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Rita Petruccioli

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Archivio Autore: Elisa Cuter
Gli illuminanti peccati delle donne nel Medioevo

Gli illuminanti peccati delle donne nel Medioevo

Da certe novelle del Boccaccio a Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda non mancano certo esempi di storielle osé ambientate nel Medioevo, ma I peccati delle donne nel Medioevo (ed. Laterza) di Georges Duby è un libro che merita quantomeno una rapida sfogliata anche da parte di chi, come me, ai secoli
Le gioie dello sbattezzo

Le gioie dello sbattezzo

Il mio remoto passato mi vede fervente cattolica, dodicenne indignata dagli amici che frequentano l’oratorio solo come luogo d’aggregazione e non per partecipare come me al gruppo di esegesi biblica. Verso i quattordici anni, con l’ingresso al liceo, la conversione. E i seguenti cinque anni a pontificare (appunto) con compagni di scuola, famigliari, insegnanti di
Film suoreschi

Film suoreschi

Di film in cui compaiono suore ce ne sono a bizzeffe, ma solo alcuni meritano la vostra incondizionata attenzione. Per aiutarvi a navigare questo curioso antro della cinematografia, abbiamo chiesto l’aiuto di Elisa Cuter e Alessio Rosa, che di queste cose se ne intendono. Anna – di Alberto Lattuada (ITA/FRA 1951) Silvana Mangano, la celebre
La ragazza senza piedi (ma con parecchio fegato e cervello)

La ragazza senza piedi (ma con parecchio fegato e cervello)

“La ragazza senza piedi” non è, come lascerebbe presagire la copertina, la storia della vita quotidiana di una ragazza senza piedi, fatta, come si potrebbe intuire, di cose normali che diventano un po’ più difficili e che prende inevitabilmente la piega del “ma è comunque una bella sfida e si riscoprono tante cose belle della
Il nastrone della settimana: Amore Tossico

Il nastrone della settimana: Amore Tossico

Come nel film di De Palma The addiction in cui la dipendenza da eroina è raccontata attraverso la metafora del vampirismo, quando penso al concetto di “fame” non riesco a non pensare alla droga. Non alla droga in generale, ché “la droga” non esiste, esistono le droghe, ognuna con un suo diverso uso, con un
Bronies: perché si può essere uomini e amare "My little pony".

Bronies: perché si può essere uomini e amare “My little pony”.

Questo articolo nasce perché mi sono accorta che sul web non ci sono pagine dedicate a questo fenomeno in italiano, mentre a mio avviso si tratta di qualcosa di importanza capitale. Come spiega questo video, i bronies sono i fan del cartone animato My little pony-Friendship is magic. Ho detto i fan. Maschi. Spesso adulti.
Con la speranza che si tratti di una satira: Géraldine di Arthur de Pins

Con la speranza che si tratti di una satira: Géraldine di Arthur de Pins

Una mattina Gerald si sveglia in un corpo di donna. Dovrà rendersi conto delle difficoltà che questo comporta nella vita di tutti i giorni, nel rapporto con l’altro sesso e sul lavoro, ma la strada che sceglierà di imboccare per ovviare al problema sarà quella di abbracciare in toto la sua “femminilità” e sfruttare la

Standing ovation per lo standing peeing

Con buona pace del femminismo differenzialista, devo affermare di aver sempre pensato che Freud avesse ragione riguardo all’invidia del pene. Se non altro perché avere un pene significa poter mingere ovunque (con il corollario non trascurabile di poter scrivere il proprio nome sulla neve). La scomodità che accompagna il gesto tanto ovvio dell’urinare per noi
Notti brave. Di uomini fedifraghi, paura della castrazione e costruzione del concetto di virilità

Notti brave. Di uomini fedifraghi, paura della castrazione e costruzione del concetto di virilità

Quella che intendo proporre (mi si conceda l’accademichese) è una riflessione sul tema dell’infedeltà maschile, a partire da tre figure di uomo molto emblematiche al riguardo nel cinema e nella televisione. Il primo personaggio a cui vorrei fare riferimento è John McBurney, detto McB, il protagonista del film del 1971 di Don Siegel The Beguiled

Introiezioni

«Stasera [inserire nome di locale x], vengo a prenderti alle nove, ok?» «Si, ma ci introiettiamo?» La conversazione di cui sopra avveniva via sms tra chi scrive e un’amica del liceo, dove, con arguta autoironia, “introiettarsi” stava per abbigliarsi in modo succinto. Quello che però ignoravamo, ma che l’espressione ancora più argutamente sottendeva, era che