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Vieni qui che ti sistemo: Canale trentuno, ovvero ...

Vieni qui che ti sistemo: Canale trentuno, ovvero Discovery Real Time.

Discovery Real Time è un canale che se l’avessi scoperto cinque anni fa, quando ho passato un mese a letto causa bronchite asmatica, la mia vita avrebbe preso tutta un’altra direzione. Non sarei entrata nel brutto tunnel della dipendenza da telefilm e sarei divenuta una perfetta padrona di casa, che poggia piatti selezionati a dovere su una tovaglia intessuta squisitamente, con tanto amore, fondi di bottiglia riciclati ed altre amenità.

Real Time ha qualcosa di ipnotico: ti siedi sul divano e dici a te stessa “solo cinque minuti, prima di lavare i piatti/studiare/svuotare la valigia” e ti ritrovi quattro ore dopo nella stessa posizione, con un vastissimo bagaglio di informazioni pratiche in più. Cosa servire nel tuo ristorante sull’orlo del fallimento per risollevarne le sorti? Salmone. Cosa puoi fare di un vecchio copertone che non usi più? Una poltrona. Cosa non bisogna assolutamente dire quando ci si presenta a qualcuno? Piacere. Come va disposto il cibo sul piatto? In verticale e mi raccomando che sia poco. Cosa vogliono tutte le spose? Sentirsi delle principesse, ché è il loro giorno speciale. E via dicendo. Ad ogni problema pratico, Real Time offre una pratica soluzione.

Passare un pomeriggio (o una mattina, o una nottata, non fa differenza: la programmazione è a ciclo continuo, se non vedi qualcosa martedì mattina alle 9 probabilmente potrai ritrovarlo giovedì alle 15) guardando Real Time è come assistere al lavoro di un instancabile, efficientissimo autolavaggio. Il malcapitato di turno (ristoratore sull’orlo del fallimento, parrucchiere sull’orlo del fallimento, sposa che cerca abito da sposa, sposa che deve organizzare matrimonio, comunissimo essere umano la cui unica colpa è quella di vestirsi in modo sciatto, povere coppie con budget astronomico che cercano casa con ampia metratura) viene accolto fra le braccia dell’esperto del caso, che dopo un’amorevole strigliata (ti diciamo che sei inadatto alla tal situazione come è inadatta una bistecca in un ristorante vegetariano, ma lo facciamo con tanto amore), provvederà a colmare le lacune del malcapitato, rendendolo finalmente capace di destreggiarsi nella sua professione/matrimonio/capacità di coordinare dei calzini lillà ad una sciarpa un filino più lillà.

Gordon Ramsay in vena di ramanzine

Il modus operandi è sempre lo stesso. Prendendo ad esempio una puntata qualsiasi di Kitchen Nightmares, ciò che vedremo è questo: il malcapitato chiede aiuto, ma resta un po’ recalcitrante (servo i gamberetti col cioccolato, embè? È il mio ristorante!); una volta posto davanti alle sue responsabilità (stai fallendo, te ne sei accorto? Nessuno mangia i gamberetti al cioccolato) si lascia consigliare dall’esperto (sostituisci del salmone ai gamberetti, a tutti piace il salmone), serve il salmone, il salmone funziona, idillio, poi il malcapitato sbaglia qualcosa nel famigerato “servizio serale”, segue ampio momento di drama, Spannung, pubblicità, il malcapitato ammette le sue colpe, si cosparge il capo di cenere, ammette la suprema autorità dell’esperto, promette eterna fedeltà all’esperto, l’esperto se ne va fischiettando felice d’aver salvato un’altra anima persa dall’oblio, il ristorante è diventato l’ennesimo posto in cui poter mangiare salmone fresco fatto in modo genuino circondati da un’atmosfera piacevole e conviviale.

