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DARLA VIA: La deontologia di Sex & the City.

DARLA VIA: La deontologia di Sex & the City.

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Diciamocelo, dicetecelo: chi non è rimasto affascinato, almeno per qualche secondo, dalle quattro eroine in gonnella che attraversano New York City ondeggiando su degli improbabili tacchi 12? Il numero delle persone che ha seguito questa serie credo sia assurdo e difficilmente calcolabile (basti pensare che l’episodio conclusivo è stato seguito solo negli USA da qualcosa come 11 milioni di persone).
Tuttavia, una serie di eventi, tra cui la lettura, quanto mai approssimativa di Sii bella e stai zitta (libro scritto dalla filosofa Michela Marzano, edito nel 2010 da Mondadori, in cui viene trattata la situazione della donna in Italia), mi ha aperto gli occhi su questa serie.
Due parole innanzi tutto per rendere più chiaro l’universo di Sex & the City e, soprattutto, la deontologia che ne viene fuori.
Le protagoniste della fortunata serie sono quattro non più giovanissime donne in carriera: Carrie, che cura una rubrica su un noto giornale newyorkese, Il sesso e la città per l’appunto, nonché alter ego di Candace Bushnell, autrice del libro a cui si è ispirato il telefilm; Miranda, un’avvocato di successo, Charlotte una gallerista e Samantha, una PR affermata, un po’ più “anzianotta” delle amiche, ma un’autentica malata di sesso. Dunque, le nostre quattro sgallettate amiche sostanzialmente si trovano per spettegolare del più e del meno, più e meno che chiaramente non è quello che intercorre nelle nostre noiose giornate, ma bensì condito di nottate di sesso selvaggio per una, problemi di fertilità per un’altra, l’ultimo modello di Manolo Blahnik per un’altra ancora, la ricerca dell’uomo perfetto per tutte.
Il modo frizzante di raccontare queste vicende, i colori patinati e scintillanti e (l’insostenibile) leggerezza della vita delle quattro eroine hanno fatto di Sex and the City probabilmente uno dei telefilm più fortunati di fine millennio. E fin qui nulla da eccepire; la vita è condita anche dal panem et circenses e spiare dal buco della serratura la fittizia vita sessuale di una fittizia donna di successo di New York non è più volgare di guardare il Grande Fratello o seguire morbosamente l’ultimo fatto di cronaca nera.
Il passo oltre, quello che ha reso la faccenda alquanto grottesca, è stato fatto quando, col trascorrere delle stagioni (la serie si è conclusa con la sesta stagione, alla quale sono seguiti due film più o meno di successo), si è persa la frivolezza e si ha cominciato a prendersi un tantino troppo sul serio, da tutte le parti.
Da una parte si è spinto con sempre più veemente forza il pedale dell’acceleratore emozionale, unendo alle vicende spunti di attualità (i problemi di coppia, l’infertilità, l’adozione di Charlotte di una bambina cinese, la vecchiaia e la sindrome di Alzheimer della suocera di Miranda, la chemioterapia di Samantha, …) pur sempre annegati in quel frivolo modello americano che poco dopo avrebbe mostrato tutte le sue debolezze.
Dalla parte del pubblico invece la faccenda è diventata veramente ridicola: si è cominciato a credere che i personaggi fossero persone realmente esistenti, rendendoli son solo icone di stile ma anche volendone imitare lo stile di vita.
Ed è cosi che ci siamo ritrovati invasi non solo da serie tv che ricalcano alla bene e meglio gli elementi che hanno portato al successo Sex and the City (Grey’s Anatomy, Desperate Houswives, Ugly Betty e chi più ne ha più ne metta) ma soprattutto da aspiranti Carrie Bradshaw e Samantha Jones (perché in fondo le altre sono troppo normali per essere assurte a ruolo di modello generazionale).
Il problema dove sta, vi direte, siamo nel XXI secolo, è dai tempi della rivoluzione sessuale che una donna ha il diritto di disporre come meglio crede del proprio corpo, “l’utero è mio e me lo gestisco io” in soldoni (o per soldoni, ma questo è un altro discorso).
Ecco, credo che il problema alla base sia invece un fraintendimento non da poco. Disporre del proprio corpo non vuol dire né darla via con la fionda né diventare una mangiatrice seriale di uomini. A maggior ragione se è una serie che danno alla tivvù a “calare dall’alto” questo modello.
La ragione non ha quasi niente a che fare con la libertà sessuale, e forse nemmeno con il femminismo (mi viene in mente la scena di Borat in cui il “giornalista” kazako intervista delle femministe, che vengono decisamente e iconoclasticamente ridicolizzate, con il loro schifo per tutto quello che è “uomo”).
Va piuttosto individuata nella pressoché totale mancanza di un’identità della donna (e dell’uomo) oggi. Siamo dunque quasi forzati ad assumere l’identità di altri, e come di solito accade rimaniamo affascinati dai personaggi più carismatici. E senza assolutamente nessunissima domanda (“Voglio veramente diventare così?”), e alcun valore (se vogliamo chiamare così le linee guida che dovrebbero aiutarci nel compiere le scelte “importanti” della vita, ben lungi dall’essere i valori dettati da una religione o da un credo politico).
Questo lasciando perdere la retorica del “si stava meglio quando si stava peggio” e del crepuscolo degli dei. Tuttavia è talmente evidente che non si può ignorare e bisogna trovare una via per salvarci dal dilagare di questa epidemia che sta invadendo i luoghi del vivere quotidiano.
In conclusione: a me che il mondo sia popolato di zoccole, proprio non me ne frega niente, è quando cominciano ad incrinare l’ordine costituito, quando minacciano ci conquistare il potere, che credo che noi tutti dobbiamo darci una sana e tempestiva svegliata e capire dove il meccanismo s’è rotto.

