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Reduce, Reuse, Recycle, Reinterpret: qualche idea

Reduce, Reuse, Recycle, Reinterpret: qualche idea

Reduce Reuse Recycle (ovvero ridurre, riutilizzare, riciclare) sono le tre R a cui si fa riferimento quando si parla di vivere in un modo più sostenibile e limitare i danni all’ambiente. Visto che questo mese si parla di cicli, butto giù alcune idee, per la maggior parte di facile realizzazione, relative più che altro alla riutilizzazione (e quindi anche alla riduzione dei consumi). Per quanto riguarda il riciclaggio, che sia inteso come differenziata – di denaro, sporcizia o di regali orrendi – preferisco lasciar parlare altri.

VESTITI
Il vostro guardaroba non vi rappresenta più? Siete stufe di portare sempre gli stessi vestiti? Siete state prese, come la sottoscritta, da un raptus incomprensibile e volete disfarvi di quante più cose possibili perché “avete bisogno di spazio”?

Organizzate uno swap-party dove potete scambiare i vostri capi d’abbigliamento per altro. Se volete proprio disfarvene del tutto, cedeteli o vendeteli a conoscenti, oppure servitevi di Ebay (c’è chi si finanzia nuovi acquisti vendendo vecchi capi che non usa più). Donateli ad una banca dei vestiti o a qualche charity shop in zona, o vedete se ci sono posti nei dintorni che in qualche modo riciclano fibre tessili (so che da Intimissimi riciclano reggiseni per farne pannelli insonorizzanti; una conoscente di mia madre una volta raccoglieva vecchie lenzuola e canovacci per farne le suole degli scarpets).

Ci sono poi tutte quelle magliette che ormai non si portano più, ma di cui non ci si può disfare (valore sentimentale, il solito noto): incorniciatele e appendetele al muro. O, ancor più facile, appendetele ad un appendiabiti e appendetele al muro.
Passiamo quindi a tutto ciò che ci “piace ma…”, ossia stampe fantastiche ma tagli sbagliati, brutte giacche ma bottoni bellissimi, eccetera. Disfate e rifate, recuperate quello che potete, trasformate vestiti in gonne e gonne in borse, scucite i bottoni ed usateli per decorare qualcos’altro, o per farci una spilla o una collana. Tutto dipende dall’oggetto di partenza e dall’abilità vostra o di chi per voi si presterebbe a cucire senza estorcervi un patrimonio in cambio.

Se siete amanti del genere, si può tagliare la stoffa dei vestiti in triangoli da appendere a un filo come bandierine; a questo proposito, ricordo la pro loco di un paesino vicino al mio, che aveva chiesto agli abitanti di donare i vestiti smessi, da cui si sono poi ricavate le decorazioni per la sagra di paese senza spendere niente. Più soldi per “il bevi”; meglio di così… Un’idea simile, se avete libero accesso ad un albero, sarebbe tagliare il tessuto a strisce e legarlo ai rami, in stile albero dei desideri.

Infine, non scartiamo a priori i vestiti usati. Molti giustificano il loro snobismo dicendo che i vestiti di seconda mano “sanno di sporco…chissà di chi erano!”. Ebbene, di solito i capi vengono lavati prima di essere messi in vendita, ma se l’igiene del negozio non vi convince, fate fare loro un giro in lavanderia per sicurezza, oppure investite solo in accessori (a detta di molti esperti, gli accessori sono il miglior acquisto vintage che si possa fare, peraltro). Se poi siete mooooolto fortunate e avete parenti, amici o conoscenti generosi, dall’ottimo gusto e dalla taglia simile alla vostra…approfittatene!

