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La moda ai tempi del colera. Quinta puntata: il tr...

La moda ai tempi del colera. Quinta puntata: il trucco glitter (bling bling special edition)

e104cc2b98dac6b636c08001c584fe8eCome stabilito in separata sede, c’è chi non si trucca e chi invece ama truccarsi. In quest’ultimo gruppo ci sono quell* che, come me, hanno sviluppato fin da piccol* una vera passione per il trucco, arrivando anche ad intascarsi il rossetto color ciclamino allegato al Confidenze della zia e sfoggiandolo nelle occasioni più mondane, come ad esempio andare nell’orto con la già citata zia oppure lasciarne l’impronta su strappi di Scottex casa, baciandoli a stampo fingendo che fossero “lettere da mandare ai nostri fan” (cara S., scusa se ho appena raccontato questa cosa al mondo, ma era troppo bella per tenerla per me. Tu comunque sei libera di negare tutto).

Se una bambina con il rossetto o un po’ di smalto sulle unghie può suscitare tenerezza [1], la musica cambia con la preadolescenza, quando la voglia di truccarsi viene ostacolata e malvista, suppongo in un tentativo degli adulti di prolungare l’infanzia dei figli, arginando per qualche tempo l’adolescenza che inizia a farsi sentire.

Si entra così in un limbo di trucchi “acqua e sapone”, di burrocacao colorati (come il mitico Pearl and Shine o il vintage Labello Rosa) o di elaborate manicure su cui sfogare il proprio desiderio di truccarsi: secondo le mie (limitate) osservazioni, lo smalto è forse il tipo di trucco considerato accettabile anche su una ragazzina di dieci- undici anni, anche se commenti stupidi tipo “Ma ti sei martellata le dita?” o “Ti sanguinano le unghie” sono dietro l’angolo. Ho anche sentito di compagne di classe costrette alla levatura di smalto coatta perché “vengono a pranzo i nonni e non sia mai che ti vedano con quelle unghie, sai che a loro lo smalto non piace” [2].

Ricordo le medie come una terra di nessuno fatta di mascara blu o trasparente (che in realtà era gel per le sopracciglia, ma sono sottigliezze), lucidalabbra Deborah dai gusti fruttati, matite nere sulla palpebra inferiore che facevano sembrare gli occhi grandi quanto una lenticchia e agognate trousse Angel o Devil di Pupa. So di compagne vittime di severi divieti e solenni cazziatoni, ed anche se mia madre non mi ha mai vietato di truccarmi (anche per evitare che lo facessi di nascosto o usassi prodotti raccattati chissà dove), anch’io mi sono trovata a dover aggirare proibizioni imposte da altri, ad esempio quando ero ospite da mia nonna (ed infatti credo che sua figlia, la zia del Confidenze, non si sia mai truccata in vita sua) o amiche con genitori meno permissivi.

Per nostra fortuna, ci venne incontro la moda: alla fine del millennio scorso scoppiò una bomba glitter che ci travolse tutt*, nessuno escluso: i brillantini erano ovunque, dalle profumerie al Cioè. Ora, c’è qualcuno che non ama i brillantini? Se esiste, si tratta sicuramente di una persona grama di cui non fidarsi. Anche la più bacchettona delle madri non può che sorridere dinanzi a un po’ di glitter sugli zigomi. In caso contrario, la via d’uscita è semplice: “Ma non è trucco, sono solo brillantini!”. Questa interessante forma di autocensura fece sì che per un’estate intera, io e la mia amica S. (sempre quella di prima, ciao S.!) riuscissimo ad aggirare il divieto, uscendo di casa senza un filo di trucco (inteso come mascara, ombretto o matita), ma con quintali di glitter addosso, tanto che un tipo ci apostrofò con la seguente frase, entrata negli annali: “Ma cosa siete, due stelle comete?!” (complimento della vita, IMHO).

Ma ricordo anche episodi meno allegri, come ad esempio la volta che decisi di spalmarmi generosamente di glitter blu notte, che seppur bellissimi nella loro scatolina, su di me crearono un effetto che definirei “è ora di farsi la barba”; o ancora, l’annoso problema di come rimuovere gli adorati brillantini, che continuavo a trovare su ogni cuscino e asciugamano per giorni, anche dopo aver tentato qualsiasi struccante. Questo, insieme alla tendenza del glitter in gel a restringersi nella sua confezione diminuendo di volume, mi porta a credere che le allegre scagliette fossero anche radioattive. A prescindere dai possibili “ingredienti segreti”, il glitter per me ha rappresentato la transizione fra l’assenza di trucco e l’approdo a cosmetici più tradizionali, e continuo ad amare ed essere attratta da qualsiasi cosa vagamente sbrilluccicante anche se sono anni che non ne faccio uso perché, ça va sans dire, il glitter crea dipendenza (a testimoniarlo, una foto delle mie meravigliose scarpe magggiche).

glitter

Un’altra cosa che è rimasta invariata, nonostante il numero dei miei anni sia nel frattempo raddoppiato, è la simpatica tendenza della gente a fare commenti non richiesti sul mio make-up. Fra le cose che mi sono sentita dire ci sono “Mi sembri uscita da un film muto” (altro complimento della vita, anche se dubito che l’intento fosse questo), “Ma quanto sei truccata!”, “Leva tutto ‘sto nero” o “Dove va questa suicide girl [pronunciato suiciaid ghirl]?”. Spesso, specie se si tratta di persone con cui sarebbe problematico discutere o che non posso mandare al diavolo, lascio perdere o uso una variazione di “Fatti i cazzi tuoi”, ma mi piacerebbe invece travolgerli tutti con una marea di brillantini iridati. Se non altro, avrebbero la bocca troppo piena di glitter per dire stronzate.

[1] Mi riferisco ad episodi occasionali, non a bambine che vengono truccate spesso e volentieri, cosa che personalmente considero inquietante.

[2] Ho anche sentito ragioni tipo “Lo smalto rosso è volgare” o “da donnacce”. Commentate voi.


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  1. Jennifer

    29 novembre

    <3

  2. MARA

    6 gennaio

    anch’io non potevo mettermi lo smalto rosso per le succitate ragioni.tutt’ora che ho passato la trentina quando vado dai miei se ho lo smalto rosso mi aspetto una solenne cazziata (che naturalmente non arriva)

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