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Cose che ci sono piaciute nel 2011, pt.2

Cose che ci sono piaciute nel 2011, pt.2

Eccovi la seconda parte del nostro listone con tutto ciò che di pregevole abbiamo visto/letto/incontrato/provato/ascoltato/visitato quest’anno. La prima parte è agilmente reperibile cliccando qui.

  • Il libro imperdibile letto quest’anno è sicuramente The terrible privacy of Maxwell Sim di Jonathan Coe. Ho già avuto modo di vanverarne su queste pagine, ma posso solo aggiungere che si tratta dell’affresco più interessante che ho letto fin ora sulla solitudine esistenziale, declinato in una prosa agile, fresca ed estremamente ben strutturata. Il contenuto non è facile, ma sembra esserlo grazie alla resa di Coe. Allo stesso modo verrebbe da dire che in questa vicenda “non c’è nulla da ridere”, ma il tragicomico prevale e tutto si volge in un riso, amaro forse, ma liberatorio. (C.B.)
    • L’esorcista. In un momento indefinito del mio inizio estate, ricordo con chiarezza la visione de L’Esorcista. Io sono una persona estremamente paurosa, tanto da guardare i film d’horror con le mani sulle orecchie, gli occhi chiusi, la testa fra le ginocchia e pregando che il tempo scorra più in fretta del solito e di sopravvivere all’attacco notturno della mustruosa creatura del film in visione. Quindi il mio migliore amico aveva come missione personale farmi vedere abbastanza di film d’orrore da farmi passare la paura. Come al solito ho visto il film a metà, sbirciando fra le dita. Ma ero seduta a fianco a lui, era una serata di metà giugno, era caldo ma non troppo, l’aria era dolce e noi avevamo finito la scuola, avevamo la pancia piena e il cuore tranquillo. Stavamo bene. Stavamo in pace. (S.L.)
    • Anna Calvi. L’ho vista ad Aprile, alla Bush Hall di Londra, una venue non troppo grande e non troppo affollata di cui ho apprezzato molto gli interni rétro. Amo molto la voce di Anna ed il suo stile, e mi è sembrato fosse ancora poco abituata a stare sul palco (questa non vuol essere una critica, ma al contrario mi ha fatta sorridere, specie se si considerano i vari fenomeni da baraccone in giro al momento). Il concerto mi e’ piaciuto; fra le canzoni, vi consiglio il suo primo singolo Blackout e Jezebel, spettacolare dal vivo. (C.P.)
    • La riva del torrente Bratica, sulla strada per Casarola, nel parmense. Niente di più vicino e niente di più esotico dell’esperienza di fare il bagno in fiume, “come una volta”, soli sui sassi bollenti e nell’acqua ghiacciata. Soli dopo un percorso fra gli alberi che se non ti spiegano come arrivarci e ti accompagnano mica ce la fai ad arrivare lì. Bello da morire proprio perché unico e non frequentato. Finché ci saranno dei posti del genere “dietro l’angolo” l’umanità sarà ancora salva, come quella storia dell’unico giusto ebraico. (C.B.)
    • BFI South Bank. Il British Film Institute è il mio grande amore da anni, ma nel 2011 (sopratutto nella seconda metà) ci ho praticamente messo le radici. Siamo al punto in cui gran parte del personale ha un soprannome, e ho un divano preferito al bar.
      Tra gli highlights: inseguire Mark Gatiss e fargli gli agguati mentre cena; fare quattro ore di coda per il Q&A con Seth Rogen (e sei per la preview di Sherlock, ehm); il delegates centre durante il London Film Festival dove davano il tè aggratis; fare amicizia ‘in real life’ con persone conosciute online, al cinema. (M.Cor.)
    • Questo è stato l’anno di Jonathan Franzen. Fra maggio ed agosto ho recuperato la sua intera produzione, ma una menzione speciale va a Libertà, probabilmente uno dei libri migliori che io abbia mai letto. E poi Bestiole e bestiacce di Sedaris. Sta invecchiando anche lui, ma io gli voglio bene lo stesso. (M.M.)
    • La piazza di “Se non ora quando”. Tante donne, tanti uomini, un vento di partecipazione che da anni non si vedeva in Italia. La speranza che le cose possano ancora cambiare, che non ci siamo tutti quanti rincoglioniti. (C.B.)
    • NARS Dragon Girl. Il mondo si divide fra chi odia il trucco e quelli (e quellE) che invece lo amano, con livelli di intensità variabili che spaziano da “Non disdegno un po’ di mascara nelle occasioni più’ importanti” a “Anna Tatangelo”. Io appartengo alla seconda categoria,e negli anni ho sviluppato un rapporto di discreta ma persistente dipendenza da matita nera (Margot Tenenbaum docet). Quest’anno ho scoperto Dragon Girl, un matitone rosso che più-rosso-non-si-può, che uso spessissimo e che mi fa sentire überstylish anche quando esco con i jeans rotti e la maglia “Osteria Bevonzo” di qualche post fa. (C.P.)
    • Aspettare gli autobus. L’ultimo mio ricordo del 2011 che credo valga la pena raccontare è, o meglio, sono le decine e decine di volte che ho aspettato un autobus. Io amo aspettare gli autobus. Non per la sensazione di panico che mi dà la paura di essere in ritardo, ma per le persone che lo aspettano con me. Prima, all’inizio, avevo i miei migliori amici. Se potessi rivivere per sempre un ricordo, sarebbero i dieci minuti passati ad aspettare l’autobus del ritorno con la mia migliore amica, sedute davanti all’impresa di pompe funebri, pronte a togliere gli zaini se dovevano entrare dei clienti, parlando, ridendo, scherzando su tutto. Adesso, sono ancora degli amici che mi tengono compagnia nel gelido inverno: sono diversi dalle persone che aspettano con me l’autobus in Italia, li amo meno, li conosco meno, ma ho lo stesso il cuore al caldo e una sensazione di speranza ogni volta che vedo la sagoma gialla che spunta dall’angolo. (S.L.)
