Da tradizione, dopo le grandi abbuffate delle feste e prima della prova costume, televisione e riviste femminili iniziano a bombardarci con nuove diete e nuovi sport per (ri)metterci in forma. Negli anni si sono viste diete di ogni tipo, ma con l’avvento dei social, tuttavia, questo continuo rincorrersi tra sensi di colpa dopo periodi di stravizi e una fantomatica forma fisica ideale ha assunto una piega inquietante, fatta di foto su Instagram e spot “empowering”: sto parlando del trend del detox.

Veicolato da blog “di lifestyle” come Goop, dell’attrice Gwyneth Paltrow, da ormai dieci anni a questa parte il concetto di detox (letteralmente: la disintossicazione) è entrato a far parte delle nostre vite. Detox è qualcosa di più di una dieta o di uno sport, e può essere considerato a tutti gli effetti uno stile di vita: dieta caratterizzata da cibo depurante e dai cosiddetti superfood, cosmesi esclusivamente naturale, attività fisica regolare, fino ad arrivare a trattamenti medici (o pseudo tali) talvolta piuttosto invasivi come l’idropulitura del colon.

 

Un concetto nebuloso o una vera e propria truffa?

Trovare informazioni dettagliate riguardo a cosa sia il detox, a tutti gli effetti, è pressoché impossibile. Nel 2009, l’Organizzazione non governativa britannica Sense About Science ha cercato, con uno studio dettagliato, di capire cosa l’industria alimentare e cosmetica intendesse con “detox”. Il gruppo di scienziati ha contattato 15 marchi di prodotti venduti dalla grande distribuzione venduti come detox e nessuno dei produttori è stato in grado di spiegare cosa si intendesse per disintossicazione, e nemmeno di elencare quali fossero le tossine dalle quali dobbiamo depurarci.

A partire da questo report, varie testate giornalistiche hanno cominciato a indagare quello che è il mondo del detox, della presunta purificazione del corpo. In un lungo articolo del Guardian viene alla luce un fatto molto banale, ma che rende evidente come il fenomeno della dieta detox sia a tutti gli effetti una propria truffa: “Se le tossine si accumulano in maniera tale che il corpo non riesce ad espellerle, probabilmente si è morti o è necessario un serio intervento medico”.

L’impressione principale è che, oltre a trattarsi di una dieta in nessun modo scientificamente provata, il presupposto fondante del detox sia quello di instillare nelle persone l’idea che solo una dieta fatta di prodotti disintossicanti e di abitudini depurative possa evitarci di essere sopraffatti dalla lordura.

Illustrazione di Michela Rossi

Illustrazione di Michela Rossi

 

I superfood

Accanto ai prodotti storicamente presenti nella nostra alimentazione mediterranea, come ad esempio i broccoli, cui è stata riconosciuta per natura la proprietà depurativa e disintossicante (cosa del resto opinabile, come si legge nell’articolo del Guardian: i broccoli contengono cianuro, in una quantità tale che stimola gli enzimi del fegato a gestire meglio tutti i veleni), un caposaldo della dieta detox sono alimenti denominati “superfood”.

Alimenti esotici e spesso costosi, di cui fino a tempi recenti non conoscevamo l’esistenza, e a cui vengono attribuite proprietà miracolose: semi di chia, polline di api, bacche di Açaí, bacche di Goji, bulgur, camu camu, lucuma, macha, curcuma, moringa, acerola, pitaya.

Non solo le presunte proprietà dietetiche di questi frutti sono dubbie, ma il loro prezzo è sicuramente proibitivo, per nulla democratico e spesso la loro diffusione legata a una moda, come per esempio quella dell’avocado toast, è dannosa per l’ambiente.

In un interessante articolo di The Pool viene spiegato come, per esempio, spingere per una dieta senza zucchero, sostituendolo con miele, datteri e zucchero di cocco sia, da un punto di vista dietetico, assolutamente illogico ed economicamente molto dispendioso: lo zucchero di cocco viene metabolizzato dal corpo nella stessa maniera dello zucchero comune ma è molto più costoso del comune zucchero granulato.

