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Se l’ignoranza non è un delitto…

Se l’ignoranza non è un delitto…

…difenderla con protervia lo è.

Ho sempre pensato che in Italia negli ultimi anni abbiamo assistito alla degenerazione dell’intelligenza collettiva: gli ignoranti sono rimasti gli stessi, solo che una volta si vergognavano di esserlo ora si sentono autorizzati a difendere a spada tratta le loro quattro idee (a cui molto sono affezionati). Ed è parecchio tempo che sento l’urgenza di una riaffermazione del pensiero, di una rivendicazione d’importanza da parte dell’élite colta del paese, che dovrebbe pesare di più nella creazione del “disegno culturale” italiano. E invece da anni il livello si abbassa sempre di più: anche chi è intellettualmente più preparato si lascia andare al plauso del pubblico adeguando al ribasso le sue performances. Intellettuale è un termine che crea imbarazzo quasi quanto politico, critico, pensatore. Si demonizza la ricerca pura, si demonizza la riflessione quasi fosse un inutile spreco di tempo produttivo, si demonizza anche l’utilizzo dell’intelligenza per problematizzare la realtà. La realtà è così, va accettata, ci si deve adeguare e cercare di starci in mezzo col maggior beneficio personale possibile. Fabio Fazio non è un genio, anzi rappresenta, per certi versi, il prodotto mediatico perfetto di quest’epoca: abbastanza innocuo da non far danno risvegliando le menti assonnate, abbastanza “intelligente” da piacere agli intellettuali. Crozza è un derivato più raffinato ma sempre piuttosto edulcorato e in Italia non abbiamo una satira pungente dai tempi d’oro di Luttazzi e di Guzzanti (avete mai notato che quasi tutti coloro che fanno della buona satira hanno molte Z nel cognome? Torno seria). Perché questa lunga premessa? Perché l’indecente spettacolo andato in scena durante la serata di apertura del festival di San Remo è stato etichettato sbrigativamente come il prodotto di alcuni sciocchi facinorosi, ma non è così. Forse in sala all’Ariston gli ignoranti dalla voce grossa erano pochi e “arginabili”, ma le loro parole, sputacchiate sbraitando, rappresentano in realtà una buona parte dell’opinione comune. “Niente politica a San Remo”: non è la frase perfetta per il bancone di uno qualsiasi dei nostri bar? Per la sovraffollata carrozza di un treno pendolari? Per la sala d’aspetto del medico? “Fai propaganda”: non è quello che buona parte degli italiani pensa dei nostri comici, dei vignettisti, degli autori satirici? Questo è diventato il pensiero dominante e ciò è avvenuto principalmente perché nessuno si è preso l’incomodo di spiegare alle persone la differenza fra satira e propaganda, la distinzione fra comicità e comizio (anche se iniziano con le stesse lettere). Contemporaneamente i politici hanno smesso di tenere comizi e si sono dati alle barzellette ed i comici non fanno più ridere ma lanciano anatemi dalle piazze. In tutto questo gli unici ad aver mantenuto una loro coerenza sono i membri delle élite, quelle sì ben rivendicate, delle chiesa: lanciano anatemi da 2000 anni, anche se forse ora la cosa li sta portando all’esaurimento nervoso. Le famiglie hanno prima delegato completamente la responsabilità educativa alle scuole, poi hanno screditato chi nelle scuole lavora creando il cortocircuito perfetto. Il numero “sconvolgente” di Crozza consisteva in una canzoncina dai tratti al limite del banale che, senza alcun tipo d’inserzione critica originale, dipingeva con pennellate vivaci quello che è sotto gli occhi di tutti. Non ha sollevato alcun velo, ma ha cantato quello che tutti vediamo giorno dopo giorno ed è stato tacciato di fare propaganda. Come se una persona vedesse il cuoco di un ristorante servire cibo con i vermi e i clienti, dopo aver visto la stessa cosa, inorridissero nel momento in cui il fatto fosse esplicitato in burletta. Il re è nudo, la gente lo sa e in parte ne ride, ma se il giullare lo dichiara scatta la difesa contro la “propaganda”. Mi piacerebbe chiedere a queste persone se sanno che cosa significhi il termine propaganda e se hanno coscienza del fatto che il termine “propaganda” in sè non ha alcuna connotazione negativa. Dittatura è negativo, censura è negativo, ideologia unica è negativo, ma politica, propaganda, dibattito, confronto non hanno nulla di negativo. Nemmeno la satira.

E allora mi viene da fare un appello ai pochi coraggiosi membri del vizioso circolo del pensiero critico: parlate, prendete posizione, create frizione, siate pignoli, esprimete al meglio della forma il meglio del vostro pensiero, abbiate il coraggio di assumervi l’ingrato compito dell’educazione, il denigrato ruolo dell’élite. Parlate, scrivete, cantate, dipingete, fotografate la triste situazione in cui siamo precipitati e incitate le menti alla rivolta. Serve una rivoluzione culturale, a colpi di penna e di voce, servono punti di riferimento e maestri umili capaci di spiegare con termini chiari che questa non deve essere la realtà, che la vita non è un gioco al ribasso alla ricerca dell’applauso, perché se la volgarità dell’ignoranza è riuscita ad entrare nell’inamidato e sonnolento Ariston, culla della moderazione e del buon senso decoroso a tutti i patti… siamo a un passo dal baratro.


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  1. Ilaria m

    13 Febbraio

    Solo un complimento: credo che voi ragazze di Soft Revolution portiate avanti la rivoluzione culturale di cui parli. A colpi di post!

  2. Caterina Bonetti

    13 Febbraio

    Grazie mille…troppo buona!

  3. Simone b.

    13 Febbraio

    Proprio vero, quando c’era Lui si stava meglio.

  4. giovanni nazzari

    13 Febbraio

    analisi veramente eccezionale. se l’ho capita io che non ho studiato, la capiscono, o dovrebbero capirla tutti.

  5. versleciel

    13 Febbraio

    non sparate sugli ingoranti, non è un delitto.

  6. andrea

    13 Febbraio

    Parole sante

  7. Marta Conte

    13 Febbraio

    Bellissimo post Caterina, ben fatto!

  8. Nicolò

    14 Febbraio

    Adoro il tuo piglio, Caterina, e ne condivido i contenuti!

  9. M

    15 Febbraio

    Molto bello il post, però si scrive Sanremo quando si parla del Festival e non San Remo, che è semplicemente la città.

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