LIBRI E RIVISTE

I romanzi che si leggono d’estate, che sappiamo non leggeremo più, o i libri che si hanno in doppia copia, o quelli di cui si potrebbe fare a meno, come per esempio l’ultimo di Bruno Vespa regalatovi da un conoscente incauto, possono essere donati al solito charity shop o a una biblioteca in zona, oppure scambiati per altri libri, organizzando uno scambio oppure lasciandoli in uno dei punti designati per il book crossing, spesso sale d’aspetto o stazioni. Oppure possono essere prestati a persone note per non rendere mai indietro i libri (opzione utile nel caso di pubblicazioni che non v’interessa riavere). Le riviste, specie se hanno copertine a serie limitata o qualche servizio esclusivo, possono essere vendute su Ebay. Se si tratta di pacchi di vecchie riviste o fumetti che avete acquistato per anni e che ora non v’interessa più avere, provate ad organizzare un mercatino (stile car boot sale) con i soliti amici/conoscenti…

ALTRE COSE

I barattoli di latta vuoti possono essere bucati sul fondo ed usati come vasi per piante. Si possono anche fare dei buchi su tutta la superficie e, all’interno, inserire una candelina da tè (per capirci, quelle che vendono all’Ikea in pacchi da 100). Queste ed altre candele si possono anche mettere in barattoli di vetro vuoti, dopo averli lavati ed aver rimosso l’etichetta. Non solo sono molto più sicure dentro il vasetto di vetro, ma è anche più facile spostarle da un posto all’altro. Se volete una luce più soffusa, potete mettere il barattolo con candela accesa dentro un sacchetto di carta (quest’idea funziona particolarmente nel caso in cui vogliate fare “sentieri luminosi”, perché le candele si spengono meno facilmente).
Con i vasetti di vetro vuoti si possono fare tante altre cose: contenere salse e marmellate fatte in casa; conservare spezie, monete, matite o quant’altro; usarli come posacenere o fioriere; riempirli di caramelle o cioccolatini; metterci un fiocco intorno e fare un piccolo regalo a qualcuno….

Un’idea che richiede un po’ più di lavoro, ma comunque interessante, e’ questo scaffale per il tè. Io l’ho visto qui, ma l’idea viene da design*sponge:

Su Reading My Tea Leaves, il blog di Erin, ci sono svariate idee DYI, anche se molto spesso si limita a recuperare oggetti e dar loro un altro ruolo, o un’altra chance. Qui raccoglie vecchie cassette di frutta o da vino per farci una libreria (le foto non sono sue, ma degli annunci Etsy), mentre qui utilizza contenitori scartati da un laboratorio chimico a mo’ di fioriera.

Mi rendo conto che alcuni di questi oggetti non sono sempre accessibili, ma ho notato che quando si comincia a girare in posti tipo charity shop o mercatini delle pulci, oppure si riutilizzano le cose che si hanno già, si evolvono poco a poco sia un certo senso estetico che la capacità di vedere il potenziale negli oggetti più disparati. In un museo di Graz ho visto due lampadari fatti di bottiglie di plastica. Entrambi consistevano in una lampadina circondata da bottiglie: nel primo erano “appallottolate”, nel secondo erano state riempite di acqua colorata, simili a questo lampadario Campari.

Parlando di bottiglie, qui trovate un tutorial vagamente tossico per tagliare il vetro usando l’acetone, mentre qui sempre Erin appende bottiglie al muro e le usa come vasi da fiori (un’idea vista anche su Cupcakes& Cashmere, con annesso tutorial). 

 

Va detto che non tutte queste idee sono facilmente praticabili: non sempre è facile organizzare uno scambio, o trovare i materiali (vedi le cassette di vino). Inoltre, non dappertutto vige l’usanza di lasciare le cose che non si vogliono più sul ciglio della strada, appena fuori di casa: in Inghilterra (e, da quanto vedo su alcuni blog, negli Stati Uniti) è uso comune, ma in Italia credo di no (una volta i miei, in visita, mi hanno vista raccogliere dei vecchi libri e subito “Ma sei sicura di poterli prendere? Non è che li hanno messi lì un attimo e poi li rivogliono?”). Infine, so che queste idee non sono per tutti, anzi, c’è chi odia questo tipo di cose quasi per principio. Eppure a me, pensare di poter arredare una casa a impatto quasi zero e senza dover necessariamente passare dall’Ikea, pare una cosa meravigliosa, e a voi?

 


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