Crea sito
READING

Le ragazze di SR consigliano: un sacco di bella mu...

Le ragazze di SR consigliano: un sacco di bella musica

Oggi tocca ai consigli musicali per il vostro agosto di nullafacenza/intraprendenza/quello-che-vi-pare.
Occhio che in fondo al post c’è una playlist.

 

img per soft revolution

Il mio primo consiglio d’ascolto non riguarda nessun album vecchio o nuovo e nessun artista famoso o oscuro. Il fatto è che dopo sei mesi d’inverno ancora faccio fatica a credere a questa cosa chiamata estate e sto passando tutto il tempo fuori casa e quando non sono in ufficio sono al parco. E, avendo la fortuna di avere moltissimi amici musicisti, oltre a chiacchierare e bere birra, passiamo anche tantissimo tempo a suonare. Lo scorso pomeriggio ho debuttato sulla mia tastiera di barbie, io, che ho il terrore verso ogni cosa che emette suono. Il mio consiglio per l’estate è: prendente una tastierina, un glockenspiel, un ukulele e andate al parco. Poi escono cose pregevoli. Per averne un idea vi segnalo il disco di Breaking the Bell Jar (per me anche “la mia amica Anni”) e quello di Palomica, un ragazzo inglese, amico di amici, che è venuto al parco con noi qualche settimana fa e che quando ha scoperto che mi piacevano gli Yo La Tengo mi ha chiesto se gli andava di suonare una loro canzone.
È estate, andate fuori: siate voi i vostri ascolti.

unknownNo, ma se proprio siete pigri o mancate completamente di capacità musicali (come me) quello che sta diventando la mia scoperta dell’estate è II (2013, Jagjaguwar) dell’Unknown Mortal Orchestra. Che è uscito nel 2013 ma sembra completamente senza tempo. Se anche voi non credete nell’estate e vi pare che questo caldo sia una specie di allucinazione collettiva sospesa da qualche parte nel vostro cervello, che sia più uno stato mentale che una stagione, ecco un po’ di psichedelia che sta a metà tra quello che potreste registrare in camera vostra e quello che avreste potuto sentire ad un festival di qualche decade fa. (Anita Richelli)

 

Beaches-She-BeatsBeaches – She Beats (2013, Chapter Music)
Più da spiaggia di così è difficile. She Beats, il secondo album delle australiane Beaches, ha tutto il potenziale per carpire la vostra immaginazione e stordirvi con gentilezza. Sonorità noise-psichedeliche annegate in riflessi pop anni ’60, e condite poi con dei bei chitarroni kraut (curate da Michael Rother, che forse ricorderete come membro dei Kraftwerk e dei Neu!). Insomma, tanto tanto pregio. (Margherita Ferrari)

 

Waxahatchee-Cerulean-SaltWaxahatchee – Cerulean Salt (2013, Don Giovanni Records)
Dietro ad un nome difficilissimo da pronunciare (e scrivere) si cela Katie Crutchfield, ventiquattrenne con una vocina deliziosa e un’apprezzabile lo-fi attitude. L’album risponde perfettamente alle esigenze di coloro che, come me, traggono somma gioia dal cantautorato femminile e dalle schitarrate melanconiche. Se poi vi appassionate alla vicenda personale di Katie, che ha una sorella gemella di nome Alison, con cui suonava prima di andare solista (si chiamavano The Ackleys, se volete andare a recuperarle, le trovate su youtube), non potrete impedirvi di ascoltare quest’album con maniacale attenzione per i suoi testi e sottotesti. Ah, Pitchfork gli ha dato un punteggio meritato di 8.4, nientemeno. (Valeria Righele)

 

rubik_dadabanditsRubik – Dada Bandits (2009, Fullsteam Records)
Banjo, trombe, percussioni ed effetti elettronici per girotondi dada sotto il sole. (Roberta Errani)

 

Microphones_glow_pt2The Microphones – The Glow Pt. 2 (2001, K Records)
Se c’è una cosa di cui Phil Elvrum ha scritto molto, questa è sicuramente l’inverno. Poi però c’è The Glow Pt. 2, il capolavoro del 2001 al quale torno, da devota, con cadenza regolare, che invece sembra fatto apposta per essere assorbito durante una torrida giornata d’estate, in uno spazio ombroso della propria stanza, oppure guidando nella notte, con i finestrini abbassati e il vento a carezzare lievemente le braccia e il volto. Vi avviso: dopo il primo ascolto non mi sono più ripresa. Ma anche: se cercate un disco pieno di Verità e Onestà e Bellezza, vi assicuro che qui le troverete. (Margherita Ferrari)

 

Cosmo_Disordine_cover-e1365497264128Tra i molti ascolti di indie italiano che mi hanno estasiato quest’anno (Selton, Paletti, Gazebo Penguins) mi viene da segnalare sopra tutti Cosmo con il suo album d’esordio Disordine (2013, 42 Records). Già cantante dei Drink to Me, Marco Bianchi aka Cosmo si è lanciato nell’avventura solista accompagnato dalle sue strumentazioni elettroniche e presentandosi sul palco insieme a due ballerine. Testi esistenziali e apocalittici per certi aspetti, crea un genere di “cantautorato” decisamente nuovo in Italia. Tracce consigliate: Wittgenstein, Il digiuno. (Veronica Tosetti)

 

IVAN_2Come consiglio estivo di ascolto mi permetto di suggerirvi il recupero di uno dei cantautori italiani (a mio parere) più sottovalutati: Ivan Graziani. A torto ritenuto un “ascolto facile”, meno glorificato rispetto a colleghi dipartiti “più impegnati”, credo possa non deludere anche i palati fini. Non vi indico un album in particolare, ma tante piccole canzoni che non possono mancare nel vostro repertorio da gita o viaggio on the road: da Agnese a Pigro, da Navi a Gran Sasso, passando possibilmente per Angelina e Lugano addio. (Caterina Bonetti)

