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“Fidanzati dell’inverno”: impara...

“Fidanzati dell’inverno”: imparare ad affrontare noi stessi e il mondo che abbiamo intorno

Una delle uscite fantasy più attese del 2018 è stata la traduzione italiana di Fidanzati dell’inverno, primo della saga dell’Attraversaspecchi scritto da Christelle Dabos nel 2013 e diventato successo editoriale in Francia. C’è stata molta aspettativa intorno a questo libro (ora edito da edizioni e/0): qualcuno lo paragonava a Harry Potter, qualcun altro faceva il nome di Philip Pullman, qualcun altro ancora ci ha perfino visto Trono di Spade all’interno. Sembrava che potesse piacere davvero a chiunque.

 

Poi c’ero io, che di fantasy non ne leggevo più così tanti e che l’ho comprato solo qualche tempo dopo che è uscito, senza averlo mai sentito nominare prima, sotto consiglio di un amico: secondo lui, alcuni momenti fra Ofelia (la protagonista femminile) e Thorn (il protagonista maschile) ricordavano quelli fra Sophie e Howl de Il castello errante di Howl, quindi io, che li ho amati entrambi, dovevo assolutamente leggerlo.

Dunque, l’ho comprato aspettandomi una incredibile storia d’amore e tanti momenti carini nel mezzo: nonostante Fidanzati dell’inverno (Tome 1-Les Fiancés de l’hiver, in originale) non si sia rivelato nemmeno lontanamente quello che mi aspettavo, l’ho concluso in un giorno senza essere riuscita a staccare gli occhi dalle pagine nel mentre e con un bisogno disperato di parlarne con qualcuno. Di seguito, troverete i motivi per cui si è compiuta questa magia:

1. Non è una storia d’amore

Il fatto che io, di solito inguaribilmente romantica, indichi come primo punto positivo il fatto che non sia una storia d’amore, forse dovrebbe essere preoccupante, ma non è così. Fidanzati dell’inverno parte da una premessa abbastanza scontata (il matrimonio combinato fra due che non si sono mai visti prima e quando si vedono non si sopportano), ma arriva a uno sviluppo per niente banale.

Almeno in questo primo libro, questa premessa viene trattata in maniera molto realistica – Ofelia viene messa in guardia dalle possibili conseguenze di un suo comportamento niente affatto remissivo nei confronti del suo promesso sposo – e si sviluppa senza forzature. A voler per forza trovare una pecca, potremmo dire che i due, oltre a non sopportarsi, sono anche incapaci di comunicare e le occasioni in cui si incontrano sono un po’ frustranti non soltanto per loro, ma anche per il lettore: chissà se per lo sviluppo della storia si rimedierà a questo inconveniente per far evolvere in una qualche direzione il loro rapporto!

2. Ofelia

Tra le critiche che questo libro ha ricevuto, c’è l’accusa di personaggi deboli e poco dettagliati. Se posso capire questa critica mossa a Thorn, di cui non si sa granché, visto che la storia viene raccontata in terza persona con il punto di vista limitato soggettivo di Ofelia, non riesco a vedere come si possa applicare all’eroina della storia.

Ofelia è la custode di un museo, timida e impacciata. Vive sull’Arca di Anima, dove il sole splende e (quasi) tutti sono cortesi; potrebbe sembrare uno stereotipo ambulante, la classica protagonista dei paranormal romance che aspetta di essere salvata e/o, a un certo punto, si sveglia dotata di poteri straordinari e grazia innata, invece no. Ofelia, nonostante sia più introversa che timida, abbia un gusto discutibile in fatto di vestiti e qualche problema di mobilità (per cui, nel corso della storia, viene fornita una spiegazione molto sensata), si mostra consapevole e decisa fin dalle prime pagine, pur facendo ogni tanto qualcosa di stupido e subendo, anche per questo, una necessaria evoluzione all’interno della storia. Mi è piaciuto vedere un personaggio femminile indipendente all’interno di un romanzo, senza che per forza ricada nello stereotipo della badass.

