Caitlin Doughty

Caitlin Doughty ha otto anni quando assiste alla morte accidentale di una bambina in un centro commerciale delle Hawaii. Il concetto di mortalità si fa largo con inaspettata violenza nella sua coscienza, fino ad allora inconsapevole del fatto che ogni essere umano ha una fine. Il ricordo dell’evento, ma soprattutto l’assenza di un dialogo riguardo l’accaduto, tormentano Caitlin per molti degli anni a venire. La morte accende una curiosità intellettuale e pratica in Doughty che, a 23 anni, fresca di laurea in Storia medievale con una tesi in stregoneria, ottiene un lavoro come assistente in un crematorio a San Francisco.

Il Westwind Crematory & Burial è il primo passo di Caitlin nel mondo reale dell’industria funebre, e anche il luogo dove ogni sua concezione pregressa di morte viene drasticamente capovolta. Il lavoro nel crematorio è talmente ricco di spunti di riflessione che Caitlin decide di condividerne i retroscena più inaspettati, macabri e curiosi, senza censure e con un umorismo delicato. Nel 2014 esce il suo primo libro, Smoke gets in your eyes and other lessons from the crematory,  disponibile ora anche in Italia con il titolo Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio, nella traduzione di Olimpia Ellero per Carbonio Editore.

Abbiamo avuto modo di leggerlo in anteprima e ve lo raccomandiamo senza riserve, perché vi potrebbe illuminare e far riflettere su quanto poco si parli degli aspetti concreti che riguardano la morte e su quanto ci sia bisogno di avviare questo tipo di conversazioni. Vi potrebbe stupire quanti dettagli apparentemente raccapriccianti dell’essere un cadavere siano in realtà affascinanti, perché è quello che, biologicamente, succederà anche a voi. E forse, dovreste (dovremmo) saperlo.

Nel libro, Doughty ripercorre i modi in cui in passato si disponeva del corpo del defunto, che fino agli anni ’30 del secolo scorso erano una prerogativa strettamente familiare, e in particolar modo femminile. Si moriva per lo più in casa, e in casa il defunto veniva lavato, vestito, preparato e vegliato prima della sepoltura. Salvo in rarissimi casi (ad esempio in caso di trasporto prolungato della salma) si ricorreva all’imbalsamazione. Quindi l’autrice si chiede perché ora non appena muore qualcuno si corre a chiamare un’impresa di pompe funebri per rimuovere immediatamente il morto, che forse rivedremo in forma di urna o imbalsamato come un manichino? Oppure mai più?

La diffusione della morte in ospedale e gli sviluppi dell’industria funebre hanno fomentato, a detta dell’autrice, il terrore e la fobia nei confronti del morto e in generale, della morte. Caitlin Doughty sottolinea come in mancanza della vicinanza con il proprio defunto, la famiglia perda non solo un’occasione importante per elaborare il proprio lutto, ma rischi anche di non avvalersi appieno dei propri diritti di disposizione del corpo, e di ritrovarsi a pagare cifre cospicue per procedure – come l’imbalsamazione, tanto cara agli americani – non obbligatorie per legge, non sempre estetiche e soprattutto non igienicamente rilevanti. Imbalsamare un corpo è come cercare di agguantare un’ennesima fetta di immortalità, illudendosi di poter ancora una volta sconfiggere la fine della nostra vita.

Doughty apre per noi senza indugi le porte di pompe funebri, crematori, cimiteri e camere mortuarie, ci invita ad accompagnarla in questo inusuale tour, diffondendo un messaggio di positività che mira a riconsiderare la morte come parte integrante della vita. Grazie al suo sito The Order of Good Death e il suo (esilarante) canale YouTube Ask a mortician, Caitlin punta a

[…] making death a part of your life. Staring down your death fears-whether it be your own death, the death of those you love, the pain of dying, the afterlife (or lack thereof), grief, corpses, bodily decomposition, or all of the above. Accepting that death itself is natural, but the death anxiety of modern culture is not.

[…] rendere la morte una parte della vita. Guardare negli occhi le paure legate alla morte – che sia la tua, la morte di coloro che ami, il dolore del morire, la paura dell’aldilà (o della sua assenza), il lutto, cadaveri, la decomposizione, o tutte queste. Accettare la morte stessa è naturale, ma l’ansia nei confronti della morte della cultura moderna non lo è.

La raccolta di memorie dal crematorio di Cailtin Doughty è un appello al rendere la morte un fenomeno a cui riavvicinarsi in maniera pacifica, senza clamore, riappropriandosi del rapporto esclusivo con il defunto che l’industria funebre occidentale – e in particolar modo quella americana – ha commercializzato e sterilizzato. In questo libro, l’autrice inizia un dialogo con la nostra ignoranza, le nostre fobie e in generale, tutto quello che culturalmente non siamo stati abituati a voler vedereFumo negli occhi e altre avventure dal crematorio è un libro che suggerisce una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria: non abbiate paura dei vostri morti. Non evitatene il contatto, non evitatene la vista. Sappiate che cosa sta succedendo e informatevi su cosa va fatto nel caso di una morte imminente. Informatevi su cosa i vostri cari vorrebbero succedesse al loro corpo, e informateli di cosa vorreste succedesse al vostro. Non siate impreparati.