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La pioggia di rane: una spiegazione semplice delle...

La pioggia di rane: una spiegazione semplice delle fobie umane

di Valeria F. o Gynepraio

ATTENZIONE: QUESTO POST CONTIENE ARGOMENTI SENSIBILI E FOTO DI TOPI.

Le fobie non guardano in faccia nessuno: freddi ed emotivi, forti e deboli, coraggiosi e cagasotto, scriteriati e timorati di dio.
Ma la mia esperienza m’insegna che il genere femminile è quello più colpito dalle fobie. Conosco donne che partoriscono senza analgesici, si gettano dal paracadute, girano il mondo da sole, picchiano gli scippatori. Queste donne sono le stesse che non guardano i pesci rossi, non toccano la carne di vitello, odiano le bambole di porcellana e temono che si verifichi la pioggia di rane di Magnolia.
Per capirne di più, mi serviva una consulenza professionale: così, dopo lunghe e numerose insistenze sono riuscita a reclutare una giovane e abile psicologa.

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Vi risparmio la parte in cui la invito a invito a casa, facciamo la solita rassegna stampa di chi-sta-uscendo-con-chi, prendiamo il tè con i biscotti e inveiamo contro i tagli operati dal governo alla ricerca e all’imprenditoria femminile. Partiamo subito con l’intervista.

D. Dunque, fuori l’interpretazione delle fobie più comuni, che me ne hanno chieste almeno venti. (Gynepraio estrae un post-it fluorescente tutto scarabocchiato)
Cattive notizie, mi spiace. Non esistono interpretazioni univoche delle fobie, neanche delle più comuni. Quindi, se questa intervista è un becero escamotage per farti spiegare la tua paura delle rane, cadi male (Enrica fa per posare il biscotto e alzarsi).

D. Nooooooo (Gynepraio si getta a terra simulando dolori al petto e accessi di pianto).
Piantala di fare cinema. Diciamo che possiamo fare dei macrogruppi di fobie, accomunate da un’origine simile.

D. Forza, sentiamo.
topoIl primo gruppo, sono le zoofobie: insetti, uccelli, roditori, rettili… Compaiono intorno ai 6-7 anni e sono spesso scatenate da traumi come l’incontro con un cane aggressivo oppure direttamente trasmesse dai genitori. Hanno un’incidenza soprattutto femminile (75-90%) e si tende a considerare alcune di esse come “ancestrali”: di fatto, gli uomini si sono sempre guardati dagli animali velenosi come i serpenti e ragni.
Abbiamo poi la paura del sangue, delle iniezioni, del dentista, delle pratiche invasive in generale. Con una particolarità: mentre le altre fobie provocano forti reazioni e scariche di adrenalina, queste fobie spesso provocano l’abbassamento della pressione e, nell’’80% dei casi, lo svenimento. Anche queste, sono femminili (55-70% dei casi) e moooolto ereditarie. Direi che questi due primi gruppi di fobie sono abbastanza gestibili e interferiscono limitatamente con la vita di chi ne soffre. A meno che tu non voglia lavorare in uno zoo, diventare chirurgo o assistente alla poltrona, ecco.
Il terzo gruppo, sono le fobie ambientali: temporali, tuoni, buio, acqua. Sono talvolta invalidanti e generano angoscia, terrore, fuga, senso di insicurezza, bisogno di protezione. Sono spesso legate a momenti traumatici dell’infanzia, cui non è corrisposta sufficiente conforto e rassicurazione da parte dei genitori.
L’ultima famiglia sono le fobie situazionali: la paura di volare, guidare, attraversare i ponti, prendere l’ascensore, nuotare. Il fil rouge che le accomuna è la paura di perdere il controllo -proprio o altrui- o di sentirsi intrappolati. Le esperienze passate hanno un ruolo importante, perché spesso queste fobie sono conseguenza di eventi reali o simbolici: ad esempio, un incidente automobilistico, un allarme antincendio scattato in un cinema, un tuffo finito male. Oppure le turbolenze in aereo, ma non ti dico nulla di nuovo (Gynepraio fa una faccia sprezzante ricordando l’ex che sgranava il SS Rosario durante un atterraggio di fortuna a Genova)

ranaD. Sì, ok, ma le rane?
Ridaje. In realtà esiste un’idea, un desiderio o un impulso inaccettabile che ti suscita paura: questa idea è dentro di te. Ma tu, inconsciamente, sposti la tua paura su un oggetto specifico che sta fuori da te: la rana, nel tuo caso. I topi, nel mio. Il cavallo, nel caso del piccolo Hans. Te lo racconto perché è un caso da manuale: il povero piccino manifesta una forte paura dei cavalli, ma dall’analisi di Freud emerse che era il suo severissimo genitore che temeva. Così, nel tentativo di rimuovere il suo istinto ostile nei confronti del padre e continuare ad amarlo, ha spostato questo impulso verso il cavallo. Molte fobie richiamano un’incapacità di esprimere una volontà diversa da quella dei genitori, di emanciparsi e rendersi psicologicamente indipendenti.

