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Tonight I think I’ll walk alone, I’ll ...

Tonight I think I’ll walk alone, I’ll find my soul as I go home

La brutta notizia è che hai un problema
La bella notizia è che questa è la stagione giusta per fartelo passare.
La bella notizia è che tutto quello che ti serve per scrollarti di dosso un’incazzatura, della tristezza incombente, un problema di cui non vedi la soluzione sono un paio di piedi, scarpe che reggano il freddo, musica cacofonica ad alto volume e un percorso che da un punto a vada ad un punto b ove camminare come un’invasata finché tutto quello che ti assilla, comprime ed angustia non sarà evaporato via come il sudore là sotto il maglione di lana.
Suderai, mettilo in conto. E probabilmente sembrerai pazza furiosa agli astanti. Ma fa parte del gioco. Per cui se è giorno, qualsiasi sia il clima, usa un paio di occhiali da sole. Se è sera ed è buio usa gli occhiali da sole solo se vuoi sembrare veramente pazza.
La prima cosa sono scarpe che reggano le intemperie. Se no il processo catartico finisce in fretta causa piedi gelati, e i piedi gelati sono un ottimo motivo per cui disperarsi per davvero.
Questa è la stagione migliore per utilizzare il rimedio della camminata incalzante perché il freddo che sferza la faccia fa un gran bene. Il microclima caldo che si formerà sotto il cappotto fa un gran bene. Il caldo tepore che ti accoglierà una volta varcata la soglia di casa fa un gran bene. il sonno derivato dalla camminata è niente di meno che il sonno dei giusti, otto ore di sano sonno da spossatezza inarrestabile e ciao ciao a tutti.
Niente borse, niente ombrelli, niente ingombi: porta con te solo le chiavi di casa e qualcosa che emetta musica. Se la camminata viene “applicata” di ritorno da uffici/università/case di parenti in seguito a furiosi litigi probabilmente sei così incazzata per cui nemmeno un trolley ti potrebbe intralciare, per cui va comunque bene così.
Il percorso ideale dura una ventina di minuti, il tempo di tre-quattro canzoni e di un sano fiatone da affatticamento. Ovviamente se si vuole arrivare al sonno dei giusti a seconda della resistenza fisica servono più di venti minuti (e beati voi se è così, se vi servono più di venti minuti per farvi sentire stanchi morti)
Esci di casa pensando “non me ne frega niente di nulla, non me ne frega niente di veramente nulla e nulla me ne frega”, accendi il lettore mp3. La playlist, ça va san dire, è fondamentale. Non azionare la funzione “random” perché potrebbe sempre uscire la canzone che ti fa mettere a piangere, la canzone che ti ricorda la tua infazia, la canzone mollacciona che ti fa venire sonno e dimenticare il tuo proposito di camminare. Ad esempio, la canzone che dà il titolo a questo post è una canzone veramente deliziosa, ma assolutamente inadatta a questa camminata.
Parti con qualcosa di aggressivo per convincerti che camminare è una buona idea, e fai il primo passo. Inizia subito a camminare veloce, a passo spedito, enfatizzando ogni singolo momento. Che tanto non ti interessa sembrare folle e comunque hai altro a cui pensare. Tipo seguire il ritmo della musica che hai scelto. Non iniziare subito con il massimo della velocità che sai di poter dispensare perché la strada da fare è tanta. Ipotizziamo un chilometro, che in una ventina di minuti a passo spedito è fattibilissimo, che ti porti da un punto a ad un punto b levandoti di dosso ogni rimasuglio di problema.

L’accurata immagine prodotta con paintbrush illustra come la camminata dal punto a al punto b possa non essere  altro che uscire di casa/tornare a casa.
Canta nella tua testa ad alta, altissima voce (again: se vuoi anche effettivamente cantare, tieni conto che potresti sembrare un po’ più enfatica di quello che volevi mettere in conto). L’ideale sono canzoni che abbiano un coro, così che tu possa perderti nelle voci dello stesso. Tipo questa: “rabbiosa” al punto giusto, ha un coro, va in crescendo e urla cose che apparentemente non hanno alcun senso.
Ingranata la marcia, è tempo di salire ancora e poi iniziare a scendere. Canzone di mezzo deve essere il climax delle forza fisica che puoi mettere nella camminata, il momento in cui il tuo problema farà puff! come neve al sole, dissolto sotto le suole delle tue scarpe. Questa, magari? Urla anche “nutri il mio ego”, il che va benissimo se vogliamo dare alla camminata anche una sfumatura di autocommiserazione che non guasta mai.

Superati questi altri 7 minuti siamo a quota 11-12 minuti complessivi, è arrivato il momento di rallentare il passo e scegliere qualcosa di enfatico (ma non eccessivamente lento) che ti riaccompagni a casa.  Rallenta il passo, e mentre rimurgini sul problema che forse non è poi così grande ma forse anche si ma anche sticazzi siamo a un paio di gradi sotto zero ho freddo e devo fare pipì, tira fuori dalle tasche le  mani precedentemente guantate e mentre i piedi si prendono un po’ di riposo da tutto quel furioso camminare,  dà retta alla musica con quelle.
Concediti questi ultimi minuti. Assaporali, uno da uno, mentre rincasi e probabilmente il tal problema è ancora lì ma per 20, incantevoli minuti è stato relegato in uno spazio fra i tuoi piedi e il suolo gelato.
Doccia, tisana, a dormire. Che domani è un altro giorno.

La prima e l’ultima illustrazione sono di Francesca Romano.


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  1. Marta Conte

    22 gennaio

    Splendido articolo, splendide illustrazioni!

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