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Il nastrone della settimana: Nothing Matters When ...

Il nastrone della settimana: Nothing Matters When I’m Dancing

Quando torno a casa, a Vicenza, mi capita talvolta di andare a fare la spesa da sola in un supermercato di medie dimensioni situato sul confine del mio quartiere. È un supermercato dalle corsie alte e larghe. Se ci metto piede negli orari giusti, quelli in cui c’è meno gente, non è raro che sia assalita da visioni: visioni in cui sono un personaggio di un film francese o di una pellicola indipendente americana di metà anni ’90. Questo accade perché vado sempre a fare la spesa ascoltando musica. Le canzonette in filodiffusione dei supermercati veneti sono troppo tristi per essere tollerate dalla sottoscritta, nonostante la musica che mi scelgo sia a sua volta tristissima. Quindi eccomi munita di cuffie tra le insalate e i pomodori che non odorano di pomodoro.
I supermercati mi fanno venire voglia di ballare perché sono luoghi in cui la concentrazione di esseri umani sconosciuti e di prodotti alimentari industriali mi ricordano quanto io sia propensa all’abuso di parole e quanto mi piacciano le Cave della Disperazione.

Come ogni ex adolescente cresciuta in una città provinciale con velleità milanesi tendo ad associare la danza spontanea a tutto ciò che differisce dalle discoteche, dai corsi di danza moderna imposti dall’alto e dall’interazione con altri esseri umani. Da qui viene la mia tendenza a ballare da sola, anche quando sono circondata da persone che vorrebbero che ci coordinassimo e che danzassimo insieme. I supermercati sono il luogo ideale per ballare da soli, al ritmo della propria musica, sulle parole che qualche sconosciuto dalla barba irsuta ha scritto per descrivere i moti interiori di quella persona cui hanno sempre detto: “Pensi troppo”. Quella persona che poi sei tu, se ci fai caso.
Ma la verità è che io non ho mai ballato da sola in un supermercato. Ho ballato da sola in un sacco di altri posti più o meno consoni, ma mai tra corsie di latticini e di cibo per cani.
Sono stata tentata più volte dall’idea di lasciare tutti di sasso con le mie movenze sofferte, ma alla fine il massimo che ho fatto in un supermercato penso sia stato tentare delle scivolate, trasportare non-bambini nel carrello e piangere nascostamente.

Da piccola mi costringevano a fare danza moderna. E io odiavo fare danza moderna.
In quinta elementare alcune delle mie compagne erano solite discutere quale fosse la tecnica corretta per ballare in discoteca, come se si trattasse di una questione di vita o di morte. Tutto ciò mi schifava, anche se non avevo ancora elaborato la mia ideologia anti-discotecara. Era uno ribrezzo che ben si accordava con i miei saldi principi cattolici e con il fatto che ero oltremodo quieta. Una brava bambina.
All’epoca ballavo da sola in salotto, ma quella non contava come danza. La mia maestra ci teneva a sottolinearlo, quando mi sfuggivano le punte dei piedi e tornavo ad assumere una postura naturale.

Continuai a ballare da sola nel corso degli anni successivi. Sugli autobus, nella mia cameretta tappezzata con i volti di rock star morte, lungo i corridoi marmorei della mia scuola cattolica. Poi scoprii l’esistenza dei locali in cui la gente ballava la musica che mi piaceva e che avevo ballato da sola per anni. Solo che la musica che mi piace, se mi piace proprio tanto, mi rende anche triste. Non so da cosa dipenda. Sarà il fatto che quasi tutti i miei dischi preferiti sono tristi, ma non solo.
Quando mi capita di essere in uno di questi locali dove si balla la musica che mi piace, i pezzi che preferisco sono quasi sempre quelli che mi costringono lungo un percorso evocativo, fatto di sensazioni sepolte da tempo più che di ricordi veri e propri. In quei momenti è come se fossi sola, come se la mia fosse una danza consumata in un supermercato di provincia, come se gli altrui giudizi sul mio corpo non importassero, come fossi libera di muovermi sul riflesso di parole impronunciabili, odori dimenticati e scosse elettriche.

Il nastrone di questa settimana è dedicato alle danze solitarie, ridicole, tristi e a chiunque sia solito ascoltare i National al supermercato.

(clicca qui per scaricare il nastrone della settimana)

The National “Green Gloves”
I Cani “Theme for Cameretta”
Robyn “Dancin’ On My Own”
T.Rex “Cosmic Dancer”
The Donnas “Dancing With Myself”
Mirah “This Dance”
Patti Smith “Land: Horses/Land of  a Thousand Dances/La mer (De)”
PJ Harvey “The Dancer”
The Magnetic Fields “Nothing Matters When We’re Dancing”
The Bobby Fuller Four “Let Her Dance”
Uochi Toki “Il ballerino”

(foto di Mlle Fanatik)


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  1. Margherita

    7 novembre

    wow. credo di avere un ricordo totalmente distorto di “io ballo da sola”. devo averlo visto dieci anni fa o giù di là. non ricordavo assolutamente questa scena. bellissima <3

  2. Giulia

    10 novembre

    Voglio assolutamente andare a fare la spesa con te una volta per fare le scivolate insieme nelle corsie del supermercato!

  3. Gabriele

    17 novembre

    ballare con qualcuno è assai difficile, concordo 🙂
    viva le danze solitarie, come quelle che si fanno sul terrazzo quando la pesantezza decide per una volta di lasciarci in pace cinque minuti e ci lascia ondeggiare goffamente al suono di qualche melodia mormorata

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