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I know it’s over, me l’ha detto Hegel....

I know it’s over, me l’ha detto Hegel. Il movimento triadico e le relazioni finite male.

La fine di una storia è qualcosa di traumatico. Non so cosa si provi a lasciare qualcuno, ma so cosa si prova ad essere lasciati. Ed ouch! se fa male. Anni fa, contemporaneamente al travagliato de profundis della mia passata relazione, ero al liceo e studiavo Hegel. Sarà che non stavo proprio benissimo, ma trovai gran conforto nell’apprendere l’esistenza del movimento triadico: tesi/antitesi/sintesi. Essere, non essere, ed essere ancora da capo. Si, no, si. Mi ci aggrappai con tutte le mie forze, uno due e tre. Uno, due, e tre. Tesi/antitesi/sintesi. Funziona! (Il rapporto fra me ed Hegel si ferma qui. Per il resto non ci piacciamo molto; anzi direi che ci piacciamo molto molto poco.)

Come sopravvivere a una relazione finita male, malissimo, grazie al movimento triadico di Hegel (Storia vera, metodo collaudato, risultati garantiti). Aka: trovare della razionalità quando tutto va a rotoli e ti sembra che non sarai più felice. 

In virtù di questo movimento, l’essere (tesi) non è più concepito come statico e autonomo, ma trapassa nel divenire diventando non-essere (antitesi): la contraddizione tra essere e non-essere viene però superata dal momento della sintesi, che è a sua volta la negazione della negazione (il divenire). Il non-essere, così, non è la negazione dell’Essere, ma paradossalmente un passaggio verso la sua affermazione.

La fase della tesi è l’inzio, l’idillio: tu e la tua amata/o vi amate, passate le vostre giornate godendovi un sacco il vostro ammmore, come te nessuno mai, ti amerò per sempre, nessuno nessuno nessuno nemmeno il destino ci può separare. Però questo non è un post di fantascienza; è  un post dedicato al movimento triadico di Hegel. Perciò l’ammore finisce, l’idillio si spezza, il sole si oscura. Benvenuta nel non-essere. Worst case scenario, vieni pure lasciata, e tradita, magari. Questo non è certo il migliore dei mondi possibili.
L’essere (tesi) non 
è più concepito come statico e autonomo ma trapassa nel divenire, diventando non-essere (antitesi).
L‘antitesi di una relazione è la cosa peggiore che, sentimentalmente parlando, ti potrebbe mai capitare. Prima c’era la relazione, poi non c’è più. Tu non ne sapevi niente, ma l’essere ha deciso che era stanco d’essere statico, ed è diventato non-essere. Tu sei rimasta lì, alla tesi. Il movimento triadico è andato avanti senza di te. Non stare a ricorrerlo: love it comes, love it goes, diamond memories, go with the flow. Go with the flow.
Piangi tutte le tue lacrime e smetti di sperare: non tornerete insieme. In fondo al tuo cuoricino, lo sai anche tu. È il non-essere, darling: abituatici e sguazzaci. Non lavarti i capelli, brucia pure tutte le sue foto, canta a squarciagola canzoni degli Smiths mentre giaci sul pavimento, esci, torna a casa mugugnando fra le lacrime I am a human and i need to be loved, just like everybody else doesDura un po’, quindi prendi bene le misure e non esagerare con la vodka. Dove sta il lato consolatorio di tutto questo? Il non-essere è solo la fase due. La fase tre, la sintesi, è alle porte.
Un giorno, all’improvviso ma neanche troppo, smetterai di ascoltare in loop I know it’s over. Smetterai di sussurrare please please please let me get what I want this time al muro e ti laverai i capelli. Non avrai più foto da bruciare e avrai dato fondo a tutta la rabbia possibile. Deciderai che sei stanca, di sentirti così triste e disperata. Continuerai ad amare gli Smiths allo stesso modo, ma supererai la tua relazione. Superare non è proprio la parola esatta: la contraddizione tra essere e non-essere viene però superata dal momento della sintesi, che è a sua volta la negazione della negazione (il divenire). Il non-essere, così, non è la negazione dell’Essere, ma paradossalmente un passaggio verso la sua affermazione. La sintesi è il momento dell’accettazione.

La contraddizione fra essere e non-essere (relazione e non-relazione) viene superata nella sintesi, che è la negazione della negazione, quindi la negazione del non-essere, negazione dell’essere. Insomma: sei arrivata alla negazione dello stato di non essere (dolore) che era la negazione dell’essere (felicità) quindi, in pratica, negando/superando il tuo dolore, sei tornata al punto di partenza, ovvero ad essere felice. O almeno, ora sei in grado d’essere felice. Quando eri sul pavimento ad urlare and I know it’s over still I cling, I don’t know where else I can go probabilmente non ci credevi molto.
Prima c’era la tua relazione, poi non c’è stata più. Prima c’eri tu felice, molto felice. E poi non lo sei stata più. Ora ci sei tu, non più nè triste nè felice, ma consapevole. Sei tornata nei binari del movimento triadico e hai ripreso le redini del fluire dell’essere: complimenti, sei arrivata alla sintesi.
È stato un processo più o meno lungo, probabilmente doloroso, ma ora sei lì, a contemplare i cocci e la verità rivelata: the dog days are over, the dog days are done.


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  1. Marta Conte

    29 febbraio

    Non so come sono riuscita a perdermi la publicazione di questo post GENIALE. Geniale l’idea e il colleamento con Hegel; è poi da me particolarmente apprezzato visto che al momento sono a cavallo tra l’antitesi e la sintesi. Si spera più vicina alla seconda.
    Una canzone che ha iniziato a far star meglio me è “Shake it out”, sempre dell’unica e sola Florence, la consiglio a tutte, zitelle e non.
    In fine to all the single ladies: I <3 U.

  2. usadifranci

    3 marzo

    io ti adovo.
    e non te lo dico mai abbastanza.

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