Se provo a pensare alla mia adolescenza, i ricordi più piacevoli risalgono alle ore trascorse a giocare, che si trattasse di gdr online text based (in cui i giocatori creano dei personaggi e li fanno muovere e vivere descrivendone a parole le azioni) o di videogiochi.
C’è però anche un ricordo brutto legato ai videogiochi, risalente alla tenerissima età di dieci anni: temporaneamente di stanza a casa di mia zia, mio cugino mi avrebbe perseguitata per giorni imitando il personaggio di Oddworld: Abe’s Odissey, un platform horror in cui un alieno, impiegato schiavizzato appartenente ad una razza discriminata, era protagonista di una ribellione dal basso portata avanti eliminando i suoi avversari con poteri psichici, che ne causavano l’esplosione in piccoli pezzi di carne (in modo alquanto teatrale e, se ci ripenso oggi, buffo). Quel gioco per me truculento mi avrebbe procurato gli incubi, costringendo i miei ad aspettare che la nostra nuova casa fosse completamente ristrutturata approfittando dell’ospitalità di un’altra zia.

Eppure, se ripenso all’approccio di mio cugino al fatto che una sua parente femmina giocasse ai videogiochi, non ricordo ostruzionismo o prese in giro: forse perché mio cugino è una bella persona, con cui oggi discutiamo appassionatamente di videogiochi e a cui all’ultimo Natale ho regalato l’ultimo titolo della serie di Mass Effect. Eppure, se oggi una ragazza decide di approcciare la carriera di videogiocatrice professionista, le difficoltà sono molte, e di tipi come mio cugino ce ne sono molto pochi.

Spesso mi sono ritrovata a discutere del perché, soprattutto a livello professionista ma anche amatoriale, ci siano così poche donne (dichiarate, non anomime) nel settore videoludico: dal mio punto di vista si è sempre trattato di una questione sociale, per la quale risulta più accettabile che sia un ragazzino a trascorrere ore chiuso in cameretta di fronte ad uno schermo, per cui genericamente si intendono le donne come meno portate e capaci (basandosi su risibili studi scientifici che ne attesterebbero l’inferiorità biologica in questo campo), per cui i videogiochi sono roba da maschi. Come mi aspettavo, non si tratta solo di questo.

Overwatch e il talento di Geguri

Sono un’avida giocatrice di Overwatch, un FPS (sparatutto in prima persona) che ad oggi è giocato da circa 35 milioni di persone, e che sta aumentando sempre di più in notorietà specialmente da quando la Blizzard, la casa produttrice, ha organizzato la Overwatch League (OWL), una competizione a livello mondiale in cui diversi team di sei persone competono tra loro e in cui è stata versata una quantità di soldi che ha dell’inimmaginabile (tra gli sponsor figurano Intel, Omen by HP e T-Mobile, l’operatore telefonico maggiormente utilizzato in America).

Indovinate: quante giocatrici donne ci sono nella Overwatch League? Nessuna.

 

Geguri

O meglio: da qualche giorno ce n’è una. Si tratta di Geguri, una ragazza di origini coreane che è stata definita “la miglior Zarya donna del mondo” (Zarya è una meraviglioso personaggio di Overwatch che spero non dobbiate mai trovarvi davanti), e che è stata di recente assunta dal team tutto orientale degli Shanghai Dragons.

Geguri, oltre che per il suo talento, è famosa anche perché, nel giugno 2016, fu ritenuta troppo brava per essere una giocatrice onesta. Due giocatori del team che aveva battuto nelle qualifiche della competizione coreana Nexus Cup la accusarono di barare e la sfidarono a provare il contrario, annunciando che, se si fossero confermati nel torto, avrebbero abbandonato la loro carriera da giocatori professionisti. Online è reperibile il video in cui Geguri, per dimostrare di essere semplicemente brava e di non imbrogliare, gioca alcuni match classificati di Overwatch da un pc non suo, riuscendo nel suo intento e costringendo chi l’aveva sfidata ad abbandonare la carriera da professionista per sempre.

Non vi è dubbio che Geguri sia stata messa in dubbio perché donna, sebbene casi simili esistano anche per giocatori di sesso maschile. L’ingresso di Geguri nella OWL è stato accolto dal pubblico, (tra i cui spalti, nelle trasmissioni dei match in diretta, è presente una cospicua fetta di donne), con entusiasmo e profondo ottimismo per il futuro.
Permangono comunque i detrattori che accusano Geguri di essere stata assunta soltanto perché una presenza femminile nella OWL “fa rumore”, e non per le sue capacità.

