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Al cinema nel 1991 – parte prima

Una manciata di pellicole datate 1991 consigliate dalle nostre Sofia Guiotto, Caterina Ghobert, Marta Conte e Chiara Puntil.

  • LANTERNE ROSSE (di Zhang Yimou)

– Se sposi un uomo ricco sarai solo una concubina!

– Una concubina.. si, una concubina.. è questa la sorte di ogni donna.

Cina anni ’20. Dopo la morte del padre e la conseguente caduta in miseria della famiglia, Songlian è costretta a lasciare l’università e diventare la quarta signora di Chen Zuoqin, discendente di un’antica dinastia. Ogni sera il ricco uomo sceglie con quale delle sue quattro spose passerà la notte e a questa sono riservati privilegi e potere.

La notte delle nozze tra Songlian e Chen, la terza moglie, fingendo un malore, fa chiamare l’uomo e lo trattiene con se tutta la notte. Stessa cosa succede la notte successiva. Songlian inizia così a capire le dinamiche della casa e i giochi di potere tra le mogli. La ragazza, diversa dalle altre mogli in quanto istruita, non riesce a salvarsi dalla vanità del potere dopo aver scoperto che quella che pensava sua amica (la seconda moglie) in realtà la detesta. Sua nemica è anche la sua serva personale che, lusingata dalle attenzioni di Chen, spera di diventare una delle signore. La quarta signora si ritrova ben presto ad essere isolata e a desiderare la morte che è riservata alle adultere, l’impicaggione. Il giorno del suo ventesimo compleanno, Songlian si ubriaca e rivela un segreto che porterà al tragico finale.

Il volto del signor Chen non viene mai rivelato, questo per sottolineare come questa sia una storia di donne, della loro relazione tra loro stesse e la relazione con il potere. Ritmi pacati e una fotografia straordinaria contraddistinguono questo film che ha fatto la storia del cinema cinese. (S.G.)

  • POMODORI VERDI FRITTI ALLA FERMATA DEL TRENO (di Jon Avnet)

Evelyn è una casalinga di mezz’età alle prese con la menopausa, un marito disinteressato e improbabili gruppi femministi che si prodigano per creare una consapevolezza sessuale tra le donne del vicinato. Un giorno incontra Ninny, una vulcanica vecchietta ospite dello stesso ospizio della scortese zia di suo marito. Durante le obbligate visite domenicali Evelyn ascolta a puntate le storie del passato di Ninny: le avventure di Idgie e Ruth, due giovani donne vissute nel sud degli Stati Uniti durante gli anni ’30. Proprietarie di un caffè e legate da una profondissima amicizia, Idgie e Ruth furono capaci di opporsi alla violenza del marito della seconda e al dilagante razzismo. Evelyn grazie a questa nuova amicizia e a questi racconti riesce a ritrovare la voglia di vivere, l’autostima e a ristabilire un buon rapporto con il marito.

Tratto dal romanzo di Fannie Flagg, il film è stato spesso criticato di aver completamente censurato la storia di amore omosessuale tra Idgie e Ruth. (C.G.)

  • LA FAMIGLIA ADDAMS (di Barry Sonnenfeld)

La famiglia Addams nasce dal genio creativo e contorto del fumettista Charles Addams già negli anni 1930; diventa poi una serie tv che ispirerà il film. La storia s’incentra sullo sconvolgimento che comporta il ritorno a casa dello zio Fester, fratello di Gomez, dopo anni d’assenza. In realtà Fester è (o crede di essere) Gordon, figliastro di una malintenzionata che spera di riuscire ad arrivare ai forzieri della famiglia servendosi proprio del figlio adottato, che non esita a far infiltrare nel nucleo familiare, servendosi della sua somiglianza con lo zio scomparso. Attraverso gli occhi dell’ingenuo nuovo venuto conosciamo i componenti del quanto meno bizzarro clan: dalla nonna, con poteri soprannaturali, a Morticia e i suoi amorevoli figlioletti, che passano il tempo libero ad architettare tanto eccentrici quando sadici omicidi, almeno quando non sono impegnati ad inscenare duelli all’ultimo sangue con varie parti del corpo che rotolano giù per le scale – si capisce. Avvalendosi di un umorismo nero sempre sottile e brillante, La famiglia Addams demolisce, è proprio il caso di dirlo, l’ipocrisia dello stile di vita medio borghese, mostrando invece come, malgrado le apparenze, gli Addams siano portatori di valori positivi, come l’amore per la famiglia e il perdono. All’insegna dello “Strange is relative”. (M.Con.)

  • LA DOPPIA VITA DI VERONICA (di Krzysztof Kieślowski)

Sentire di non essere più soli al mondo o, al contrario, avvertire un senso di abbandono: è così che si sentono, rispettivamente, Weronika e Véronique, omonime protagoniste di La Doppia Vita di Veronica. La loro omonimia non è che una delle tante cose in comune fra le due donne, le cui vite sembrano legate a doppio filo, costellate da avvenimenti e circostanze talmente speculari da andare oltre alla semplice coincidenza.

Con La Doppia Vita di Veronica, Kieślowski dedica un film ad uno dei temi favoriti della psicanalisi e della letteratura, ossia quello del doppelgänger, rimuovendone gli aspetti più sinistri e legati alla superstizione. Ne emerge un film diviso in due (come non avrebbe potuto essere altrimenti): da un lato c’è Weronika in Polonia, dall’altro Véronique in Francia. Entrambe conducono un’esistenza tutto sommato normale, tra alti e bassi, cercando una direzione, un posto nel mondo. Entrambe sono al contempo fragili e determinate, prendono decisioni difficili e si perdono a sognare guardando il mondo attraverso una biglia di vetro. Eppure nessuna delle due sa dell’altra, né sa di esistere altrove, in una vita parallela, dal destino forse diverso o forse immutato. La doppia valenza di queste vite normali e al tempo stesso straordinarie è rispecchiata nella pellicola: la trama del film, in sé lineare e semplice da seguire, viene resa inusuale dall’utilizzo di un filtro giallo, che pervade l’atmosfera rendendola onirica, irreale. Anche la colonna sonora contribuisce a trasportare lo spettatore altrove, in un’altra dimensione: composta da Zbigniew Preisner con lo pseudonimo di Van den Budenmayer, è un motivo al contempo meraviglioso e straniante, quasi un canto di sirena, il cui eco persiste per giorni nella memoria. (C.P.)


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