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Il nastrone della settimana: Is My Heart Really That Colder?

Margherita Ferrari 6 febbraio 2012 3 Comments

Uno dei pochi lavori pagati che faccio di tanto in tanto è la rilevatrice. Detto in altri termini significa che vado nelle scuole superiori con dei grossi plichi di questionari e rendo felici gli studenti facendo perdere loro ore di lezione. I questionari non sono uno strumento di mio gusto, ma bisogna pur lavorare.
Nel questionario che sto somministrando per il secondo anno di fila ci sono delle domande in cui viene chiesto agli studenti a che età immaginano di trovare un lavoro stabile e a che età immaginano di sposarsi/andare a convivere. Nonostante la crisi economica e i discorsi martellanti sulle difficoltà che “i giovani” incontrano nel mettere su famiglia e sistemarsi mi stupisco ogni volta nel constatare come moltissimi studenti si immaginino sposati e con un lavoro stabile a ventuno, ventidue, ventitré anni. Dopo aver raccolto e messo in ordine i questionari, talvolta mi verrebbe da dir loro che io ho ventiquattro anni e non ho idea di che cosa ne sarà di me. Però sto zitta. Guardo fuori dalle finestre, saluto, ringrazio e me ne vado di corsa verso un’altra aula, una succursale, l’atrio della scuola.

Alcune delle mie ex compagne di classe hanno fatto delle scelte radicali già qualche tempo fa. C’è chi ha dei bambini e si è sposata. Una ragazza metallara con cui andavo d’accordo alle superiori è entrata nell’esercito. All’ultimo ritrovo dei compagni delle scuole medie mi è stato detto che faccio male a fare la vaga sul mio status, perché il Destino dice che entro il prossimo rendez-vous (che avrà luogo, secondo una stima fatta a caso, nel 2014) sarò sposata o per lo meno convivente. Tutto ciò suona assai strano alle mie orecchie, ma d’altronde di recente mi è anche stato rivelato che ho circa dieci anni di vita, dopo di che una malattia terribile mi stroncherà.
I discorsi che sento sul sistemarsi, il più delle volte, sono intesi in senso novecentesco. Oserei dire veneto (dove per veneto intendo che ti sposi, ma vai a vivere vicino alla casa dei genitori; questo è ciò che le ricerche dicono sulle distanze medie tra case dei genitori e dei figli nelle diverse regioni italiane). All’idea del sistemarsi è legato un grande apparato di gesti, cerimonie, targhe, contratti.
La mia idea del sistemarsi è piuttosto quella del compromesso. Esso non implica la presenza di case o contratti, ma è ugualmente vincolante. A volte mi sento come un filo incastrato all’interno di un sistema di ingranaggi che si muove indipendentemente dalla mia volontà. Non ho una casa, non ho certezze di alcun genere; un parte di me si è già sistemata, mentre l’altra è sparpagliata tra il passato che ho conosciuto e versioni alternative di ciò che è stato e di ciò che sarà.
Ci sono canzoni che sembrano parlare di pensionamento (perché di pezzi espliciti su quest’argomento mi pare proprio che ce ne siano pochi) nelle quali mi riconosco e lo stesso vale per pezzi che ricordano il primo amore mai dimenticato, che talvolta torna ad infestare i tuoi sogni, nonostante quella persona ora sia diversa e indesiderabile.

Il nastrone di questa settimana è dedicato al senso di smarrimento che talvolta proviamo nel sentirci ricordare che siamo adulti solo in parte, nonostante la distanza dall’infanzia e dall’adolescenza si faccia giorno dopo giorno più abissale; agli anni che sentiamo sulle spalle, alle persone che potevano essere ponti per futuri alternativi, ai ricordi inalienabili di ciò che è stato e di ciò che non potremo assaporare mai più.
L’augurio che rivolgo a voi e a me stessa è quello di trovare un equilibrio tra le diverse atmosfere evocate da questo nastrone: il pacato pensionare sé stessi di My Wandering Days Are Over, il saldo permanere nell’epoca delle strette di mano dalla forte carica erotica di Emily Kane, il raccontare lo sfumare della propria giovinezza e le opportunità perse di The Sound of Settling, il sentirsi più vecchi in virtù della saggezza acquisita e non degli anni accumulati di Now That I’m Older.

Is My Heart Really That Colder? from softrevzine on 8tracks.

(qui c’è la versione scaricabile)

Art Brut – Emily Kane
Belle & Sebastian – My Wandering Days Are Over
Edith Piaf – Non, je ne regrette rien
The Residents – When We Were Young
Sufjan Stevens – Now That I’m Older
Uzeda – I’m Getting Older
Death Cab for Cutie – The Sound of Settling
Arcade Fire – Wake Up (live)


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3 Comments »

  • Valeria Righele said:

    *commossa*

  • elisa said:

    E’ che sono anni un po’ strani, i twentysomething, e per giunta (o forse solo ed esclusivamente a causa di questo?) ignorati dalla fiction in senso lato. Ci sono gli adolescenti, immortalati e raccontati in tutte le salse (più le propaggini comunque spensierate -dal punto di vista dell’annosa questione “chenessaràdinnoi”- degli anni del college), oppure i trentenni, che partono sbandati e a fine narrazione “si sistemano”, appunto. Di questi anni un po’ ibridi non ne parla mai nessuno, ed è un peccato perché per quanto mi riguarda stanno essendo i più meritevoli, nel bene e nel male.

  • Cate Ghobert said:

    Quanta verità. Nella mia vita passata ho fatto di tutto per uscire indenne e al più presto possibile dall’adolescenza e a 22 anni mi ritrovo confusa e senza idee, cosa alla quale, da ragazza volitiva quale sono stata, non sono abituata. Vorrei in un certo senso risvegliarmi tra un x anni e ritrovarmi “donna fatta” ma vorrei anche tornare indietro e fare tutte le cose che mi sono persa nel mio tentativo di essere adulta subito. Alla fine si finisce con il passare il tempo in preda alle paranoie e non concludere una beata mazza.

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