D. Dov’è che inizia il problema? Cioè, quand’è che posso iniziare a preoccuparmi davvero?
Tutto dipende se si tratta di una “nevrosi fobica” o di una “personalità fobica”. Nel primo caso, la persona può convivere con la sua fobia attraverso la fuga, cioè evitando le situazioni a rischio. A volte, si può anche adottare una condotta controfobica e assumere comportamenti sfidanti: non sei tu quella che quest’estate è andata in giro per foreste pluviali infestate da rane? (Gynepraio annuisce con espressione tronfia). Ma quella sei tu, infatti io al Karni Mata non ci sarei entrata manco morta (Gynepraio ride compiaciuta al ricordo dei sacri topi che suggevano latte dalle sacre ciotole).

 

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  Foto di Gynepraio, agosto 2012

 

Comunque, con una nevrosi fobica si può convivere. Più complesso è il caso delle “personalità fobiche”: si tratta di persone che hanno sviluppato un attaccamento resistente alla figura di accudimento (leggi la mamma), spesso iperprotettiva, maturando la convinzione di essere deboli in un mondo irto di pericoli. Nel migliore dei casi, divengono adulti fortemente ansiosi ma in grado di vivere una vita normale. Peggio è se questa visione di sé e del mondo genera forti scompensi e manifestazioni esteriori come attacchi di panico, sensazione di morire, svenire, impazzire.

D. Tra lo stronzo padre di Hans e la mamma iperprotettiva, la famiglia tradizionale non esce benissimo, eh?
Ogni genitore fa quello che può, compatibilmente con le sue conoscenze di pedagogia e con il suo personale bagaglio di fobie. Una delle sfide maggiori della genitorialità è sicuramente quella di non ingenerare fobie o quantomeno di fornire conforto e rassicurazione quando stanno per emergere. Pensa a Maria di Tutti Insieme Appassionatamente che, durante il temporale, conforta i figli del barone Von Trapp: lei aveva capito tutto e non era ancora la loro mamma. (Gynepraio inizia commossa a cantare “My favorite things”)

D. Supponiamo che qualcuno voglia approfondire il tema. Che fare, diceva qualcuno?
Psicoterapia, amica. Che domanda banale.

D. Altri biscotti?
Questa è meglio. Sì, grazie.

 

ragnoQuesto articolo è frutto della mente semplice (e anche un po’ scema, diciamolo) di Gynepraio. Né lei né tantomeno Enrica mirano a convincervi che paure&fobie siano un argomento banale, sul quale ironizzare a cuor leggero. Se vi sentite vittime di una fobia o se volete saperne di più, un percorso di psicoterapia rimane la soluzione migliore.

 

Enrica Locati è iscritta all’ordine degli Psicologi del Piemonte. Sta per terminare la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino. Ama il balletto, la buona cucina e la montagna; non apprezza i topi.
Riccardo Faccini ha realizzato le illustrazioni che vedete. Lo potete seguire qui o contattare all’indirizzo ric783@hotmail.it

Bibliografia
A.Ellis (1962), Ragione ed emozione in psicoterapia, trad.it. Astrolabio, Roma, 1989.
Beck A. T. e Emery G. (1988), L’asia e le fobie, Astrolabio, Roma.
La tecnica della psicoanalisi. Ossessioni e fobie di Sigmund Freud
Psicoanalisi, perché? Di Roger Perron
Che paura!? Dialogo fra un sociologo e uno psicoanalista sulle paure contemporanee Tartaglia Filiberto; Turolla Alberto


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    24 ottobre

    Ho stimato molto questo articolo e mi sono posta due domande:
    1. Non ho mai analizzato la mia fobia dei calvi con la mia psicologa, e ieri ho fatto la seduta di chiusura (non so se mi spiego!)
    2. Solo ieri ho finto di aver paura di una falena per stimolare l’istinto protettivo di uno. Ha funzionato, peraltro.
    Quale sarà il senso di questo comportamenti?
    Perché mi fa impressione il cuoio capelluto esposto, ma solo se è troppo vicino alla mia faccia?
    Come hai fatto ad esporti alle rane con tale serenità?

  2. Paolo1984

    24 ottobre

    io da piccolo ho avuto un “incontro” con un cane aggresssivo e da allora i cani specie di grossa taglia mi incutono un po’ di timore..non se sono fobico però mi ci tengo alla larga

  3. EstherG

    24 ottobre

    Le mie grandi paure sono due: i ragni e il dentista. Della prima credo che non mi libererò mai, della seconda forse. Facendomi forza mi sono messa l’apparecchio a 28 anni (le mascherine trasparenti, non avrei mai sopportato dei ferri in bocca) ma tuttora l’idea di aprire la bocca davanti la dentista non mi va proprio giù. Vorrei tanto sapere da dove proviene la mia fobia.

  4. Simona

    25 ottobre

    Credo di avere la incintofobia,a parte quella per gli insetti, per cui provo anche molta tenerezza.
    Avete dimenticato i tetrafobici!

  5. enrica locati

    30 ottobre

    Per capire il perchè di una fobia bisogna andare all’origine, e per fare questo l’unico modo io ritengo sia una psicoterapia.
    Non sarebbe eticamente corretto dare risposte semplici e riduttive a domande che semplici non sono.
    Per ulteriori informazioni potete contattarmi all’indirizzo mail enrica.locati@libero.it
    Dott.ssa Enrica Locati

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