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I nostri preferiti del 2018: libri e fumetti

I nostri preferiti del 2018: libri e fumetti

Qui non può trovarmi nessuno – Milena Jesenskà

Di Alessandra Perongini

Milena Jesenskà è stata per la cultura europea sempre e soltanto “la destinataria delle lettere di Kafka”, “l’amore impossibile di Kafka”. Quest’anno è uscito invece un volume che raccoglie i suoi scritti, i suoi interventi di giornalista e le sue storie di vita. Mi sento di citare Qui non può trovarmi nessuno tra i preferiti dell’anno innanzitutto per questo, per il valore simbolico di un’operazione editoriale che ha voluto restituire importanza alla voce autoriale di una donna, slegandola dal ruolo ancillare al quale era stata fino ad ora relegata.La penna di Jesenskà è semplice, leggera, a tratti naïve, ed ho trovato avvincente il suo modo di attraversare temi come la guerra, con tutte le conseguenze sulle vite dei singoli, in un modo che riesce sempre a restare lieve, non pesante, senza alcuna pretesa di riuscire a formulare affermazioni universali.


Freddy Stories – Melissa Mendes

Di Valeria Righele

Pur essendo uscita nell’anno in cui è nato Soft Revolution (il 2011), l’opera di debutto di Melissa Mendes è finita nel mio radar solo quest’autunno. Che ritardo imperdonabile! Freddy Stories è un fumetto apparentemente semplice – disegni essenziali, in bianco e nero; dialoghi ridotti all’osso – che tratta però con grande sensibilità e rispetto la sua giovane protagonista, Freddy. Una bimbetta solitaria e riflessiva, spesso scambiata per maschio per via del suo aspetto androgino, che quando non è a scuola passa il tempo sdraiata sul prato oppure giocando col suo cane, nel fango. La sua vita è tutt’altro che avventurosa, e lei non è di certo un’eroina: ma credetemi se vi dico che è uno dei personaggi più veri e autentici che abbia mai trovato in un fumetto quest’anno.


Nina sente – Claudia De Lillo

Di Salomè Sodini

Nina è una madre divorziata che prova a crescere da sola il figlio adolescente come può (teoricamente avrebbe anche un ex marito pieno di soldi a cui chiedere aiuto, ma il rancore che prova nei suoi confronti la fa desistere dal farlo) e che, fra le ripetizioni e una laurea in scienze politiche mai portata a termine, cerca di ricostruirsi ereditando il lavoro di autista NNC di suo padre e diventando l’autista di una importante banca milanese. Suo malgrado, si trova ad assistere dal posto del conducente a un intrigo economico che diventa sempre più grande e che inizia a coinvolgere anche persone a cui tiene molto, avvicinandosi pericolosamente ai suoi affetti.
Nina sente è un giallo, ma è anche un ritratto di una città, Milano, e della varietà di personaggi che la abitano. Si parla di famiglia, si parla di radici, di eredità e di futuro, si parla di perdono. Il punto di forza di questa storia non è tanto la trama, ma la caratterizzazione dei personaggi: nessuno di loro ha completamente ragione, nessuno di loro ha completamente torto, ognuno vive la propria storia meglio che può.


Città sola – Olivia Laing

Di Veronica Tosetti

«Si può essere soli ovunque, ma la solitudine che viene dal vivere in una città, circondati da milioni di persone, ha un sapore tutto suo». Olivia Laing è inglese e ha seguito il suo (allora) amante fino a New York: finita quella relazione, ritrovarsi soli può avere il sapore della disperazione se accade nella più frenetica città del vecchio Occidente. Non si parla di eremiti in questo saggio, ma di grandi uomini e donne che hanno fatto dell’arte grandiosa a New York, dissezionando il concetto di solitudine fin nelle sue minime particelle costitutive. Forse la solitudine è la condizione primaria per l’atto creativo, o forse è la condizione esistenziale a cui ci sta riducendo questa epoca.

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L’educazione – Tara Westover

Di Marta Magni

Il libro che prima ho letto e poi ho iniziato a regalare in giro perché così tanta bellezza va condivisa (ottima idea per le madri a Natale, intanto che ci siamo). Una storia vera: l’autrice nasce nel 1986 nel mezzo di un’America molto mormona nel mezzo di una famiglia molto, molto mormona. Niente scuola, niente tv, solo Bibbia obbedienza e duro lavoro. Stacco all’anno 2014, l’autrice ultima il suo dottorato in storia a Cambridge. Nel mezzo c’è tutto un romanzo sulla famiglia, l’educazione, l’emanciparsi e la solitudine. Non il miglior libro del 2018 ma solo perché quest’anno ho letto anche questo.

 

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La giusta mezura – Flavia Biondi

Di Caterina Bonetti

Le relazioni sono un casino. Il precariato è un casino. Ma questo è niente. Le relazioni precarie, giocate fra quattro mura da smezzare con un parterre di coinquilini e pensieri ingarbugliati sul proprio domani, quelle – sì – son cose pericolose. Flavia Biondi racconta un amore che non sa come crescere. Una giovane donna che reagisce alla fine di una protratta adolescenza fuori sede forzando i rapporti, tirando la corda per vedere che succede quando, inevitabilmente, si spezza. Non ci sono buoni e cattivi, ma tutta la complessità che implica una relazione matura, con i suoi abissi e i suoi compromessi, e che solo nella trasfigurazione letteraria cortese riesce a trovare la voce giusta per potersi esprimere. Nella ricerca della giusta mezura.


Il sogno della macchina da cucire – Bianca Pitzorno

Di Margherita Brambilla

Il sogno della macchina da cucire: non è la prima volta che Bianca Pitzorno scrive di giovani cucitrici. Già in La bambinaia francese, ago e filo venivano dipinti come gli strumenti con cui le sartine a giornata cucivano non solo gli abiti su misura, ma anche il loro future. Questo talento, insegnato di donna in donna, diventa il simbolo di un’emancipazione che parte dal mondo femminile ma che non ha il sapore del separatismo – semmai, come tutti i lavori della Pitzorno, sa della forza quotidiana e storica delle donne che hanno cucito il proprio destino.

 

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On A Sunbeam – Tillie Walden

Di Laura Vivacqua

Dopo il successo in forma di webcomic, arriva l’edizione cartacea di On A Sunbeam per l’americana First Second. Siamo nello spazio, in compagnia di un equipaggio tutto al femminile che si occupa di restaurare antichi edifici abbandonati: tutti i personaggi sono ben caratterizzati e perfettamente distinguibili nonostante il tratto semplice di Walden e le sue palette elementari che pur trasmettono chiaramente l’atmosfera delle diverse fasi del racconto. Incertezza per il futuro, amicizia e amore ai tempi dell’adolescenza e non solo: un racconto LGBTQ+ dove, finalmente, identità e sessualità hanno il giusto peso al fine di non rendere stereotipata e pesante la narrazione.


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