Crea sito

Le parole per parlare di femminicidio

Avevamo bisogno di questo libro? La risposta più onesta che posso darvi è un sì seguito da svariati punti esclamativi.
“L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!), uscito la scorsa settimana per Idòla di Laterza, è andato a colmare un vuoto del quale personalmente avevo notato da un po’ l’esistenza, certa di non essere stata l’unica. A mancarci era un libro che spiegasse con chiarezza il concetto di femminicidio, e che lo facesse in modo sintetico, chiaro, ancorato a dati empirici, ma non per questo arido nello stile. Loredana Lipperini e Michela Murgia sono riuscite nell’impresa, offrendoci un volumetto che vale la pena di essere letto indipendentemente che siate già informat* sul tema del femminicidio, sia che non ne sappiate granché o vi sentiate scettic* a tal proposito.

24384883_8217-ho-uccisa-perche-8217-8217-amavo-ci-siamo-0Nello stile dei precedenti lavori di Loredana Lipperini sulla questione femminile, “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) giustappone l’analisi di dati quantitativi e l’interpretazione di una gran varietà di prodotti culturali in cui trovano spazio dei femminicidi. Si va classici romanzi ottocenteschi, all’opera lirica, passando per articoli di cronaca nera e canzoni pop. L’intento è quello di mostrare come certi tipi di crimini siano inscritti nel nostro immaginario culturale in un modo che, in quanto donne, ci penalizza e danneggia fortemente.

Questo è un libro, che dal mio punto di vista, ha un gran numero di pregi.
In prima battuta, offre pronte e puntuali risposte a molte critiche che sono state sollevate nel corso degli ultimi mesi all’idea stessa che esista la cosa chiamata femminicidio. Per questo, credo che sia un’ottima base per chi volesse armarsi di dati ed esempi per affrontare discussioni su questo tema, oltre che un valido dono per i più ostinati oppositori dell’uso di questa parola.

“L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) costituisce inoltre una gran fonte di spunti ed esempi positivi per chi voglia lanciarsi in quell'”impresa” che è scrivere come si deve di temi che per qualcuno possono essere molto difficili, soprattutto alla luce di una mancata esposizione a certi linguaggi e tematiche, che troviamo invece molto articolate all’interno del dibattito femminista.

Un ulteriore elemento che mi ha fatto amare questo agile volumetto è l’enfasi posta sull’importanza e la dignità che va attribuita alle parole, e alla parola femminicidio in particolar modo. Il titolo stesso del libro costituisce un esempio di riappropriazione e di richiamo al rispetto delle parole, che di sovente, quando si parla di femminicidi, vengono piegate e storpiate in un reirato tentativo di giustificazione delle azioni del carnefice. “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) mi è parso, in tal senso, un passo ulteriore in un’opera che le due autrici stanno portando avanti da tempo, nel tentativo di restituire dignità e a dare visibilità a due grandi “rimossi” nell’immaginario culturale italiano, ovvero la morte delle donne (nel caso di alcuni lavori di Michela Murgia) e il peso della cura dei bambini, dei malati e degli anziani sulle spalle delle donne delle nostre famiglie (negli ultimi lavori di Loredana Lipperini).

Insomma, un gran bel libro di cui si sentiva il bisogno.

Articoli correlati:
Letture femministe che non vi faranno voglia di prendervi a martellate le dita (o: vogliamoci bene imparando qualcosa di utile)
Parola di donna, un’ora al Salone del Libro

(immagine via teinteresa.es)


RELATED POST

  1. Chiara b.

    22 aprile

    Sono appena tornata dalla presentazione del libro, che si è tenuta nello scenario piacevolissimo della libreria-caffè Giufà (a San Lorenzo a Roma). Michela Murgia e Loredana Lipperini hanno fatto un uso delle parole così misurato, potente e preciso da avermi portata a formulare più e più volte, durante l’incontro, la tua domanda e la tua risposta, Margherita: “ne avevamo bisogno? Sì, con mille punti esclamativi, sì”.
    Grazie della segnalazione, come sempre puntualissima =)

  2. Paolo1984

    23 aprile

    ovviamente il linguaggio e le finalità di un romanzo sono diverse da quelle di un articolo di giornale e le aurici ne sono ben consapevoli

  3. Margherita Ferrari

    24 aprile

    non capisco a cosa tu ti stia riferendo di preciso

  4. […] violenza: – Come vestirsi per non essere aggredite (Un tributo alle Slutwalkers) di Chiara Puntil – Le parole per parlare di femminicidio di Margherita Ferrari – Gli uomini non ti proteggono più di Margherita Ferrari – Cavare gli occhi […]

  5. […] quest’anno è dedicata proprio a loro. Mai come quest’anno è doveroso soffermarci sul termine femminicidio: la parola nasce dai movimenti di donne sudamericani per poi approdare in Italia grazie ai centri […]

  6. […] erotico”, ha ricordato Grasso in occasione di un convegno sulla convenzione di Istanbul e sul femminicidio, “In ogni sito di informazione del mondo abbiamo avuto video e gallerie fotografiche, […]

  7. […] avervi raccontato quanto mi è piaciuto “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) di Loredana Lipperini e Michela Murgia, quest’oggi vi segnalo dunque una piccola selezione di […]

  8. […] cronaca italiano. Come hanno magistralmente osservato Loredana Lipperini e Michela Murgia nel libro “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!), vale la pena di soffermarsi sul modo in cui vengono riportate le notizie che riguardano violenze e […]

  9. […] temi principali su cui verterà la manifestazione saranno la violenza e i femminicidi, le questioni sanitarie (diritto alla sanità, obiezione di coscienza) e quelle riguardanti donne e […]

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.