Tutto qui: sette giorni su sette, ventiquattr’ore al giorno, Real Time ci propone dei makeover. Dalla casa che non riesci a vendere all’abito che non riesci a trovare, gli esperti si prendono cura del povero sfigato, e dal divano tu osservi, mentre fuori fa sempre più buio, chiedendoti: ma qual è lo scopo? Va bene, nel breve periodo lo scopo è chiaro a tutti: il ristorante va salvato eccetera eccetera, non si può assolutamente andare al lavoro in jeans e pile, hai un budget di 5000 dollari e vuoi un abito da sposa con un ampio strascico tempestato di cristalli. Ma nel lungo periodo? A me, spettatrice che ha passato il suo pomeriggio sul divano con i piatti sporchi nel lavandino, a me, cosa cambia? Ho provato a pensare che forse è tutta una questione di autostima: forse vogliono che io li compatisca (ah ah, gamberetti col cioccolato!) e a fine puntata mi senta meglio con me stessa perché non sono così sciocchina (forse io non troverò lavoro, ma almeno so che il salmone piace a tutti). Real Time ti fa bene all’autostima: per quanto tu possa sentirti miserabile, guarda, c’è proprio chi è messo peggio di te! Si vestono male, ragionano peggio, non sanno tagliare i capelli con sufficiente precisione. Ma non può funzionare.

In un mondo in cui il trono del regno del dolore è occupato da Maria del Filippi e dai suoi specialissimi casi umani, i malcapitati di Real Time non sono lì per essere compatiti. Non sono abbastanza “casi umani”, e alla fine il problema che li accomuna è tutt’altro che strabiliante: mancano di buon senso. Non ci vuole molto a capire che crostacei e cioccolata non sono una buona accoppiata, o che se tieni pulito il tuo salone da parrucchiera probabilmente attirerai più clienti. Però tale verità può essere rivelata solo dalle amorevoli urla dell’ Esperto del caso, il vero protagonista di ogni puntata. Senza l’esperto, sarà oblio, morte e distruzione. Quindi, forse, vogliono che io mi converta al culto di tale Autorità? Forse è solo questo, forse stanno provando a vendermi qualcosa. Forse questo ciclo continuo di problema-soluzioni-problema mi sta spingendo nelle braccia di qualche non ben precisata setta che prenderà il controllo della mia vita rendendomi una perfetta moglie di Stepford, impeccabile e compunta. Anche questa ipotesi è poco probabile, gran parte degli esperti lavora oltreoceano, e poi, si è mai vista una setta fondata sul bon ton?

Allora un giorno, mentre fantasticavo su meches e fili di perle da abbinare a piccoli cardigan rosa, un giorno ho capito. Real Time non è altro che una versione moderna delle favole. Tutto, tutti i giorni, va a finire bene. Tutto inizia con una crisi nera e termina col sole, cinguettio di uccellini e sorrisi a profusione. Tutti sono felici, dopo quaranta minuti di makeover. L’esperto è felice, il malcapitato è felice, tu, sei felice, perché Real Time ti ha dato la speranza, ti ha mostrato che tutto andrà bene. L’happy ending è continuo e costante, certo come il sole che sorge ogni mattina, come l’infallibilità del salmone, come le ciocche decolorate di Paola Marella. Nulla va a finire male nel pianeta Real Time: anche le radiografie, brutto ricordo di quando ti sei rotta un polso, possono diventare una simpatica e divertente borsetta.

Real time ti fa sognare, ecco qual è il suo scopo. Ti indica la via verso un futuro migliore, un te stesso migliore, dove non ti lamenti perché hai bucato una gomma, ma ti adoperi e la fai diventare un comodo giaciglio in grado di dare finalmente senso al tuo triste salotto; dove dinnanzi agli insulti dello Specialista di turno riguardo il tuo indossare pantaloni a quadretti e maglietta a righe non lo insulti a tua volta, ma capisci che lui vuole solo il tuo bene, la tua felicità.

E forse, forse non troverai il principe azzurro, ma nel caso arrivi, saprai come apparecchiare la tavola e quale abito bianco farà risaltare al meglio la tua figura.

 


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  1. Luca B.