Il consumo, cresciuto a dismisura negli ultimi anni, di supercibi come avocado e quinoa ha di gran lunga sorpassato la capacità dei produttori, generando fenomeni di land grabbing e deforestazione in tutto e per tutto simili a prodotti quali l’olio di palma, diventato ultimamente il capro espiatorio dell’industria alimentare italiana.

 

Pseudomedicina e fitness

In parallelo all’ossessione per i supercibi si sono sviluppate nell’universo del detox altre due tendenze bizzarre, se non dannose per i proseliti di questo stile di vita. Una è quella di trattamenti (pseudo)medici come il lavaggio intestinale o idrocolonterapia, l’uso di svariate lavande e l’assunzione di integratori.

L’idrocolonterapia, che consiste in un lavaggio profondo dell’intestino con acqua sterilizzata e si propone di eliminare tutte le tossine contenute nelle feci. Si pensa appunto che queste potrebbero avvelenare il corpo per via dell’“autointossicazione”, con diversi effetti collaterali, dai crampi al collasso dei reni.

Sul suo sopracitato blog, Gwyneth Paltrow consiglia a tutte le donne (o meglio, donne con la vagina) di sottoporsi periodicamente a lavaggi profondi della vagina con l’uso del vapore, promuovendo la pratica come estremamente favorevole per “l’igiene dell’utero e per riequilibrare gli ormoni femminili”. Al di là delle imprecisioni nel lessico medico usate, è noto da tempo che le lavande vaginali sono molto dannose e in nessun modo il vapore può arrivare fino all’utero, o stimolare la produzione di ormoni.

Gwyneth Paltrow a Dallas, Texas, per il lancio di uno store temporaneo di Goop (Photo by Layne Murdoch Jr./Getty Images)

La promozione degli integratori a sua volta finisce con sconfinare nella pseudoscienza, complottista ed anti big pharma. L’efficacia degli integratori, presi senza specifiche necessità ma piuttosto per prevenzione, è stata spesso messa in discussione dai ricercatori; l’uso costante di molti di questi prodotti che dovrebbero rinvigorire l’organismo e liberarci dalle impurità molte volte si rivela deleterio.

Un esempio è quello dell’argento colloidale, rimedio usato all’inizio del XX secolo al posto degli antibiotici, che ha riscosso un discreto successo tra certi seguaci della medicina alternativa, poi ritrovatisi ad avere la pelle irrimediabilmente blu.

La seconda tendenza è quella del fitness, specie nella forma di crossfit promosso da star di Instagram come la trainer australiana Kayla Itsines, promotrice della Bikini Body Guide. La formula è semplice e sembra possa essere ripetuta all’infinito: basta prendere una personal trainer, di costituzione evidentemente minuta e che presumibilmente si è costruita da sola la propria carriera, farle pubblicare una guida di esercizi e riempire un account Instagram con foto accattivanti di spuntini salutari, depuranti e fatti esclusivamente con supercibi (un esempio sono le smoothie bowl), senza dimenticare le foto progresso prima&dopo dei clienti (dove ora c’è l’addominale scolpito, una volta era ciccia).

Seguire una routine del genere, al limite dell’addestramento militare, non solo richiede parecchio tempo ma anche un grande dispendio economico (per l’attrezzatura e per la dieta che spesso viene promossa come imprescindibile dall’allenamento). Il calcolo costi/benefici è davvero favorevole a un allenamento del genere? Certo, fare sport fa bene alla salute, ma vale davvero la pena stravolgere la propria vita per seguire un regime del genere, fatto di allenamenti quotidiani e pasti attenti e pianificati? Si tratta davvero di uno stile di vita “equilibrato”?

