Crea sito
READING

Le dimensioni contano: Cenerentole vs. Bigfoot

Le dimensioni contano: Cenerentole vs. Bigfoot

Fra tutte le eroine delle favole, nonostante ne avessi parlato in un precedente post, Cenerentola a me non è mai stata particolarmente simpatica. E non solo perché la signorina in questione finisce per essere la dimostrazione di come una donna possa elevarsi socialmente solo attraverso il matrimonio (provate a leggerla in questa maniera), ma anche perché una simile grazia arriva per mezzo di una scarpina di cristallo vergognosamente minuscola. In che modo proprio una scarpina rappresenti le numerose virtù morali che hanno permesso alla sventurata di riscattarsi, e non per esempio da un accessorio neutro diverso, chessò, un nastro o un guanto? Dopo approfondite ricerche (grazie Wikipedia), ho scoperto che la favola di Cenerentola è con molta probabilità originaria della Cina, dove i piedi piccoli sono

notoriamente segno di nobiltà e distinzione. In effetti, la versione cinese enfatizzava il fatto che Cenerentola (chiamata Yen-Shen) avesse “i piedi più piccoli del regno”. Nelle versioni occidentali e successive, che hanno perso questa premessa, è perciò abbastanza oscuro il motivo per cui il principe si aspetti che una sola ragazza nel regno sia in grado di indossare la scarpina ritrovata. In alcune versioni non si tratta neppure più di una scarpina, ma di un anello o un braccialetto.

Sono quindi venuta a conoscere circa l’esistenza di una pratica, in uso fino alla metà dello scorso secolo, che prevedeva le giovani cinesi in età da marito si fasciassero i piedi, a formare quello che viene definito “il Loto d’Oro”. Sin dalla prima adolescenza, il piede veniva stretto notte e giorno in bende che ne rimpicciolissero le dimensioni, arcuando a dismisura il collo del piede per avvicinarlo alla caviglia. Il risultato è indubbiamente un obbrobrio anatomico, con conseguenze permanenti per la deambulazione e la salute, compromesse per il resto della vita, ma permette di stabilire la desiderabilità della giovane donna agli occhi degli aspiranti mariti. Chi ci guadagnava da tale usanza, ascrivibile a vera e propria mutilazione, erano proprio questi ultimi, che avevano a disposizione una donna praticamente inferma e completamente sottomessa, ed erano addirittura eccitati da tale modificazione corporea. Quanto a crudeltà questa pratica è accomunabile a quella del bustino delle dame europee, ma è significativo che possieda un richiamo con la moda odierna delle scarpe col tacco. Se il mito del vitino stretto è stato progressivamente accantonato, l’ossessione per i tacchi è un must dei nostri costumi.

Ciò porta alla luce che la dimensione dei piedi, per le donne, è una caratteristica che ne determina la femminilità, e la dimostrazione si trova sotto gli occhi di tutti, letteralmente: le scarpe col tacco, croce e delizia di molte donne, danno l’illusione di un piede corto e slanciato, apportando conseguenze a catena per tutta la postura -polpaccio irrigidito, glutei all’infuori e schiena leggermente inarcata. Per molti, donne e uomini compresi, i tacchi rappresentano la quintessenza della seduzione, proprio in virtù delle sopracitate modificazioni che comporta stare in piedi sui tacchi. Non è poi così difficile comprendere come allora il piede mutilato delle cinesi potesse esssere considerato erotizzante e facessero a gara per ottenere il risultato migliore, ovvero il piede più piccolo, senza dimenticare il giudizio morale aggiunto. Una donna con i “piedi grandi”, infatti, era considerata viziata, poco adattabile, una moglie non condiscendente che difficilmente avrebbe avuto la forza di appoggiare il marito nella sua vita pubblica.
Se noi fortunatamente abbiamo slegato il giudizio estetico da quello etico, non dobbiamo tuttavia sottovalutare certi risvolti psicologici in chi non rientra nel modello comune. Esempi di donne divine nonostante i piedi grandi sono ovunque, pensate a Uma Thurman e a Paris Hilton (un po’ meno divina), che sfoggiano con classe e disinvoltura questa loro caratteristica. Personalmente ho sempre stimato queste star “bigfoot”, in quanto anch’io ho subito una crescita spropositata dai primi giorni di vita fino a pubertà inoltrata, con la crescita proporzionale delle restanti parti del corpo, piedi compresi. Avere i piedi lunghi sempre oltre la media si è rivelata la mia disperazione sin dall’infanzia, quando mi veniva negata la possibilità di acquistare le “scarpette con le lucine” ed ero costretta a ripiegare sempre su tristi e anonime sneakers maschili -fino a quando con l’adolescenza la scoperta del grunge e il ritorno in auge delle Converse e dei Dr. Martens divennero la mia salvezza. Da sempre vittima di questo complesso, vivevo questa caratteristica anatomica con vergogna, e con la consapevolezza che mai nella mia vita avrei potuto fare niente per cambiarla. Però fortunatamente cambia l’età e la conseguente accettazione di sè, e insieme cambiano le mode. Quella che mi sembrava una condanna a vita a non poter indossare le scarpe femminili che volevo, in seguito è stato possibile “commutare la pena” grazie alla nascita di negozi specializzati, consolandomi nel vedere donne con numeri persino più grandi dei miei. Penso a come anche l’essermi imposta durante l’adolescenza un modello differente da quello di tutte le altre, ricercando volutamente anfibi e improbabili scarpe maschili abbia gettato le basi di una ricerca di identità fatta “su misura”, e sappiamo quanto sia importante durante quell’età imporsi attraverso il modo di vestire. A costo di suonare retorico, i piedi lunghi non sono affatto piedi malati e ora guardo con rinnovato orgoglio il mio 43, ben piantato a terra nei miei anfibi di ordinanza.