    28 settembre

    io trovo che i programmi di real time, oltre ad essere dei prodotti ben realizzati per tenerti incollato allo schermo, siano pregni di conformismo a dei supposti canoni altoborghesi (= da ricchi, per intenderci). quando guardo i programmi italiani di real time inevitabilmente, dopo qualche minuto o qualche decina di minuti, mi irrito e spengo la tv. mi sembrano una versione televisiva del galateo, cioè la riproduzione dei precetti del comportamento da nobili, che è meno attuale oggi che in qualsiasi altro momento storico, probabilmente. ed è forse anche per questo che funzionano come favole.

    un’altra questione cui si può guardare è quella di genere: come vengono rappresentati secondo voi i generi nei programmi di RT? a me sembra, innanzitutto, che viga una politica del “don’t ask, don’t tell”…

  2. Simone B.

    28 settembre

    Io chiaramente ho la tv fissa sul 31.
    Non c’è molto da analizzare è televisione fatta come si dovrebbe. Abituati allo schifo di oligopolio RAIdaset in cui lavorano i raccomandati, gli imbecilli e le troie, real time risplende.

    A parte Paint Your Life: quella roba fa schifo chi la metterebbe in casa?

  3. Margherita Ferrari

    28 settembre

    secondo me le prime stagioni di paint your life avevano una parvenza di senso. gli oggetti che venivano prodotti erano graziosi, talvolta. utili direi di no, ma graziosi sì. ora si vede che non sanno più dove andare a parare.

    io ho sviluppato una fissa per il tipo esperto di “living” di cortesie per gli ospiti. dice una marea di stronzate prive di senso e riesce comunque a farle suonare come la parola di Dio. grande stima.

  4. Valeria Righele

    28 settembre

    intendi roberto ruspoli? ha pure scritto un libro sull’educazione all’amore e il vivere bene (ci crede parecchio, il ragazzo). penso che se venisse a cena da me avrebbe un esaurimento (non so disporre nel modo corretto le posate, tengo i gomiti sul tavolo, gesticolo, e faccio molte altre cose che lui non esiterebbe a definire “raccapriccianti”). tra i tre però penso che la peggiore nel programma sia la designer. mi risulta proprio antipatica, mah.

    btw, io faccio il tifo per Buddy, “il boss delle torte”. crea dei dolci che solo a vederli mi alzano la glicemia, ma son delle meraviglie.

  5. Marta Magni

    28 settembre

    il mio amore sconfinato è tutto per le addette alla vendita di say yes to the dress, delle poverine sottoposte a qualsiasi tipo di angheria da parte delle spose et familia, vestite di nero per risaltare in mezzo a tutto quel bianco, costrette a sorridere anche quando la sposa è la peggiore delle stronze.tabatha mani di forbice è durata poco, dev’essere che era troppo simile a Ramsey. comunque ricordo bene che la versione su sky di real time aveva un programma sempre incentrato sul makeover, ma molto molto meno politically correct. si chiamava “ristrutturo e ci guadagno”, seguiva per sei settimane i lavori di ristrutturazione nella case, per capire se i proprietari avrebbero guadagnato meno dalle migliorie apportate. anche lì c’era l’esperto (ovviamente) ma se non gli davi retta erano cavoli amari, ricordo una coppia di ragazze inglesi che era finira a dormire in tenda dentro la casa perchè in enorme ritardo con i lavori.

  6. Simone B.

    29 settembre

    @valeria: per carità quelle torte han solo pan di spagna e pasta di cioccolato.
    Belle da vedere, ma il sapore deve essere pessimo.

  7. Cate Ghob

    6 ottobre

    Sara’ che proprio la televisione non la sopporto, ma dopo cinque minuti di realtime, possibilmente di qualche programma americano doppiato senza eliminare le voci originali e con parti sottotitolate, mi parte il mal di testa e, come quando beccavo Tom e Gerry (quel topo l’avrei spellato con le mie mani, si’, sono un po’ sanguigna) il mio istinto prende in mano il telecomando e cambia canale. Non ce la posso fare, veramente.

  8. […] Infine, come succoso Bonus Demenziale, vi offriamo un video della Trinità della Fondazione al Bagno 26, un luogo dominato dalla presenza di gente mezza nuda e adornata con copricapi fucsia sponsorizzati da Real Time. […]

  9. […] di un format ormai pressoché desueto, già sfruttatissimo nel nostro Paese da Real Time, non stupisce che gli ascolti di Come mi vorrei siano stati assai limitati (circa 3,5% di share per […]

  10. […] pubblico televisivo femminile ha effettivamente alcuni programmi preferiti: i factual (RealTime) e i mystery (FoxCrime). Parliamo ovviamente di statistiche, non di casi singoli. Questa capacità […]

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