Inoltre, come rileva Business Insider, l’allenamento non è diversificato in base alla persona che vi si sottopone: “Questa è la triste, sfortunata realtà di qualsiasi programma di allenamento, specialmente di quelli venduti come miracolosi, in grado di liberare il tuo corpo dal grasso in eccesso e dar spazio finalmente all’agognato six-pack: ogni corpo è fatto diversamente, e ciascun* di noi ha bisogno di capire cosa funziona meglio per sé.” Puoi allenarti 12 settimane, prima di accorgerti che il tuo fisico non è cambiato nel modo che volevi!

 

Da dieta a disturbo alimentare

Il risvolto preoccupante del detox è che, anche se molti sostengono che li abbia aiutati a (ri)trovare la forma fisica e abitudini salutari, sta contribuendo alla diffusione di vari disturbi alimentari. Secondo quanto riportato in un interessante articolo, la maggioranza dei pazienti in cura per disturbi alimentari avrebbe seguito diete “pulite”, che escludono ad esempio zuccheri, carne, latticini, carboidrati e glutine o qualsiasi cosa sembri “sporco”.

Un nuovo disturbo alimentare frutto del detox è l’ortoressia, termine sviluppato nel 1997 dal medico Steven Bratman. Una persona affetta da ortoressia non ha come scopo ultimo il dimagrimento, quanto piuttosto il mangiare pulito a tutti i costi, è ossessionata dai superfood e di riflesso anche dallo sport.

Nonostante il termine ortoressia non sia ancora entrato nel vocabolario accademico per definire un disturbo alimentare, sembra proprio che si tratti di una condizione in cui la moda di cui abbiamo parlato finora, che carica i comportamenti alimentari di un significato morale facendo leva sulle credenze e sulle insicurezze delle persone (fino a sfociare nel body shaming verso corpi non perfettamente curati) ha un ruolo molto importante.

 

Conclusioni

Il terreno del detox è davvero molto scivoloso. Non ho dubbi che si tratti dell’ennesima dieta-truffa, ma l’ossessione per il cibo pulito e per la depurazione del nostro organismo intersecano davvero molte questioni scottanti del mondo contemporaneo.

Dalla stereotipata immagine del corpo ideale propostaci dai media, al senso di colpa per il surriscaldamento climatico e per le multinazionali degli OGM che ci spinge a comperare biologico (spesso nelle catene della grande distribuzione, senza davvero pensare a quale sia la nostra impronta ecologica sul pianeta), per arrivare al terrore per certi nutrienti presenti nel cibo quali il glutine (la “sensibilità al glutine” ha generato fenomeni avversi a chi è davvero allergico a questa proteina, tanto che alcuni ristoranti hanno iniziato a proporre cibo senza glutine, senza poter però garantire che non abbia subito contaminazioni), certi non esiterebbero definire questi problemi da primo mondo.

Cercare di sviscerare l’intero significato di detox è come aprire un vero e proprio vaso di pandora.

Come quando, in maniera molto ingenua, Jamie Oliver, probabilmente spinto dalla visione di Supersize Me e da un piatto di ribollita, aveva pensato fosse cosa buona e giusta educare i bambini britannici al cibo salutare (come documentato dal programma School Canteens). Mosso dai più giusti ideali e dalle migliori intenzioni, Oliver si è scontrato con un problema molto più grande di lui: mangiare davvero bene non solo è molto più costoso del cibo spazzatura, ma richiede anche una profonda cultura alimentare e culinaria.

L’ossessione per il detox, quando non sfocia in un disturbo alimentare, va ben oltre tutte quelle diete che ci sono state vendute sulle riviste ed è probabilmente l’ultima forma di posa delle classi più benestanti. Cibi, o meglio, supercibi costosissimi, trattamenti di bellezza in cliniche specializzate, e infinite sessioni di yoga, spinning e crossfit, il tutto giornalmente spiattellato sul proprio account Instagram.

Una posa, o una truffa, che fa leva su una discreta dose di ignoranza relativa a cosa sia davvero una dieta equilibrata e quali trattamenti e abitudini abbiano davvero efficacia benefica per il proprio organismo.