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Tanorexia, l’accessorio dell’estate 20...

Tanorexia, l’accessorio dell’estate 2012

Ora che non ci sono più le mezze stagioni, e l’effetto serra (o chi per esso) ha scombinato il clima alternando tempeste di neve a caldo torrido e monsoni in modo del tutto imprevedibile, il modo migliore per capire in che stagione siamo (o dovremmo essere) rimane quello di affidarsi al palinsesto TV. Fateci caso: l’estate inizia quando cominciano ad andare in onda repliche di vecchie serie televisive, quando i telegiornali parlano di un delitto come del “giallo dell’estate”, quando appaiono i Simil-Festivalbar, gli nuovi spot della Coca Cola o del cornetto Algida, ma soprattutto, quando vanno in onda le prime pubblicità di prodotti solari.

Credo siano stati esplorati tutti i possibili scenari: modella dall’abbronzatura perfetta che emerge dalle acque cristalline stile Venere di Botticelli, modella in tanga che gioca con il pareo su una spiaggia caraibica, modella bella e intelligente che usa il solare giusto mentre l’amica brutta e scema sembra un’aragosta gigante, bambini rompiballe con protezione 50 che coprono di sabbia il vicino d’ombrellone obeso, appiccicoso e ovviamente di malumore, perché non sapeva che ora c’é anche la crema che non unge…

Se si pensa a quanto l’abbronzatura sia ormai diventata uno status symbol, é quasi sorprendente constatare che in realtà é un fenomeno molto recente, un prodotto del ventesimo secolo, in netta controtendenza con i secoli precedenti, all’insegna della pelle candida. Sin dall’antichità, il pallore fu visto come sinonimo di bellezza ma anche di distinzione e prestigio sociale: la donna benestante non ha bisogno di lavorare per vivere, e a dimostrarlo é proprio la pelle non abbronzata. Per sbiancare la pelle, le donne egiziane, greche e romane ricorsero ad espedienti come bagni nel latte, e per accentuarne ulteriormente il candore, applicavano sul viso polveri o pastelle di diversa origine, contenenti farine, argilla o addirittura cerussa, un preparato a base di biacca, elemento tossico e contenente piombo che si impiega per l’appunto nella preparazione dei pigmenti bianchi. L’amore per la pelle candida è continuato nei secoli: al tempo di Elisabetta I, la pelle doveva essere paragonabile all’alabastro (credo di aver letto da qualche parte che la sovrana era solita accentuare le vene del collo con una matita blu, sottolineando la trasparenza del suo incarnato). Successivamente, oltre ai cosmetici, le donne fecero ricorso anche a cappelli, guanti e parasole per evitare di abbronzarsi.

A rendere l’abbronzatura di moda fu colei che rivoluzionò la moda femminile: Coco Chanel. Pare si fosse scottata durante una crociera, e che al suo ritorno a Parigi, molte donne, ispirate sia da lei che da Josephine Baker, tentarono di emularla, determinando così l’inizio di una nuova moda: l’abbronzatura. Da quel momento in poi, essere abbronzati é percepito come una prerogativa non di coloro che erano costretti, loro malgrado, a lavorare o vivere all’aria aperta, ma, al contrario, di quelle persone sufficientemente ricche da potersi permettere di andare in vacanza.

Con l’avvento dell’abbronzatura, iniziano a diffondersi anche palliativi quali fondotinta e terre, creme solari, prodotti che facilitano l’abbronzatura, ma anche autoabbronzanti, lampade, docce solari e spray tan (che P!nk illustra impietosamente nel video di Stupid Girls). Iniziano a circolare anche protezioni solari sempre più alte, in virtù della consapevolezza che esporsi al sole senza una protezione adeguata può essere nocivo ed avere conseguenze ben peggiori di una “semplice” scottatura, come ad esempio il cancro alla pelle.

Si sta cercando di diffondere questo messaggio – esporsi al sole responsabilmente, evitare le ore più calde, portare sempre una protezione solare – tramite articoli, campagne stampa, disclaimer e quant’altro; esiste una moltitudine di studi scientifici che provano che l’esposizione ai raggi solari, specialmente se incauta, può avere effetti dannosi; le protezioni solari sono facilmente reperibili, ed esistono anche creme idratanti per il viso che hanno già la protezione SPF incorporata (normalmente si tratta di una protezione media, livello 15).

