere dal bechdel test.
    Peno che nelle serie tv e sit-com anglosassoni vi sia una varietà xi personaggi sempre maggiore..ben venga questo nuovo telefilm.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.