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Una lista noiosa di cose (che ritengo) noiose

Una lista noiosa di cose (che ritengo) noiose

 Sono il tipo di persona che viene puntualmente colta da passioni improvvise e altrettanto improvvisa noia. Sbuffo, soffro, mi stufo, annuncio “Mi annoio!”, rinnego quel che fino a cinque minuti prima era l’oggetto della mia incondizionata adorazione. Mi annoio. Mi annoio. Mi annoio.
Per ovviare al problema, tendo a circondarmi di cose noiose. Maglie a righe, vestiti neri, penne nere, occhiali neri, quaderni neri, anelli neri, matita nera: se una cosa è già monotona a prescindere, è difficile che poi mi stufi. Ovviamente ci sono alcune eccezioni, ma ognuna di esse si perde nel lungo elenco dei casi di noia fulminea. Voglio ricordare, ad esempio e monito, il triste caso del quaderno “gatti brutti su sfondo giallo”: si tratta di un quaderno come tanti altri, a righe, formato A5, con un elastico giallo e in copertina, appunto, una fantasia di gatti brutti su sfondo giallo. Quando lo vidi, fui presa dalla smania di impossessarmene: non c’era scusa che tenesse, doveva essere mio! Oggi quel quaderno giace abbandonato sopra al frigorifero e funge da triste registro delle spese, zeppo di ricevute di pagamento di bollette e scontrini della spesa. Mi dispiace, gatti brutti: it’s not you, it’s me.


Nonostante tutti i miei accorgimenti anti-noia, capita che alle volte cose incredibilmente tediose sfuggano al mio radar e si insinuino nella mia vita: per evitare che altri ignari ne vengano colpiti, propongo una piccola lista del mio personale non plus ultra della noia.

  • I Figli della Mezzanotte (Salman Rushdie)

la faccia saccente di salman rushdieIl libro narra la storia di Saleem Sinai, nato allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, giorno di indipendenza dell’India, nonché fatto che lo lega indissolubilmente alla storia e alle vicende del suo paese. Ricordo che lo acquistai durante un piovosissimo sabato pomeriggio di maggio; ricordo il mio stato d’animo malmostoso, probabilmente responsabile di questo sprovveduto acquisto: I Figli della Mezzanotte è quanto di più noioso io abbia mai letto nei miei venticinque anni di vita. Eppure, obietterà qualcuno, il libro ha vinto non solo il Booker Prize, ma anche il “Booker of Bookers”: è cioè il migliore fra tutti i vincitori del Booker Prize. Non sarà poi così male! No, è anche peggio. Rushdie, a mio parere, ha un modo di scrivere verboso, saccente, esageratamente ricco e articolato. Impiega mezzo capitolo al fine di descrivere minuziosamente la pubblicità del dentifricio che il protagonista vedeva nel tragitto casa-scuola quando aveva dieci anni, una descrizione necessaria a giustificare il fatto che 500 pagine dopo, quando si trova nella giungla, il suo inconscio se ne esce con un incubo che nulla ha a che vedere con il dentifricio, ma gli fa ripensare a qui giorni andati, nonostante tutto ciò sia del tutto irrilevante ai fini della vicenda (se quest’ultimo periodo vi sembra verboso, sappiate che è “acqua fresca” in confronto al libro). Potrei aver confuso i dettagli, ma mi vengono i nervi solo a ripensarci. Aggiungo anche che, nonostante legga abbastanza velocemente, non sono riuscita a finirlo in un’estate intera; l’ho ripreso in mano un anno dopo, quando ero talmente annoiata che anche il prospetto de I Figli della Mezzanotte sembrava interessante. Ingenuamente, pensavo che forse il finale sarebbe stato talmente bello da giustificare il tedio: no, non lo giustifica, ma anzi mi ha portato a pensare che la querela da parte di Indira Gandhi sia stata motivata non dal contenuto dei libro, ma bensì dalla sua arzigogolata e soporifera prosa.