  1. Paolo1984

    31 Dicembre

    sex & the city è una serie tv di buona qualità secondo me come le altre che avete citato. Ho visto il film Borat diverso tempo fa, e non mi pareva che ridicolizzasse le femministe (si rideva degli stupidi pregiudizi di Borat non del femminismo), il film vuole essere una satira politicamente scorretta degli Stati Uniti. Sono gli americani l’obiettivo non le femministe

  2. Paolo1984

    31 Dicembre

    comunque le serie che amo di più sono altre: Scrubs, How i met your mother e Buffy, The big bang theory

  3. […] trovo incoraggiante il fatto che, dopo anni di monopolio Cenerentola-Carrie Bradshaw, finalmente anche un ragazzo possa cantare di quanto sia bello avere un paio di scarpe nuove […]

  4. […] saprei neanche contare le scene di Sex & The City che ritraggono Carrie nella sua cabina armadio interamente dedicata alle scarpe. In compenso […]

  5. Maria

    19 Agosto

    Addirittura? Secondo me invece, quel che viene fuori meglio di qualsiasi altra cosa da Sex and the City è un pò di “vivi e lascia vivere”. Ricordo una battuta di Samantha in una delle primi stagioni. Ora non ricordo bene la scena, ma tipo erano andate all’apertura di un nuovo locale in cui si poteva entrare solo in lingerie o una cosa del genere, insomma mentre le altre si scandalizzano, Samantha dice: “che c’è di male? è gente che lavora e paga le bollette e quando può si diverte”. Ecco. Per me non è vero che insegna a darla via con la fionda (che è un’immagine meravigliosa grazie). Più che altro dice vuoi darla a tutta New York? Buon per te. Non vuoi? Buon per te lo stesso.
    Io alla fine me li riguardo sempre volentieri. Più che altro per il guardaroba delle ultime due stagioni. La mia preferita è Charlotte anche se vive a Park Avenue ed è repubblicana. Carrie invece è insopportabile. Con tutte quelle faccine e la sua passione incomprensibile per quel vecchio coi capelli tinti di Mister Big. I film però fan cacare (sì fan cacare non è terminologia da signorine ma non c’è altro modo per dirlo).

  6. […] modi: Thelma e Louise è un classico, ma ci sono anche le confidenze annaffiate di Cosmopolitan di Sex and the City, la gelosia per la nuova amica della tua migliore amica in Bridesmaids, i rapporti altalenanti fra […]

  7. Ananas candito

    3 Gennaio

    “bisogna trovare una via per salvarci dal dilagare di questa epidemia che sta invadendo i luoghi del vivere quotidiano” “In conclusione: a me che il mondo sia popolato di zoccole, proprio non me ne frega niente, è quando cominciano ad incrinare l’ordine costituito, quando minacciano ci conquistare il potere, che credo che noi tutti dobbiamo darci una sana e tempestiva svegliata e capire dove il meccanismo s’è rotto.”
    Quindi se ho capito bene essere ‘zoccola’ costituisce una minaccia per la società. Meraviglioso. Non mi sarei mai aspettata di trovare un articolo così sessista, superficiale e conservatore in un sito come questo.

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