 

Daughter-If-You-Leave-Daughter, all’esordio con l’album If you leave (2013, 4AD), nasce dal progetto della cantante Elena Tonra, la cui voce mi ha rapito l’anima (o quel che dovrebbe esserne rimasto) e l’ha tenuta a mollo per un bel po’ in un dolce limbo onirico, favorendo il passaggio dalla triste stagione delle piogge (la primavera di quest’anno) all’estate. Peccato non essere riuscita a sentirli dal vivo in Italia a luglio. Per convincervi vi basti ascoltare la cover di Get Lucky dei Daft Punk, realizzata in tempi non sospetti. È qualcosa che… brividi. (Veronica Tosetti)

 

andrew-bird-break-yourselfAndrew Bird – Break It Yourself (2012, Mom + Pop / Bella Union)
Immersi nel bosco con gli occhi spalancati verso il cielo notturno. (Roberta Errani)

 

depeche-modeDepeche Mode
Non c’è bisogno di essere nati tra il 1960 e il 1975 per essere fan della band di Dave Gahan e Andy Fletcher. Lo specifico perché per anni sono stata abituata ad associare People are people al fratello di mia madre, che ha vent’anni più di me, e a considerare la band un prodotto degli anni Ottanta troppo lontano (e oscuro) rispetto alle mie preferenze. Niente di più sbagliato. I Depeche Mode sono attualissimi, qualunque età abbiate, che vi piaccia l’elettronica o meno. Tornati quest’anno con l’ultimo album Delta Machine, stanno scuotendo la nostra penisola con un tour che dopo aver toccato Milano e Roma lo scorso luglio, approderà a Torino, Assago e Bologna il prossimo febbraio. Per coloro che ancora non conoscono la band, consiglio di reperire i vecchi singoli (è sempre bene avere meraviglie come Shake the disease, Master and servant e Enjoy the silence nell’iPod) e combinare in modo anche disordinato pezzi dei primi Ottanta con altri degli anni Novanta. Otterrete delle feste in giardino degne di nota, e vi ricorderete di Violator (1990, Mute/Sire) quando starete pensando a un regalo di compleanno immancabile per i vostri amici.
Peraltro approfitto di questo spazio per plaudere a People are people come canzone che in gioventù mi aiutava a ricordare che, in inglese, il sostantivo people vuole il verbo al plurale. (Valeria Righele)

 

Austra+_bandFa troppo caldo per ballare, fa troppo caldo anche solo per pensare di agitare le membra in qualche modo. Per cui, scelte di musica tranquilla (ma non troppo). Gli Austra, con i loro due album Feel it Break e Olympia e Molly Nilsson con History e These Things Take Time. Sognanti ma non stucchevoli, chiudere gli occhi e immaginare d’essere altrove per un po’.
La colonna sonora di Twin Peaks che è splendida, sempiterna e andrebbe riscoperta. (Marta Magni)

 

teho_1368137278Still smiling – Blixa Bargeld e Teho Teardo (2013, Specula Records)
Ovviamente. Se non vi emozionate almeno un po’ ascoltando Alone with the moon, Mi scusi o Axolotl (solo per citarne tre) non avete cuore. (Silvia Pilloni)

 

Le First Aid Kit sono due sorelle svedesi che dal lancio del loro secondo album The Lion’s Roar (che le ha portate al successo internazionale) ad oggi suppliscono al crescente bisogno di ascoltare voci umane che cantano accompagnate da strumenti basici, quali la chitarra e delle percussioni – si aggiungano gli occasionali sonagli. Parlo del mio personale bisogno, ovviamente, ma visto il successo che le giovani hanno riscosso in così poco tempo pare che non sia l’unica ad anelare al ritorno di rassicuranti ascolti di canzoni che non si costituiscono e caratterizzano da suoni elettronici e frasi ripetute ossessivamente.
250px-First_Aid_Kit_(Frankfurt_am_Main,_18.02.2012)E sembra proprio che le sorelle non aspirino ad altro che ad allietare e confortare nei momenti di spaesamento o di difficoltà: come suggerisce il nome della band (in italiano “kit di pronto soccorso”), l’estetica dei video, i testi, e i toni struggenti delle canzoni, le due riescono ad evocare perfettamente un richiamo alla semplicità e alla comunione con la natura, invitando a riflettere. C’è poi anche il discorso del revival vintage, che Dio l’abbia in gloria. Se non siete ancora convint*, qui c’è Patti Smith che piange durante un loro live. Scusate se è poco. (Marta Conte)

 

a20a1e51gw1e41otje4orj20dw0afdgxLana del Rey
Quante controversie, quante controversie! Mentre i fan sono in fermento per l’annuncio di Tropico, che doveva essere un video musicale che univa tre canzoni dall’edizione deluxe di Born to Die (2012, Interscope) e invece salta fuori che il progetto è evoluto a minifilm che Lana assicura verrà proiettato in un cinema vicino a te (a meno che tu non viva in Italia – ma forse anche fuori dalla testa della cara Lizzy – in tal caso sappi che sarà un incubo trovarlo, quindi armati di santa pazienza, un programma per scaricare materiale dalla rete in maniera del tutto legale e infine, come sempre, aspetta e spera), io ballo più o meno vestita nel salotto di casa mia sparandomi a palla un album che racchiude tutte (?) le canzoni che Lana ha registrato negli anni e non ha mai osato farci sentire (si ringraziano i nerd invasati che popolano il web per fornirci tali perle #yolo). (Marta Conte)

 


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.