  • The Shawshank Redemption (aka Le ali della libertà)

The Shawshank Redemption non è un film noioso. O forse sì, non saprei dirlo. Lo è di sicuro se viene proiettato in inglese, senza sottotitoli, e tu in quel momento non sei in grado di capire un film in inglese a meno di non avvalerti dei preziosi “sottotitoli per non udenti”. Diventa ancor più noioso se non l’hai mai visto prima, non hai la più pallida idea della trama o dell’argomento trattato, non puoi andartene o far finta di dormire perché sarebbe uno sgarbo contro chi si è dato la pena di organizzare la proiezione, relegandoti quindi a soffrire in silenzio mentre decine di persone intorno a te annuiscono convinte, si commuovono, si indignano, si lasciano trasportare dalla vicenda, e a te non resta altro da fare che dissimulare la noia per centoquarantadue interminabili minuti.

  • Le lezioni di conversazione francese

Ho frequentato il liceo linguistico per tre anni. Il programma di francese prevedeva cinque ore (di cui quattro di lezione “normale” e una di conversazione) da svolgersi con un’insegnante di madrelingua. L’insegnante di madrelingua francese esordì con un perentorio “Pas d’italien”, minacciando con un 2 chiunque avesse tentato di parlare in italiano e costringendo le principianti (fra cui io) ad ardimentosi esperimenti linguistici (“la nonnà porte un maglion” con l’accento sulla enne) o al mutismo totale. Non so cosa fosse peggio: la noia di sentire le altre conversare elegantemente in francese mentre io non capivo niente; la noia durante i dettati; la noia durante i video che dovevamo guardare in classe e riassumere a casa, e che io non riassunsi perché capivo poco e niente (gli episodi raccontavano le avventure di due stagisti in un albergo parigino, Françoise e jenesaisquoi, che erano talmente imbranati da far pena anche a me che non capivo niente); il panico di essere interrogata. Questa situazione durò solo un paio di mesi, dopodiché iniziai a masticare abbastanza francese da permettermi di seguire la lezione. Sfortunatamente, comprendere le conversazioni dei video non migliorò affatto la mia opinione dei protagonisti.

  • La maratona del Signore degli Anelli

Mi ero trasferita a Bristol da pochi mesi, avevo molti conoscenti e nessun amico e stavo cercando di ambientarmi alla vita in Inghilterra. Un invito ad una “festa a casa mia, sabato sera” fu come una manna dal cielo, visto che pensavo di stare antipatica a tutti i miei compagni di corso. Si erano solo dimenticati di riferirmi un piccolo particolare.
 Arrivai all’appartamento, immaginando tanta gente, tanta musica, poco cibo e molto alcool. Trovai invece una dozzina scarsa di persone, raccolte a semicerchio in religiosa contemplazione del secondo film del Signore degli Anelli. “No, il Signore degli Anelli no!’, pensai io, che non amo la saga e che avevo già dato nel 2002, sorbendomi il primo film al cinema. Per mia fortuna, ero arrivata a metà film, quindi mancava solo un’ora e mezza alla fine. Appollaiata su un davanzale, finsi interesse, controllando invece i minuti sul timer del lettore DVD a intervalli regolari: ancora 59 minuti… 57…53…
Purtroppo, una volta finito il film, si decise di guardare il successivo; grazie a dio, dopo un paio di minuti lunghi quanto ere geologiche si scelse di fare una pausa. Qualcuno propose di guardare un programma televisivo divertentissimo, proposta che io appoggiai con molto, troppo entusiasmo: il suddetto programma non faceva per niente ridere. Evidentemente, non era destino.


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  1. Paolo1984

    31 agosto

    Se posso consigliarti: Le ali della libertà, è uno dei migliori adattamenti cinematografici di un racconto di Stephen King che siano mai stati fatti. Guardalo in italiano o in originale sottotitolato e leggi la novella da cui è tratto (contenuta in Stagioni Diverse). Non te ne pentirai

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