Mei Fong alla National Gallery di Singapore nel 2016 (Credits: Lim Yaohui)

Mei Fong è una giornalista di origini cino-malesi, corrispondente del Wall Street Journal per la Cina, nonché vincitrice di numerosi premi, fra i quali il Premio Pulitzer per il giornalismo internazionale nel 2007 con un reportage sulle avverse conseguenze del fiorente capitalismo in Cina in materia di diseguaglianza sociale e inquinamento ambientale.

Nel 2016 ha pubblicato il libro One Child, The story of China’s most radical experiment: un reportage sulla controversa politica che dal 1980 ha limitato “ad uno” il numero di figli per ogni famiglia in Cina. Nel libro, Mei Fong esplora le cause che hanno portato all’istituzione di questa particolare politica, e le sue conseguenze a distanza di trent’anni, nonché possibili sviluppi dalla sua abolizione nel 2015.

Nata come esperimento sociale volto ad aumentare la crescita economica del paese, la “politica del figlio unico” ha in realtà condizionato e lacerato relazioni familiari e sociali, apportando in effetti molto meno beneficio economico di quanto si sperasse. A distanza di 35 anni, Mei Fong ci mostra come la Cina sia un paese vecchio, in rapida decrescita demografica, e con uno forte squilibrio fra il numero di uomini e donne.

Dal 2018 One Child è disponibile in italiano con il titolo Figlio Unico, Passato e presente di un esperimento estremo, nella traduzione di Olimpia Ellero per Carbonio Editore. Abbiamo avuto l’immenso piacere di leggerlo in anteprima, e di poterlo recensire per Soft Revolution. La tematica che Figlio Unico affronta è qualcosa di speciale nel suo genere: prima di Mei Fong nessun altro aveva mai investigato tanto a fondo cosa questa politica familiare avesse concretamente significato per la società cinese, e su larga scala, per quella mondiale.

La copertina dell’edizione italiana (Carbonio Editore)

Figlio Unico però non è solo informativo ed interessante, ma è anche uno dei libri dove la comprensione che si fa breccia nella testa leggendo un dato è immediatamente seguita da una fitta sottile di dolore al comprendere cosa questo abbia realmente significato nella vita di una persona. A rendere Figlio Unico così umano è il fatto che Mei Fong abbia deciso di inserire sé stessa all’interno della narrazione, intrecciando il proprio percorso di ricerca della maternità con quello delle persone da lei intervistate nel libro.

La genesi del libro

L’inizio del libro si colloca nel 2008, anno in cui un terremoto gravissimo colpisce la provincia sud-occidentale dello Sichuan. La rurale provincia dello Sichuan è stata la zona dove la politica del figlio unico è stata implementata e testata prima che venisse diffusa in tutto il paese. Il terremoto del 2008 cancella in pochi secondi un’intera giovane generazione, quella dei nati dopo il 1980: mentre i genitori lavorano lontano per mantenerli, ragazzi e bambini in età scolare vengono travolti e uccisi nel crollo delle scuole non a norma dove si trovavano nel momento del picco sismico. Nello stesso periodo, Mei Fong è incinta e viaggia nella provincia dello Sichuan per documentare il tragico evento. Il 2008 è però anche l’anno delle Olimpiadi a Pechino, l’evento che la Cina attende da tempo per stabilire una nuova immagine di forza e potenza agli occhi del mondo. Per l’autrice il 2008 è anche l’anno in cui la propria gravidanza viene interrotta bruscamente da un aborto spontaneo.

In questo contesto, l’autrice riporta fatti e storie di persone che hanno subito le conseguenze della politica del figlio unico con la stessa consapevolezza della propria condizione di donna, giornalista e madre. Lo fa dipingendo un ritratto memorabile e commovente del potere insostituibile dei rapporti familiari, e della solitudine esistenziale che ne consegue quando questi vengono meno. Mei Fong racconta situazioni sociali e tradizioni culturali cinesi poco note al pubblico occidentale, con ricchezza di dettagli e testimonianze reali di chi vive in prima persona le tremende ramificazioni della politica del figlio unico.

La politica del figlio unico è stata costruita attorno ad assunti astratti, e implementata nella maniera più dura e violenta tramite aborti, sterilizzazioni e neonati sottratti alle famiglie d’origine per essere adottate all’estero. Non solo: la sua propaganda è stata così martellante ed efficace da convincere un’intera nazione che la causa del suo sottosviluppo economico si celasse unicamente in una popolazione troppo abbondante. Invertire la rotta e cambiare la propria concezione di pianificazione familiare fondamentale è la sfida che la Cina deve affrontare per poter migliorare il proprio futuro.

Le ragioni che portano al desiderare uno o più figli sono molteplici, e per lo più misteriose. Figlio Unico mostra con chiarezza come limitare questo forte desiderio possa portare a conseguenze difficili da calcolare, e impossibili da rimediare, sia su piccola che su larga scala. Figlio Unico è un libro che ricorda a chi lo legge come non siamo individui sconnessi gli uni dagli altri nemmeno in una decisione privata come quella di formare una famiglia, di qualunque dimensione la si voglia.