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Storia della cosmonauta Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio

Ho sempre pensato che il termine cosmonauta fosse molto più affascinante ed evocativo del suo parente più conosciuto, l’astronauta. Utilizzato nella corsa allo spazio solo per distinguere gli esploratori in orbita russi da quelli statunitensi, la differenza tra cosmonauta e astronauta all’apparenza sembra davvero non esserci, se non quella che fa riferimento allo schieramento politico.

In greco, però, cosmo significa ordine: i Greci usavano questo termine per indicare il mondo nella sua totalità, la Terra e tutto quello che ci sta attorno, nel suo funzionamento armonioso regolato da leggi che, anche se non totalmente comprensibili, erano da considerarsi assolutamente valide proprio in quanto misteriosamente e perfettamente funzionanti.

Mentre m’immagino quindi l’astronauta che, con il solito entusiasmo americano un po’ caciarone e arrogante, schizza verso le stelle dirigendo la sua astronave con decisione verso l’alto, il cosmonauta lo vedo lì che si guarda attorno, il naso schiacciato contro il finestrino della sua capsula, che si gode l’ordine ancora incomprensibile dell’universo che lo circonda.

Mi immagino così anche la cosmonauta Valentina Tereshkova, durante il suo volo di 2 giorni 22 ore e 50 minuti attorno alla Terra, cinquantacinque anni fa.

valentina tereshkova prima donna nello spazio

© Sputnik

Chi era la prima donna nello spazio?

Il 16 giugno 1963 la navicella Vostok 6 si stacca da terra e dalla Terra, entrando in orbita. All’interno, la 26enne Valentina Tereshkova inizia la sua avventura spaziale in solitaria.

Valentina Tereshkova era una paracadutista e un’operaia tessile, che si era trovata nel momento giusto al posto giusto per poter diventare la prima donna della storia a raggiungere lo spazio. Forti del primato del 1957 ottenuto con Laika e quello del 1961, conquistato da Yuri Gagarin che batté gli Americani nella corsa allo spazio diventando il primo uomo a raggiungere lo spazio, e con l’intento di studiare gli effetti diversi del cambio di pressione e dell’assenza di gravità sul corpo femminile rispetto a quello maschile, i Sovietici iniziarono a selezionare, tra centinaia di candidate, la loro prima cosmonauta.

Iscritta e militante del Partito comunista, di origine proletaria e con una certa esperienza con il vuoto grazie al patentino di paracadutista — insomma, un po’ per talento e un po’ per fortuna —, Valentina fu selezionata tra le donne che potevano avere accesso alle fasi preparatorie alla missione. Durante questo allenamento, erano previsti anche periodi da trascorrere in ambienti chiusi in cui la temperatura veniva portata fino a 70°C o in isolamento in stanze insonorizzate per dieci giorni consecutivi.

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La Tereshkova in allenamento prima della sua missione, 1963 / © Memorial Museum of Cosmonautics, Mosca

A 26 anni, dieci anni in meno del più giovane astronauta americano dei Mercury Seven, Valentina Tereshkova batte tutte le altre candidate ed è pronta a partire per la sua prima missione. È il 16 giugno 1963 e si alzano in cielo due navicelle, quella del cosmonauta Valery Bykovsky e quella della prima cosmonauta della storia, la Tereshkova, che dopo aver compiuto 48 orbite attorno al pianeta tornerà sulla Terra, totalizzando più ore nello spazio in una sola missione di quante ne avessero fatte tutti gli astronauti d’oltreoceano messi assieme.

Anche questo primato è stato un colpo di fortuna — per quanto rischiosa. La missione di Valentina sarebbe infatti dovuta durare poco più di ventiquattr’ore, ma durante il volo si accorse che le coordinate per il rientro erano completamente errate e la stavano spingendo sempre più verso l’esterno. Mantenendo sangue freddo e professionalità, nonostante fosse consapevole di non avere abbastanza cibo a bordo e dormendo il più possibile per risparmiare le forze, dopo 2 giorni 22 ore e 50 minuti Valentina Tereshkova riuscì a rientrare sulla Terra, il 19 giugno 1963.

Americani, Asiatici, lo dicono tutti, lo dice chiunque sia stato nello spazio: tutti abbiamo visto la stessa cosa, che la Terra è così bella e così fragile. Dobbiamo proteggerla.
–  Valentina Tereshkova

I primati di Valentina Tereshkova

La Tereshkova non è solo stata la prima donna in assoluto a raggiungere lo spazio. È stata anche:

  • la prima e unica cosmonauta a compiere un viaggio in orbita in solitaria;
  • il primo civile nella storia a raggiungere lo spazio;
  • il primo generale donna nell’esercito sovietico;
  • la prima madre a essere stata nello spazio.

Senza contare che, dopo il suo volo, ci vorranno 19 anni prima che un’altra donna, la russa Svetlana Savitskaya, riesca a raggiungere di nuovo lo spazio.

Basterebbe anche solo uno di questi punti per rendere la Tereshkova una sorta di eroina, senza dubbio una pioniera. Ma il suo celebre e indefesso appoggio al sistema sovietico prima e a Putin poi la rende un personaggio politico da guardare di sbieco, con estrema diffidenza, se non fosse altro che per la propria coerenza ferrea, che non si è mai lasciata scalfire.

Come ha chiarito Mary Dejevsky, corrispondente del Guardian all’estero e a Mosca in particolare, la Tereshkova appartiene a quella generazione nata e cresciuta in una sorta di spinta collettiva caotica, di cui la corsa allo spazio era solo una delle tante espressioni, dove la paura di non essere conforme e, soprattutto, di non sapere conformarsi era costante, una generazione per la quale l’autoritarismo sembra l’unica soluzione.

Eppure mi piace pensare a una Valentina Tereshkova giovane, eccellente in un campo in cui non sapeva ancora di poter eccellere così tanto da diventare la prima e, per diciannove anni, l’unica, che alla mia stessa età, ma cinquantacinque anni fa, è in una capsula pronta a entrare in orbita, dopo aver salutato i genitori dicendo che si sarebbe assentat per poter partecipare a una competizione di skydiving.

Proprio così: i genitori della prima donna nello spazio hanno scoperto cosa stava combinando la figlia dalla radio.


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