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Chi ha paura di Simone de Beauvoir? Intervista a J...

Chi ha paura di Simone de Beauvoir? Intervista a Julia Korbik

Simone de Beauvoir

Il mondo ha ancora bisogno di Simone de Beauvoir. Nel 2018 ricorreva il 110mo anniversario della nascita della scrittrice e filosofa francese, nata e vissuta a Parigi. “Donna non si nasce, lo si diventa” è l’assunto con cui viene più spesso ricordata, contenuto ne Il secondo sesso, il suo grande (in tutti i sensi perché lungo quasi 800 pagine) saggio del 1949, un testo seminale per la teoria del femminismo della seconda ondata.

Ricordata molto più spesso come compagna di Jean-Paul Sartre che come filosofa esistenzialista lei stessa, Simone de Beauvoir è stata soprattutto scrittrice, una delle più grandi del Novecento: scrisse molti romanzi, al cui centro poneva figure femminili complesse, e moltissimi memoir, per cui le dovremmo riconoscere il merito di pioniera del genere come lo conosciamo oggi. Da Memorie di una ragazza per bene fino a La terza età, l’autrice non si è mai risparmiata nel parlare della propria vita, consapevole dell’importanza della singola storia che diventa poi emblematica e paradossalmente universale.

 

Talvolta ho l’impressione che lei stessa, come pure il suo lavoro, siano caduti nell’oblio. Oggi Simone de Beauvoir semplicemente non è considerata rilevante. È congelata per sempre nelle fotografie in bianco e nero degli anni ’40 a Parigi, dove è rappresentata seduta al tavolino di un café, assorbita nei suoi pensieri o intenta in una conversazione con Sartre. In qualche modo, non è riuscita a farcela fino al 21esimo secolo. Se c’è una qualche conversazione che la riguarda, riguarda sempre Il secondo sesso (femminismo!) oppure Jean-Paul Sartre (relazione aperta!). Ma Simone era molto più di un’icona femminista o la compagna di un filosofo famoso.

Simone è diventata un’autrice molto citata, ma letta pochissimo. È più un mito che una realtà, che non si ha davvero il coraggio di approcciare. In molti vorrebbero leggere un libro scritto da Simone de Beauvoir, ma sono comunque intimiditi da lei e dal suo lavoro. Per loro, Simone è incastonata su un piedistallo, ma quel luogo non le appartiene veramente. Simone non si merita il trattamento sprezzante che le è spesso riservato, ma non si merita nemmeno la mistificazione che spesso le viene riconosciuta oggi. Simone non è passata di moda: molti dei suoi testi sono ancora attuali e sono molto significativi per le vite dei giovani di oggi. Beauvoir può essere un modello per loro, specialmente per le donne, anche oggi. ”

A scriverlo è Julia Korbik, un nome per niente noto in Italia: giornalista tedesca poco più che 30enne, ha fatto del femminismo uno dei temi portanti della sua ricerca. Ha esordito nel 2014, a 26 anni, con il saggio Stand Up! Feminismus für Anfänger und Fortgeschrittene (“Femminismo per principianti ed esperti”, per l’editore Kein & Aber), prima di buttarsi a capofitto sul suo saggio dedicato a Simone de Beavuoir.

A legare Julia a Simone è un sentimento incrollabile lungo oltre un decennio. Julia ha pubblicato Oh, Simone! Warum wir Beauvoir wiederentdecken sollten (“Perché dovremmo riscoprire Beauvoir”, per l’editore Rowohlt) lo scorso anno in Germania per ridare voce alla scrittrice francese e spiegare cosa la rende ancora così attuale, così importante per tutt* noi oggi.

Di sé Julia dice sempre di sentirsi francese nell’animo e che l’incontro con Beauvoir ha contribuito in maniera decisiva a portarla a studiare il francese e a trasferirsi a Parigi per qualche tempo, dopo gli studi. Julia sta girando la Germania per parlare del suo libro, che sta avendo anche un discreto successo di vendita presso il mercato editoriale tedesco, e presto uscirà anche un’edizione francese. C’è da sperare che questa chiacchierata le porti fortuna e magari convinca a portare Oh, Simone! anche qui da noi in Italia.

Oh, Simone! Julia Korbik

Ciao Julia! Ti va di raccontarmi come ti sei avvicinata a Simone de Beauvoir e come si è evoluto il tuo rapporto con il suo lavoro negli anni?

Ho iniziato a leggere Simone de Beauvoir quando avevo 18 anni… e non ho praticamente mai smesso! Simone mi ha accompagnato nel bello e nel cattivo tempo, e non passa un solo anno senza che io legga (o rilegga) uno dei suoi libri. Oggi sono molto più critica verso di lei di quanto lo fossi quando ho iniziato a scoprire il suo personaggio, i suoi libri o la sua vita. Ma rimane una delle mie più grandi ispirazioni, una persona che io ammiro. E continuo a scoprire nuovi aspetti di lei, cose che non conosco.

Come sei arrivata all’idea per il libro?

Da anni mi ronzava in testa l’idea di scrivere un libro riguardo Simone. Ma esitavo sempre: non sono un’accademica, che diritto ho di scrivere un libro del genere? Così ho deciso di cominciare il blog “Oh, Simone!”. In quel modo mi davo il permesso di scrivere pubblicamente di Simone de Beauvoir e condividere ciò che sapevo. Volevo renderlo interessante e divertente. Ero così felice che le persone cominciassero a leggere il blog e ho ottenuto molti feedback positivi. Un giorno stavo lavorando all’idea per un nuovo libro, un libro che non volevo veramente scrivere; mi sentivo frustrata e ho pensato: “L’unico libro che voglio veramente scrivere è un libro su Simone de Beauvoir”.  Per sfizio, ho deciso semplicemente di farlo. Mi ci sono voluti soltanto due giorni per scrivere la sinossi, perché avevo già una struttura ben chiara in testa. Volevo presentare Simone come una persona a tutto tondo, non soltanto come una femminista. Volevo renderla accessibile alle persone che forse sono persino un po’ spaventate da lei. Sono ancora stupefatta che abbia funzionato: il libro sta vendendo molto bene in Germania!