RELATED POST

  1. Chiara

    3 gennaio

    Credo questa pratica fosse anche legata allo status sociale: i piedi fasciati testimoniavano anche il fatto che la donna non aveva bisogno dei piedi per lavorare, perché la famiglia prima ed il marito poi erano sufficiente ricchi da mantenerla. Il dettaglio della mutilazione dei piedi si trova anche in una delle versioni dei Grimm (una delle sorellastre si taglia il tallone, l’altra l’alluce, se non sbaglio). Sembrerebbe una cosa barbarica e molto, molto lontana da noi, eppure ho letto di donne che si sono volontariamente fatte amputare l’ultimo dito del piede per poter meglio indossare scarpe con i tacchi.
    Bellissimo articolo, comunque 🙂

  2. Veronica Tosetti

    3 gennaio

    Quella di farsi amputare il mignolino non la sapevo e mi inquieta assai. Oltretutto si tratta di un’auto-amputazione, ha pure l’aggravante…
    Grazie Chiara ! 🙂

  3. Paolo

    4 gennaio

    comunque Cenerentola era già alla nascita “elevata socialmente”, dato che era ricca di famiglia..poi è stata privata dei suoi averi e costretta al servaggio

  4. Veronica Tosetti

    5 gennaio

    Hai ragione Paolo, per semplificazione non l’ho aggiunto alla premessa dell’articolo. Grazie!

  5. michele

    6 settembre

    Ho 50 anni e sono capitato per caso stamattina su questo post, perchè ne cercavo uno sull’argomento dove potermi sfogare per l’umiliazione appena patita (almeno io l’ho vissuta così).Nessuno ti può capire più di me, ma per la ragione diametralmente opposta: i piedi piccolissimi.Sin da piccolo ho avuto questo terribile complesso che via via che crescevo si è acuito.Sempre attentissimo a nascondere i piedi, bugie a ripetizione quando rispondevo alle domande sul mio numero, che soprattutto le donne mi rivolgevano quando lo sguardo gli capitava sulle mie scarpe, sempre almeno 3 numeri più grandi( tranne se c’era un miracolo ed erano due)o soprattutto sui sui piedi nudi e qui ero senza difese, ma tenevo duro sulla mia bugia. Una sola volta, ho preso coraggio e sono entrato in un negozio per bambini, ma le risate delle commesse mi hanno impedito di ripetere l’esperimento. Stamattina un mio collaboratore che ha l’hobby del calzolaio, incredibile!, mi ha voluto prendere le misure del piede per regalarmi un paio di scarpe fatte da lui.Sinora ero riuscito ad evitare ma stamane non avevo scuse e mi ha incastrato e questo alla presenza di due giovani colleghe. Mi ha fatto posare il piede su un cartoncino, ha tracciato il contorno del piede e poi con um metro speciale sda calzolaio ha misurato l’impronta e con enorme, sua!, sorpresa mi dice: ma lei ha il 37 e anche scarso. Io ho cercato di difendermi facendo vedere il numero sotto l’altra scarpa e lui affondando il dito sulla punta mi fa: ma qui è tutto vuoto, mancano almeno tre dita. Le mie colleghe si sono sbellicate dalle risate ed una ha voluto a tutti i costi che provassi le sue ballerine 41: dietro il tallone entravano tre dita della mano e rimaneva ancora un po di spazio.Che dire,che vergogna.Ah, dimenticavo, non sono un nanerottolo, sono 1,72

  6. […] su Cenerentola e dintorni: Al lavoro, Cenerella! – Immaginari duri a morire vs. Angela Carter Le dimensioni contano: Cenerentole vs. Bigfoot // (function(g,d,id){ upCloo = g.upCloo || []; upCloo.push( { "permalink" : […]

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.