L’autrice, Christelle Dabos (classe 1980)

3. Thorn

Il promesso sposo di Ofelia si chiama Thorn, è molto alto, molto magro ma molto minaccioso, proviene dall’Arca Polo e, per motivi a noi sconosciuti, sembra che voglia sposare una ragazza dell’Arca di Anima – e no, “la generosa fecondità” per cui sono conosciute all’interno del mondo della Dabos non è l’unica spiegazione.

Estremamente maleducato e addirittura un po’ cafone, non fa molto per risultare simpatico né a Ofelia e alla sua famiglia, né al lettore: a onor del vero, tuttavia, dobbiamo riconoscergli che non ha mai comportamenti abusanti nei suoi confronti, a differenza di altri protagonisti maschili di storie appartenenti a questo genere letterario. Semplicemente, la ignora e sembra più scocciato dalla situazione che arrabbiato. Vive in un mondo molto freddo e molto cattivo, dove – a differenza di Anima – la gente appartiene a famiglie rivali e passa il tempo ad uccidersi. Lui stesso è un assassino, ma scopriamo che ha il lavoro più normale del mondo: è un contabile, anzi, un intendente, il perno della contabilità dell’Arca Polo, ma pur sempre un contabile.

Una delle critiche mosse più di frequente a questo personaggio è quella di aver tenuto nascoste cose a Ofelia e di averle impedito di crescere o andare avanti nella storia, ma non sono d’accordo: semplicemente, le storie dei due fidanzati vanno avanti in quasi parallelo fino alla fine del romanzo, senza che lui sappia di lei e viceversa.

4. La magia è ovunque

In ogni fantasy che si rispetti, i personaggi (alcuni/tutti) sono dotati di poteri magici. Personalmente apprezzo moltissimo quando chi scrive riesce a inserire qualcosa di magico nelle piccole cose di ogni giorno, senza lunghe spiegazioni su come funziona questo o quel potere e Christelle Dabos sembra riuscirci piuttosto bene.

Di Ofelia ci viene detto che è una Lettrice molto dotata (nel mondo della Dabos saper leggere significa vedere la storia degli oggetti semplicemente toccandoli) ma anche che, sola della sua famiglia, ha la capacità di attraversare gli specchi per spostarsi da un posto all’altro. Thorn non viene mai visto fare alcunché direttamente, ma sappiamo – dalle memorie dell’antenata di Ofelia che visitò quel luogo molti anni prima – che sull’Arca Polo le persone hanno “poteri straordinari”: perlopiù, a seconda della famiglia a cui appartengono, scopriamo che hanno a che fare con le illusioni, oppure con la capacità di aggredire gente senza toccarla. È anche il caso di Thorn, la cui discendenza non è certa, oppure è in grado di fare qualcos’altro ancora?

5. La creazione di un nuovo mondo (o il vecchio mondo fatto a pezzi?)

Una delle problematiche ricorrenti, per gli scrittori di fantasy, è quella della creazione di nuovi mondi. Sembra divertente, ma spesso si finisce ad ambientare le proprie storie in una storta di medioevo pieno di cavalieri, dame e maghi che ricorda pericolosamente quello di Tolkien. Christelle Dabos intraprende una strada diversa e immagina la nostra Terra, in un futuro indefinito (o in un passato che non c’è mai stato), fatta a pezzi dal capriccio di una divinità e divisa in zolle di terra che fluttuano nell’universo, nelle più disparate condizioni climatiche, intorno a quello che è il Nocciolo del mondo, descritto ormai come “inabitabile”, circondato da una coltre di nubi e colpito da fulmini o eruzioni di vulcani tutto il tempo.

Nonostante in questo primo libro non venga granché esplorata, la premessa dell’ambientazione è originale e costituisce una scenografia credibile per molte altre storie – a oggi, in Francia sono stati pubblicati altri due volumi della saga de L’attraversaspecchi, che edizioni e/o ha intenzione di tradurre prossimamente con i titoli Scomparsi di Chiardiluna e La memoria di Babele.


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