Quale metodo hai adottato e che tipo di approccio? Durante la scrittura hai scoperto cose nuove riguardo Simone e che ti hanno sorpreso?

Non posso dire di aver avuto uno specifico metodo di ricerca, perché ho letto e scoperto Simone de Beauvoir per oltre dieci anni e avevo già una bella quantità di informazioni nella mia testa. Sapevo dove andare a cercare se avevo bisogno di un fatto speciale o di un aneddoto. Ciò che mi ha più stupito però è stato constatare quanto le pagine di Beauvoir fossero ancora attuali. Me ne ero dimenticata. Un’altra cosa di cui non mi ricordavo era che avesse un gran senso dell’umorismo! Le sue lettere a Jean-Paul Sartre o al suo amante americano Nelson Algren spesso sono inaspettatamente spiritose, anche perché Simone tante volte non si prendeva troppo sul serio.

Un’altra sorpresa fu la relazione con Sartre. Sebbene ne sapessi già un sacco, durante le mie ricerche ho scoperto un libro sulla loro relazione che mi ha aperto gli occhi. Ci ho trovato un sacco di informazioni interessanti, cose che davvero ignoravo, per esempio che Sartre non fu il primo uomo con cui Beauvoir andò a letto. Mi ha permesso di approfondire la conoscenza che avevo di Simone e il suo rapporto con uomini e donne.

Quali letture suggeriresti per avvicinarsi alla sua opera?

Sto ancora approfondendo i suoi Cahiers de jeunesse, i diari che ha scritto quando era giovane. Non sono stati tradotti in Tedesco, che è veramente un peccato, perché in essi è possibile vedere come Beauvoir sia diventata la donna che era. Perciò, se parlate francese, ve li raccomando! Il mio libro preferito è L’invitata (in Italia edito da Einaudi, N.d.R.), il suo primo romanzo, in cui racconta di un ménage-à-trois a Parigi.

Un altro romanzo da scoprire è I mandarini, quello più famoso, che parla di intellettuali a Parigi dopo la Seconda Guerra Mondiale. I memoir sono molto affascinanti, perché narrano la sua vita: il mio preferito è Memorie di una ragazza perbene. Le lettere a Nelson Algren sono favolose: Algren non conosce la Francia e non ha idea di che vita conduca Beauvoir a Parigi. Quindi lei prova a spiegarglielo, e si rivela molto divertente. Inoltre ci sono alcune lettere d’amore bellissime. Non da ultimo: ovviamente dovreste leggere Il Secondo sesso!

Julia Korbik

Julia Korbik

Ecco, appunto. Ho approcciato Il secondo Sesso talmente tante volte, senza mai riuscire a leggerlo per intero. Tu dici anche che è stato frainteso il significato. Perché è ancora attuale (soprattutto per il femminismo)?

È davvero un libro importante, in tutti i sensi! Può mettere in soggezione. Quando dico che è stato frainteso (lost in translation), intendo in particolare la prima traduzione americana: l’editore ritenne che tutto l’impianto filosofico, l’esistenzialismo alla base dell’opera, fosse troppo complicato per i lettori americani, così un sacco di passaggi sono stati tagliati. Ci sono tante traduzioni poco fedeli che talvolta dicono l’opposto di ciò che Beauvoir intendeva realmente.

Il secondo sesso non è solo un’opera sociologica, ma anche filosofica. La sua premessa è l’esistenzialismo, non è possibile ignorarlo! Un esempio: quando Beauvoir parla della “situazione” delle donne, lo intende in un senso esistenzialista: una situazione rappresenta l’origine ma anche il limite della tua libertà individuale. Una situazione è determinata dalle circostanze che non ci scegliamo, per esempio biologiche, storiche o sociali. Tutto questo è un buon esempio del perché Il secondo sesso è ancora rilevante oggi: molte analisi possono ancora essere applicate, sono ancora vere.

Oggi parliamo di intersezionalità e, per quanto non potrei mai sostenere che Beauvoir fosse già una femminista intersezionale, lei intuiva realmente che le donne hanno esperienze differenti, che sono oppresse e discriminate in modi diversi. Perciò non c’è una sola “esperienza femminile”. Trovo anche interessante che Beauvoir abbia scritto della responsabilità delle donne quando si tratta del loro status nella società. Non incolpa le donne, ma dice che spesso scelgono di partecipare al patriarcato perché hanno paura o pensano che conferisca loro un vantaggio rispetto alle altre donne. Oggi usiamo l’espressione “sessismo interiorizzato” per parlare di questo fenomeno.

Stavo già lavorando al mio libro quando Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti e stavo rileggendo Il secondo sesso: ho scoperto un paragrafo in cui Beauvoir parla del perché le donne non dimostrano automaticamente solidarietà alle altre donne. Ed era talmente preciso, se pensiamo a quante donne bianche votarono per Trump alle elezioni! Beauvoir dice che è molto più probabile che le donne dimostrino solidarietà agli uomini della loro classe, piuttosto che alle donne di classi più povere o con una pelle di colore diverso. È stato illuminante e avrebbe potuto scriverlo subito dopo le elezioni…


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