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Attenzione a ciò che desiderate: “Uma del mo...

Attenzione a ciò che desiderate: “Uma del mondo di sotto” di Marta Baroni

Non sottovalutate mai i vostri desideri, perché potrebbero avverarsi. L’antica saggezza popolare insegna che non serve credere nella magia perché i desideri si realizzino, e che l’esito, anche se quello sperato, non è mai detto che porti al raggiungimento della tanto agognata felicità. È questo il tema al centro del nuovo graphic novel di Marta Baroni, dal titolo Uma del mondo di sotto (edito da Bao Publishing per la collana Babao), un racconto per bambini e ragazzi che ha per protagonista una giovane vichinga sui generis, Uma, che è orfana e desidera di potersi riunire con la propria famiglia al punto da farne un’ossessione. La magia poi farà il resto…

Marta Baroni è alla sua seconda prova da autrice completa, dopo il precedente Al sole come i gatti (uscito nel 2015, ne avevamo scritto proprio su queste pagine), in cui aveva scritto e disegnato una storia dedicata alla sua adolescenza e il suo rapporto con la città di Roma, dov’è nata e cresciuta. Ci siamo fatte raccontare tutto su questa nuova avventura editoriale.

uma - marta baroni

 

Partiamo da dove ci siamo lasciate: qual è stato il percorso che ti ha portato da Al sole come i gatti (un racconto autobiografico) a Uma, del mondo di sotto (un libro per ragazzi)?

Sono convinta che se non avessi scritto Al sole come i gatti non avrei potuto scrivere nient’altro! Quel libro è stato un passaggio necessario per me, in generale l’autobiografia a fumetti lo è stata. Era il modo più spontaneo per trovare il mio modo di raccontare, a quel tempo (era il 2014), era l’unico modo che avevo. Però non ho mai pensato di fare per sempre autobiografie a fumetti. Uma mi ronzava già nella testa, non aveva un nome ne una struttura, ma c’erano tutti gli elementi. L’avventura, la storia di formazione, la magia. C’era tutto quello che cerco nelle mie letture. A un certo punto mi sono chiesta che tipo di autrice volevo essere e questo libro, almeno per ora, è la risposta.

Mi racconteresti qualcosa di più sulla protagonista, Uma? Perché ad esempio hai scelto questo nome?

Uma è un nome di origine sanscrita, significa “luce”, “conoscenza”. Ossia tutto quello che Uma non ha, ma che deve necessariamente trovare per cambiare il suo destino. È una protagonista/antagonista ed è il primo personaggio veramente cattivo che ho creato. È fastidiosa, penosa, estrema in tutto quello che fa. È disperata. Anche se questo non è un fumetto autobiografico ovviamente come ogni opera nasce da un’esigenza emotiva. L’ho iniziato a scrivere perché mi sentivo come Uma e mi ha aiutato a esorcizzare; divertendomi un sacco.

La scelta dei riferimenti culturali che citi nel libro è molto particolare (Nirvana, This is England, Mc Donald’s..), come si collega al fatto che hai deciso di ambientarlo in Norvegia e di legarlo ai vichinghi?

Non volevo rinunciare a nessuno dei miei riferimenti, volevo la magia stile La storia infinita e la ribellione adolescenziale stile Skins. La Norvegia mi serviva per creare il pretesto magico, è ovviamente un luogo perfetto per parlare di leggende e mondi fantastici. Il protagonista, Killian, si trasferisce in Norvegia portandosi dietro tutto il suo bagaglio culturale, quello che citavi tu. Lui potrebbe essere inglese o irlandese, non sappiamo da dove viene e in fondo non ci interessa. Per me l’importante era che il mix dei due mondi fosse plausibile.

La palette che hai scelto vira decisamente ai colori freddi, all’opposto del tuo precedente libro. C’è una motivazione particolare?

Non è stata una scelta pensata. Per le foreste e cieli della Norvegia non potevo che scegliere colori del genere. Questa scelta mi ha anche permesso poi di sbizzarrirmi nel Mondo di Sotto, che invece è pieno di colori matti!

Il tema della storia è il desiderio, a un certo punto nella storia c’è questa frase: “Non ci è dato sapere come si realizzerà un desiderio. (…) Io vi consiglio di stare tranquilli, che non si scherza coi desideri.” La frustrazione è strettamente correlata al desiderio, e ha un ruolo pedagogico molto importante. Si dice che i bambini di oggi abbiano sempre più difficoltà a gestire il rifiuto perché dai genitori ottengono tutto quello che vogliono, trovandosi impreparati a gestire la frustrazione e a reagire. Sei d’accordo? La situazione di Uma era l’opposto, ma le conseguenze si sono rivelate comunque terribili. Cosa è accaduto a Uma e cosa può insegnare ai suoi lettori?

Sono molto d’accordo. Infatti la storia di Uma è in un certo senso è metafora del mondo in cui viviamo. Non so cosa può insegnare, sicuramente cerca di ricordarci che ogni tanto bisogna rallentare, smettere di guardare sempre altrove e rendersi conto di quello che si ha, e che si è. Sembra banale, ma in un mondo che ci vuole sempre perfetti e realizzati è fin troppo facile perdersi.

 


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