Negli ultimi anni si sta verificando una controtendenza che vede il ritorno all’incarnato latteo, complici forse Dita von Teese, Mad Men, la moda vintage e l’enfasi su epoche passate. Nonostante tutto ciò, quasi tutti abbiamo incontrato personaggi che sembrano essere fatti di cuoio, o che vengono benevolmente soprannominati “Lampados” o “marron glacé” dagli altri avventori della spiaggia, ma credo ci sia sempre la tendenza a pensare al caso isolato di un “fanatico della tintarella” piuttosto che a un disturbo che si sta diffondendo sempre di più. Infatti, si é recentemente sentito molto parlare di tanorexia (contrazione di tan, abbronzatura, e anorexia) ovvero la mania per l’abbronzatura, che porta chi ne é affetto all’esposizione “selvaggia” senza dare troppo peso alle indicazioni e rischi sopracitati.

Ad innescare una discussione/potenziale campagna di sensibilizzazione è stata, involontariamente, la campagna stampa estiva di H&M, che vede la modella Isabeli Fontana posare in bikini.

Le immagini hanno scatenato reazioni forti da parte del pubblico. Medicispecialisti del settore e vittime di tanorexia si sono scagliati contro la campagna, indicandola come una perfetta fonte d’ispirazione per i soggetti a rischio tanorexia: Isabeli Fontana ha infatti un colorito naturale molto più pallido, e per ottenere un’abbronzatura del genere, dovrebbe appunto lasciar perdere ogni precauzione, esponendosi al sole o sottoponendosi a lampade come se non ci fosse un domani. Un anonimo ad Amburgo ha invece voluto sottolineare che, più che abbronzatura selvaggia, quello di H&M é un caso di photoshop selvaggio: la sua idea, semplice ma geniale, é stata di appiccicare sui manifesti la barra strumenti di Photoshop.

A seguito delle polemiche, H&M si è scusata, specificando che il loro unico obiettivo era di pubblicizzare i costumi e certo non di incoraggiare comportamenti poco sani; tuttavia le immagini continuano a circolare nella quasi totale indifferenza. Forse la gente è ormai talmente assuefatta a pubblicità con modelle sempre più magre, toniche, giovani e abbronzate da non trovarci nulla di strano.

Personalmente, credo che la tanorexia attuale non sia poi così lontana dalla biacca dell’eta antica e del Medioevo, o dalle creme sbiancanti che si reperiscono facilmente nel sud est asiatico, o dagli innumerevoli disturbi alimentari di cui siamo a conoscenza: si tratta solo di una fra le tante declinazioni di quel vecchio detto “Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire”. Ma quanto, o quanto poco, é quel poco? Non lo so, ma nel frattempo vado a tappezzare la città di barre strumenti adesive. Care to join me?

Per ulteriori info sulla storia dei cosmetici: http://www.treccani.it/enciclopedia/cosmetici/


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  1. elisa

    3 luglio

    I tuoi pezzi sono quasi sempre i miei preferiti. Yo. Queste pubblicità di Hm comunque sono imbarazzanti, sembra una donna di colore che si è fatta la plastica facciale per avere una fisionomia caucasica. E btw, i costumi fanno cacare.

  2. Chiara Puntil

    3 luglio

    Ti ringrazio!
    Sinceramente questa pubblicità ha parecchi problemi: a parte l’aver reso la modella irriconoscibile e il discorso tanorexia, un mio amico, vedendo un’altra immagine (nello specifico, questa: http://faystyle.com/girls/files/2012/05/Isabeli-Fontana-HM-7.jpg ) ha detto che in un primo momento, i riflessi dell’acqua gli sono sembrati una malattia della pelle. Lui forse esagera, ma se una pubblicità di costumi porta a questo tipo di associazioni, credo che alla H&M dovrebbero farsi qualche domanda!

  3. Marta (n'altra) ù_ù

    6 luglio

    In the long and storied history of the universe, perhaps nothing has come so far and overcome so much as Black. Some have theorized that in the beginning there was only Blackness. And it wasn’t a color.(cit.)

    Bel post, bello bello! 🙂
    Io poi ci normograferei anche. Nero su perlato anomalo e multicolor. Veggo stencil di fatti, vedo sui manifesti ‘le conseguenze dell’esposizione servaggia al sole e alle lampade: sapevatelo!’.
    WHAT THE FACTS!ammunì 🙂
    notte a tutt*

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