Essere videogiocatrici di giochi online: un eccesso di abusi e insulti

Ma cosa significa essere una giocatrice di videogiochi online? Apro questa parte del mio articolo informandovi dell’esistenza di un sito che si chiama Fat, Ugly or Slutty, un database di insulti che videogiocatrici da tutto il mondo si sono sentite rivolgere giocando online, per farvi rendere conto fin da subito di come sia la situazione. E continuo dicendo che, oltre al caso Gamergate di cui ho già parlato in precedenza per Soft Revolution, gli episodi di abusi e maltrattamenti perpetrati a danno delle videogiocatrici sono una realtà quotidiana per qualsiasi donna voglia cimentarsi con i multiplayer online.

 

Shan Chen

Shan Chen, una ragazza che fa parte di un team cinese tutto al femminile che gioca a League of Legends a livelli professionali, in un mini documentario della BBC afferma di aver iniziato a giocare online da un Internet café di Wuhan, la sua città natale, nel quale all’inizio le fu negato l’ingresso perché donna. Chen dice anche che, solitamente, quando online scoprono che è una donna, i giocatori maschi sono sicuri che dovranno proteggerla e trascinarsela dietro per tutta la partita. Inutile dire che, alla fine, accade quasi sempre il contrario.

Kathleen, una ragazza australiana nota online come LOSEFRUIT e che su Twitch gioca in streaming come fanno centinaia di migliaia di altri giocatori, è testimone di quotidiani abusi e insulti che le vengono rivolti nella chat del suo canale. Viene costantemente accusata di essere una ‘attention whore’, di non essere capace perché è una ragazza, e riceve spesso richieste di foto private, preferibilmente che la vedano senza vestiti.

Leena Van Deventer, co-autrice di Game Changers: From Minecraft to Misogyny, the Fight for the Future of Videogames, è un’avida giocatrice di Team Fortress 2, a sua volta riceve costantemente insulti, richieste di foto o commenti sul suo aspetto.

Liliana Brauemberger, una donna di 32 anni che lavora come IT Analyst, e a sua volta giocatrice di Team Fortress 2, ricorda quella volta in cui, durante una partita, si svelò come donna scoprendo così che anche tutti gli altri giocatori del suo team erano donne, ma avevano preferito rimanere anonime al fine di evitare insulti e abusi.

La situazione è talmente pesante che Caitlin McGrane, che ha di recente completato una tesi dal titolo Being a feminist online is exhausting: the effects of anti-feminist rhetoric in online spaces, ha riscontrato che perfino intervistare videogiocatrici sull’argomento può essere una sfida, in quanto in molte preferiscono non affrontare la cosa e, semmai, ritrovarsi in team con amici o altre giocatrici donne, optando per una ricerca di uno spazio sicuro e di supporto reciproco anziché di un confronto che possa migliorare le cose.

Overwatch

Vigliaccamente, lo ammetto: a mia volta, quando gioco ad Overwatch, nonostante la comunicazione vocale sia saliente ai fini della strategia di gruppo, non parlo quasi mai, a meno che non riscontri un’atmosfera potenzialmente non minacciosa da parte dei miei teammates, con alcuni dei quali occasionalmente ho avuto delle gran belle esperienze di gioco nonché complimenti per le mie capacità di healer (guaritore). Anche io ho paura di vedermi rovinata l’esperienza di gioco dall’ennesimo cretino che mi dirà che l’eventuale sconfitta è mia responsabilità, perché sono una donna, o di venire accusata di non saper giocare perché sono una donna.

Non so quanti ragazzi o uomini leggeranno questo mio articolo, ma, se ce ne sono all’ascolto, vorrei rivolgervi una semplice domanda: quante volte vi è capitato di ricevere abusi o maltrattamenti giocando online basati sul vostro genere? Vi è mai capitato di sentirvi dire che non siete capaci perché siete dei maschi? Se giocate in streaming, o se seguite giocatori che lo fanno, sapete di casi simili che coinvolgano giocatori maschi?

Per finire, ho un’ultima domanda: vi sentite minacciati dal fatto che una ragazza possa essere più brava di voi ad un videogioco? Sospettereste un imbroglio, come è capitato a Geguri, semplicemente perché è impossibile che una ragazza abbia del talento in questo campo?

Brava Scarlett!

Spero in una risposta negativa, sebbene sia verosimile che un ragazzo possa avere delle difficoltà ad ammettere di sentirsi minacciato da una donna, semplicemente perché et c’est comme ça (è così; per citare una voiceline del cecchino Widowmaker, una degli eroi di Overwatch).

Chiudo con una notizia positiva: la vittoria di Scarlett, storica giocatrice canadese di Starcraft 2, al 2018 GL Season 1, il più grande torneo misto del titolo videoludico. Un passo storico che si spera possa del tutto privare l’espressione “Gamer Girl” del significato denigratorio e ridanciano che ha assunto negli ultimi anni.