Non diremmo un’assurdità se dichiarassimo che Jennifer Egan è una delle grandi voci della letteratura contemporanea. L’uso dell’espressione “grande voce” e non “scrittrice” non è casuale e serve per togliermi dall’impasse di usare una declinazione al femminile che per molti sarebbe una naturale e innocua presa d’atto di qualcosa di ovvio (il genere di appartenenza della scrittrice), per altri sarebbe una giusta (sacrosanta) rivendicazione, ma che forse non è così per tutti. A partire dall’editore Mondadori, che sul retro di copertina dell’edizione italiana di Manhattan Beach, l’ultimo romanzo dell’autrice, traduce in questo modo il commento di George Saunders: “Non conosco nessuno scrittore più bravo di Jennifer Egan”.

È ovvio che nel commento di Saunders la parola writer in inglese non presenta alcuna ambiguità, mentre la traduzione nella lingua italiana obbliga a una scelta (apparentemente ovvia) e fa sorridere scorgere una tale bizzarra incongruenza, per di più che sovrasta una sfilza di altre lodi. Perché definire Egan la migliore scrittrice, nella migliore delle interpretazioni, forse avrebbe voluto significare che l’ambito di competenza fosse ristretto alle autrici donne e non alla platea intera di “persone” che fanno della scrittura il proprio mestiere e vengono riconosciute per questo. Appurato che comunque Jennifer Egan rimane una donna e una scrittrice di talento sconfinato, nel suo nuovo romanzo il genere della protagonista è una variante fondamentale che ha portato tanti critici a definirlo un’opera femminista.

Ritratto di Jennifer Egan – Illustrazione di Sara Zanello

Si raccontano tanti aneddoti riguardo la vita di Egan: che avesse vissuto un po’ dappertutto insieme alla famiglia, che avesse un passato da punk prima e modella poi, che avesse rifiutato l’offerta di matrimonio di un giovane Steve Jobs, prima di stabilirsi a New York e crearsi una famiglia. Tutti dettagli che si possono leggere riflessi nell’opera che ha consacrato il suo talento e ne ha determinato il successo mondiale, Il tempo è un bastardo (A visit from the Goon Squad), premio Pulitzer 2011 per la narrativa.

Il libro, sfidando qualsiasi tipologia di romanzo mai scritto fino a quel momento, è un’insieme di racconti scritti con stili, voci e punti di vista differenti, ma che convergono nel raccontare uno squarcio di storia americana. Dopo La fortezza, Guardami e Scatola nera (tutti minimum fax), tre libri in cui l’autrice si confronta con diversi generi letterari, con Manhattan Beach (2017) Egan approda alla grande sfida di ogni novelist contemporaneo, il romanzo storico. A ritroso dal post-moderno al classico, stavolta sembra che Egan voglia prediligere l’abilità narrativa al virtuosismo.

Ambientato nella New York tra la Depressione e la Seconda guerra mondiale, il romanzo di Egan ricostruisce, con estrema plausibilità storica, la crescita di una giovane donna alla ricerca di un’identità e desideri, fino al compimento del suo destino. Il caro vecchio coming-of-age in tempo di guerra, ma in cui, colpo di scena, per una volta la protagonista è una donna. È Anna Kerrigan, 11 anni, ha una sorella minore disabile e un rapporto speciale con il padre Eddie, il quale fa del suo meglio per sostenere la famiglia in tempi di crisi, per poi scomparire senza lasciare traccia.

Anna, la bambina forte e risoluta, diventa Anna, la brava ragazza giudiziosa, impiegata al cantiere navale a offrire il suo aiuto alla patria mentre tutti gli uomini sono impegnati al fronte. Anna non ha paura e vuole scoprire il mondo, spesso di nascosto dal giudizio degli altri, e con questa curiosità, osservando fuori da una finestra degli uffici del porto, vede un palombaro immergersi e capisce che è quello che diventerà. Il genere non preclude alla protagonista di inseguire i propri sogni, ma le difficoltà, come prevedibile, sono tante. Più che definirlo un libro femminista, la definirei una storia, o meglio un personaggio, che pienamente spiega lo spirito, le lotte e l’interiorità femminile senza scomodare alcuna ideologia.

Anna è il compimento della donna emancipata, tanto sicura e forte da rendere difficile a volte provare simpatia. Ma questa è la lezione più importante che possiamo imparare, tutt*, dal femminismo: le donne non se ne fanno niente dell’approvazione o della simpatia, e devono lottare duramente per affermarsi, oggi come ieri. Egan fa un’operazione controtendenza: ora che sono tornati in auge i romanzi distopici che raccontano società degenerate che mostrano la brutalità degli effetti delle differenze di genere (Ragazze Elettriche di Naomi Alderman, Miden di Veronica Raimo, ma anche il rinnovato successo de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood e della raccolta Le visionarie di Zero edition), Egan indaga il passato e lo ricostruisce con una scrupolosità scientifica per delineare lo stesso effetto. Ogni evento, ogni luogo citato è frutto di una ricerca accurata, per cui Egan ha messo in campo la propria attitudine giornalistica.

New York è l’unico maestoso palcoscenico possibile per una vicenda tanto audace, non una città qualsiasi: la città emblema del dominio culturale del secolo americano, la vera protagonista dei grandi romanzi del Novecento, scritti da uomini. Infatti l’attenzione è qui rivolta non alla città di cemento e vetro, quella dei grattacieli del potere, ma al mare.

I vecchi lupi di mare partecipavano di un mito originale, essendo vicini alla radice di tutte le cose, inclusa la lingua. […] Quante espressioni del linguaggio comune derivavano dal mare, da “filo rosso” a “dar fondo” a “girare al largo” a “ingolfarsi” fino a “l’ultimo anello della catena”. Usare quelle espressioni in senso pratico lo faceva sentire vicino a qualcosa di fondamentale, a una verità più profonda di cui gli sembrava di avere già intuito, allegoricamente, i contorni quand’era ancora sulla terraferma.

L’acqua è l’elemento femminile per eccellenza e in questo romanzo è una forza inarrestabile che circonda ogni cosa, che porta via l’amato padre lasciando da sola Anna proprio nel momento in cui diventerà donna. Pur trattando l’esperienza femminile, coerente contro gli stereotipi, in Manhattan beach l’amore romantico non esiste, ma lascia ampio spazio all’amore tra padre e figlia, alla passione fisica, all’ambizione.