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On Wednesday we wear pink: il ruolo del rosa nei teen comedy

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Quando penso al rosa, io penso a mia cugina Silvia, detta anche, in virtù del suo amore per il rosa, dei suoi lunghi capelli biondi e della sua abbronzatura perenne, Barbie California. Io e Barbie California abbiamo solo quattro anni di differenza e siamo state vicine di casa per lungo tempo, finché ognuna non è andata a convivere per i fatti suoi. Abbiamo perciò passato un’infinità di pomeriggi a giocare assieme, farci rincorrer da galli furiosi e a cercare di pettinare i miei crespi capelli. Bene. Barbie California non è altro che il prototipo, assai meno stronzo, molto meno calcolatore e più brianzolo, di quella che ho poi imparato a conoscere come la queen bee di ogni teen comedy che si rispetti.
Struggenti ricordi d’infanzia della sottoscritta a parte, cosa ha a che fare questo con il tema del mese?
Le queen bee, non tutte ma una buona parte, proprio come Barbie California, si vestono di rosa. Prendiamo due film dall’ampio mucchio di teen comedy dell’ultimo ventennio: Mean Girls e Jawbreaker. Due film così aderenti ai canoni della teen comedy da esserne un autentico puro distillato, due film in cui la trama si dispiega placida e regolare senza battere ciglio, senza trovare alcun intoppo sulla propria strada: situazione iniziale – rottura della situazione iniziale – spannung – felice finale.
La ragazza bella ma non bellissima, intelligente ma non secchiona, non particolarmente integrata (quando non un’emarginata totale) per una serie di ragioni che variano in base alle trama (morti- trasferimenti- necessità di una cheerleader efficiente in squadra) entra nel gruppo della ragazze popolari, spodesta in virtù della sua bellezza nascosta ora esplosa grazie ad un accurato makeover e la sua scaltrezza la queen bee di turno, ne prende letteralmente i panni e diventa la nuova, stronzissima ragazza più popolare fra le popolari.
Vestita di rosa.
I ruoli si invertono: la queen bee, spogliata del “suo” rosa, è una ragazza proprio come tutte le altre. Non particolarmente bella o attraente, non particolarmente carismatica o temibile. Senza rosa, i buchi nella maglietta sono solo buchi nella maglietta.
Il rosa è la chiave di volta per essere accettata socialmente, per diventare non solo parte di un gruppo, ma del gruppo. Il rosa in questo caso non è solo un colore, ma il colore, quella speciale sfumatura intrisa di pettegolezzi, ambizione e cattiveria in grado di trasformare Fern Mayo, da piccolo pulcino avvolto in spessi strati di lana marrone
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ad agguerrita e disincantata tigre avvolta nel taffetà.
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Una tenera, rosso crinita ragazza che ha abitato per anni in Africa che non conosce nemmeno Jingle Bells Rock
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in una spietata e subdola manipolatrice
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Il rosa, abbandonata l’aurea stucchevole mista a stigma sociale che connotava l’Andie Walsh di Pretty in Pinkdiviene così un’arma (anche se non conscia e volontaria), un mezzo tramite il quale l’anonima fanciulla più o meno aspirante alla scalata sociale può sedersi al giusto tavolo a mensa ed avere finalmente amiche che la idolatrino e temano allo stesso tempo.
Se il rosa è spesso legato ad un concetto di femminilità tanto dolce quanto molliccia, delicata e trasognata, l’incarnazione del cliché della femminuccia, il rosa di cui si ammantano Regina George e Courtney è tutto fuorché una veste alla Raperonzolo in attesa di essere salvata. Sono stronze, sono perfide, sono quanto di peggio potresti incontrare sulla tua strada, e per questo hanno il diritto di vestirsi di rosa.
Che il makeover sia voluto o meno, che il rosa sia una scelta consapevole (you can sit with us, on wednesday we were pink) o calato dall’alto, il rosa queen bee intossica e inebria. Quando inizi, non puoi più farne a meno. Non c’è modo di fermare la sete di potere e l’ambizione nei teen movie: l’eroina deve compiere tutto il processo, arrivare sull’orlo del precipizio, cadere, tornare ad essere una reietta e comprendere dove aveva sbagliato, trascinando con sé in questo allegro fiume di catarsi tutte le rosa vestite che la circondano. Completato il cerchio ed espiati i peccati, il rosa viene spogliato del suo potere mistico e, ricomposto l’ordine delle cose, quello che resta in mano all’eroina di turno sono capelli più soffici e luminosi ed il belloccio del caso.
È sempre tutto molto edificante, di un edificante che renderebbe Hegel una persona orgogliosa.
La nemesi della scalata sociale al potere del rosa ovviamente sono i personaggi vestiti di nero. Sempre ci sono, e sempre ci saranno personaggi vestiti di nero nei teen movie: da quella che viene additata come lesbica alla cheerleader che non si vuole uniformare, la scelta/imposizione (imposizione come non è che sono strambo è che hanno deciso che io sia quello/quella stramba e allora tanto vale dargli quello che vogliono e vestirsi di nero) del vestirsi di nero si colloca agli antipodi rispetto alla scelta/possibilità di vestirsi di rosa.
I personaggi vestiti di nero possono partire da una situazione di normalità e poi cadere nell’oblio della magia nera, indossare sopra strati di calze a rete strappate magliette rosa per curare la loro omosessualità, non chiamarsi Heather ma Veronica e dunque essere impercettibilemente diversi. Hanno percorsi differenti, ma non per questo meno stereotipati, e il colore che indossano sa esser non meno soffocante e saturo del rosa confetto che talvolta temono/sono costretti a temere.
Nei teen movie, insomma, non c’è spazio per nessuna sfumatura di grigio, ma solo per una gamma di colori incredibilmente vividi in grado di saltare in un battibaleno dal rosa cipria al nero slavato il tutto grazie ad un posto differente in mensa.
Quando si dice ah, le certezze.


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  1. Paolo1984

    23 maggio

    bè da una teen comedy non mi aspetto chissà quali profondità e originalità..l’importante è che i personaggi siano caratterizzati in maniera sufficientemente plausibile e consona al film e a quelle atmosfere che si vogliono evocare (e che magari hanno qualche riscotro nella realtà)

  2. […] amante (senza nessuna vergogna) delle teen comedy americane, storie come questa un paio di anni fa ( dyo com’erano belline) e quella di oggi mi fanno […]

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