    • Berlino in toto, tutta, dalla a alla z. Una città a cui non riesco a smettere di pensare. Berlino mi manchi. La prima volta che ci sono andata non avevo capito, faceva troppo freddo e l’ostello era troppo affollato. Poi sono tornata, quest’agosto. Mi sono innamorata, ho il cuore infranto. (M.M.)
    • I mughetti a San Fruttuoso, Camogli. Un posto di infinita pace. (M.M.)
    • Let England Shake di PJ Harvey. I miei dischi dell’anno sono sempre dischi vecchi. Quindi, tecnicamente, non sono veri dischi dell’anno. Il 2011 fa eccezione, perché a consumarmi è stato un album recente, ma al contempo radicato nel passato. Il concept è quello della Prima Guerra Mondiale raccontata dal punto di vista dei soldati inglesi; il suono è stratificato, ricercato e lieve. I testi aprono all’interpretazione, trasformando un ritmo sincopato in una pioggia di granate, una melodia inoffensiva in una cartolina brutale. Per questo dico che sono stata consumata dall’ultimo lavoro di PJ Harvey e non il contrario. (M.F.)
    • L’Irlanda d’inverno. Dublino d’inverno non è la classica vacanza, in nessun senso. Ho passato lì un paio di settimane alla fine di febbraio e il freddo pungente – che in genere detesto – aggiunge al brio della vacanza un tocco quasi magico. E’ appropriato, visto e considerato che gran parte del fascino Irlandese è da attribuirsi alla forte componente folkloristica che vede come protagonisti folletti ed elfi (con museo dedicato nel centro della città). Diffidate degli inesperti: sarà anche vero che Dublino non è una città enorme, ma ha componenti di attrattiva che si espandono ben oltre il Temple Bar. I miei preferiti: il Trinity College, il Dublin Castle e il James Joyce center. Fuori da Dublino: deliziosa Galway; imperdibili per amanti della natura le Cliff. (M.Con.)
    • My Week with Marilyn di Simon Curtis. Senza nemmeno aver visto The Iron Lady, credo la maggior parte dei premi “Miglior Attrice Protagonista” andranno a Meryl Streep, ed è per questo che invece scelgo di parlare di My Week With Marilyn, con Michelle Williams nel compito non facile di interpretare Marilyn Monroe. In tanti hanno criticato questa scelta, ritenendo Michelle troppo diversa da Marilyn e per questo poco adatta ad incarnarla. A parte il fatto che recitare nel ruolo di un’icona come la Monroe non sarebbe stato facile per nessuna, io credo Michelle abbia dimostrato di essere più che all’altezza della parte con la sua interpretazione intensa e dolceamara di una diva enigmatica, sexy, fragile e schiacciata dalla sua stessa fama. Chapeau Michelle. (C.P.)
    • La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell. Non c’è niente di più divertente del ridicolizzare i propri parenti, soprattutto se hai la fortuna di essere fornito di consanguinei che sembrano dei personaggi di un’opera di finzione. La mia famiglia e altri animali è, per una buona parte, una cronaca attenta e minuziosa della follia del parentado dell’autore. Il resto è un racconto della scoperta del mondo della storia naturale, che il protagonista fa sull’isola di Corfù, in Grecia. A conti fatti direi che questo è uno dei libri più belli che mi siano capitati tra le mani nel corso del 2011. (M.F.)
    • L’oggetto del mio 2011 è la matita per le sopracciglia. Una vera rivelazione. (M.M.)
    • Accabadora di Michela Murgia. Di questo romanzo, che lo scorso anno ha vinto il premio Campiello, si è scritto moltissimo. Mi limito dunque a segnalarlo tra i prodotti culturali che hanno lasciato traccia nel mio 2011 per il modo straordinario con lui la Murgia affronta il tema della morte, in particolar modo la morte delle donne. Se non l’avete ancora letto, vi prego di procurarvene una copia. (M.F.)
    • Fingere di essere una volpe. Apparire volpe agli occhi di chi, a sua volta, finge di essere un altro animale. Scoprire la storia sociale delle volpi. Cacciare lepri. Osservare volpi in cattività fino a perdere la ragione. (M.F.)
    • Nel 2011 ho avuto modo di riconfermare il mio amore per donne meravigliose come Adele, che con il suo 21 si riconferma essere una delle cantanti più toste su piazza al momento. Ho anche scoperto i Mumford and Sons che con il loro album d’esordio Sigh No More (2009) si sono fatti notare raggiungendo la seconda posizione in classifica britannica e statunitense dove è stato certificato platino. Acquisiscono maggiore fama nel corso degli anni 2010-2011 continuando a comporre canzoni premiate dai vari Awards, tra le quali The Cave, Little Lion Man e Roll away your stone. La mia preferita rimane comunque Winter Winds. (M.Con.)

(autrici: Chiara Puntil, Margherita Ferrari, Marta Conte, Marta Magni, Marta Corato, Caterina Bonetti, Silvia Lanotte)


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