La resilienza, in ecologia, è la velocità con cui una comunità ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato. Questo termine è stato traslato nella psicologia per indicare la capacità di un individuo di fronteggiare momenti ed esperienze negative e ritornare a uno stato di equilibrio. Nei bambini, in particolare, questa capacità viene associata ad alcune qualità, come alta autostima, senso di competizione, apertura e controllo di fronte a nuove situazioni, successo nelle interazioni verbali e interpersonali, interesse verso nuove attività e fiducia verso il futuro. La resilienza viene comunemente individuata come una delle qualità cardine per il successo scolastico.

Oggi la resilienza viene considerata una caratteristica fondamentale negli adulti per sopravvivere nella società stressante e iper-competitiva in cui siamo immersi. Sin dalla tenera età, ogni individuo è spinto a una gara senza fine dove a vincere è chi ottiene i risultati migliori: non solo nella scuola, dove i bambini più resilienti hanno i voti più alti, ma anche nello sport, nell’hobbistica, nella dieta, nelle amicizie, nel catechismo e così via.

Parents’ perceptions of their child’s resilience and competencies

Uno studio del 2006 condotto dalle psicologhe finlandesi Riitta Kärkkäinen, Hannu Räty, Kati Kasanen, aveva suggerito che la percezione da parte dei genitori delle capacità del proprio figlio influenzi queste stesse capacità e, in particolare, che la fiducia che i genitori ripongono nel bambino sia cruciale per lo sviluppo della sua resilienza.

Un secondo studio del 2009 delle stesse esperte ha dimostrato invece come la fiducia dei genitori sia riposta in modo diverso a seconda del genere. Il successo scolastico delle bambine verrebbe infatti valutato maggiormente rispetto a quello dei maschi, con l’eccezione della matematica, per la quale i bambini sono visti come più dotati rispetto alle bambine. Ciò che è interessante è che i successi delle femmine vengono attribuiti allo sforzo e all’impegno a scuola, mentre i successi dei maschi vengono attribuiti al talento. Le bambine, inoltre, sono percepite come più persistenti, forse perché viste come più diligenti rispetto ai maschi. Insomma, a far scattare la fiducia nelle figlie sarebbe l’ubbidienza, mentre nei figli le capacità innate.

Questione di fiducia

Secondo la filosofa canadese Trudy Govier, la fiducia si basa su tre caratteristiche fondamentali:

1. Quando ci fidiamo di una persona, ci aspettiamo che faccia la cosa giusta e abbiamo nei suoi confronti delle aspettative indeterminate che non si possono ridurre al semplice “fare tutto ciò che è specifico del ruolo sociale che quella persona ricopre”.

2. Scegliendo di chi fidarci, andiamo oltre la semplice evidenza delle sue azioni e mettiamo in atto un giudizio più “olistico”.

3. Gli aspetti della fiducia e della sfiducia sono dimensioni critiche nel nostro sistema di credenze sul mondo sociale.

Riporre o no la nostra fiducia in una persona deriverebbe quindi da un mix complesso che include il modo in cui quella persona si comporta, l’affetto personale che proviamo per lei e un costrutto sociale più ampio. Quest’aspetto della fiducia è molto importante e si può ricollegare a quel tipo di fiducia che riponiamo, ad esempio, nell’autorità o nella legge. La fiducia di un genitore nei confronti di un bambino dipenderà quindi non solo dalla stima o dall’attaccamento della madre o del padre nei confronti del figlio, ma anche dal contesto sociale in cui entrambi i soggetti si muovono. E questo contesto sociale include anche i ruoli di genere.

Dire che i genitori siano meno fiduciosi nei confronti delle figlie femmine è un po’ una generalizzazione, ma è sicuramente qualcosa che molte ragazze hanno provato sulla propria pelle.

Ho condotto un semplice sondaggio anonimo su 100 conoscenti per capire cosa ne pensano i miei contatti. Al sondaggio hanno risposto 81 persone che si identificano maschi, 15 femmine, 3 queer e una persona che non ha specificato il genere. In generale, conquistare la fiducia dei genitori è risultato difficile per il 18% dei partecipanti durante l’infanzia, mentre la percentuale si alza al 32% durante l’adolescenza. La percezione globale del fenomeno è così ripartita:

  • Secondo il 51% dei partecipanti, i genitori ripongono maggior fiducia nei figli maschi;
  • Secondo il 28% dei partecipanti, non ci sono differenze fra figli maschi e figlie femmine;
  • Secondo il 21% dei partecipanti, i genitori ripongono minor fiducia nei figli maschi.

L’86,3% ritiene che si tratti di un problema di discriminazione di genere. Di 44 persone femmine o queer che hanno dichiarato di avere fratelli maschi, il 55% ritiene che i genitori abbiano riposto più fiducia nei fratelli che in loro. In generale, i partecipanti di sesso femminile e quelli che hanno avuto problemi ad ottenere la fiducia dei genitori durante l’adolescenza, sono più propensi a ritenere che i figli maschi siano avvantaggiati.

Tra le ragioni che i partecipanti al sondaggio hanno indicato come possibili per una minore fiducia verso le figlie femmine, c’è prima di tutto il fatto che le bambine possono incorrere in più pericoli rispetto ai maschi. La protezione delle figlie sarebbe quindi il motivo per una minore fiducia nei loro confronti. Anche quest’aspetto fa parte del problema dei ruoli di genere e, in particolare, fa parte di quel sessismo interiorizzato che ci porta spesso a vedere la donna (in questo caso la bambina) come una vittima.

È vero, il mondo sa essere molto crudele con le ragazze, ma non bisogna sottovalutare il ruolo che l’educazione e la fiducia dei genitori possono avere nello sviluppo di autodeterminazione e consapevolezza. Tenerle in una torre d’avorio non servirà a rendere le bambine più coraggiose e più indipendenti. O più brave in matematica.

La tanto decantata resilienza è, se vogliamo, una conquista ancor più difficile per le donne di oggi e di domani. Educarle negli anni cruciali della loro scoperta del mondo e, soprattutto, avere fiducia nelle loro capacità potrebbe essere la strada giusta per scrollarsi di dosso secoli di sopraffazione.


Fonti

Kärkkäinen Riitta, Räty Hannu, Kasanen Kati, Parents’ perceptions of their child’s resilience and competencies, European Journal of Psychology of Education, XXIV-3, Settembre 2009, pp. 405-419.

Govier Trudy, Trust, Distrust and Feminist Theory, Hypatia, VII-1, Winter 1992, pp. 16-33.