You’re gonna be knowing
The loneliest kind of lonely,
It may be rough goin’,
Just to do your thing’s the hardest thing to do.
But you’ve gotta make your own music
Sing your own special song,
Make your own kind of music even if nobody else sings along.

– Mama Cass Elliott, “Make Your Own Kind of Music”

Li chiamavano America’s Fantastic Four: nella seconda metà degli anni Sessanta, i Mamas and Papas, quattro giovani musicisti che avevano iniziato la loro carriera assieme esibendosi per pochi dollari nei bar del Greenwich Village, erano uno dei gruppi vocali di maggior successo negli Stati Uniti, lodati come la risposta americana ai Beatles (i Fab Four inglesi). Con le loro melodie gentili, i loro testi desiderosi di raccontare una sottocultura giovanile in mutamento, i loro abiti colorati ed eccentrici, erano l’emblema della cultura hippie del periodo.

La graphic novel dell’autrice francese Pénélope Bagieu (portata in Italia lo scorso aprile da Bao Publishing) è dedicata al membro più amato del gruppo, “Mama” Cass Elliot, che durante i tre anni in cui il gruppo esistette divenne letteralmente la Regina della scena musicale pop americana; una diva carismatica, prorompente ed esilarante, che anche quando il gruppo si sciolse ebbe una fulgida carriera solista, arrivando a presentare uno show televisivo e recitare in un film di Hollywood. Morì giovanissima, nel sonno ad appena 32 anni.

Prima di diventare “Mama Cass”, la cantante era stata semplicemente Ellen Cohen, una ragazza ebrea di Baltimora che sognava di diventare una star – o per citare pagina 46: “la cicciona più famosa al mondo”. E questa persona è quella che all’autrice interessava raccontare: “Non sono nemmeno tanto interessata a Mama Cass. Io amo Cass Elliot, e ancora di più Ellen Cohen”, ha dichiarato in un’intervista.

Copertina dell’edizione originale francese (ripresa anche da Bao Publishing)

California Dreamin’ si concentra sulla giovinezza di Ellen, partendo dalla sua infanzia e terminando poco prima dello scioglimento della band. Ciascun capitolo di questa “biografia grafica” è raccontato da un narratore diverso, una persona che ha condiviso il percorso di Cass – nel bene e nel male: una scelta narrativa che si rivela ottima poiché disvelando la personalità della protagonista poco per volta, attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuta, porta chi legge a sforzarsi di capire da sé l’enigma che è stata Ellen-Mama Cass durante la sua vita.

“Se Cass fosse stata la narratrice, non ci sarebbe stato nulla da scoprire e la storia sarebbe stata completamente diversa”, ha spiegato a tal proposito Bagieu. Nonostante dalle interviste dell’epoca la cantante emergesse sempre come una persona gioiosa e in pace col mondo, secondo la fumettista (che per documentarsi si è ispirata soprattutto alla biografia completa Dream a Little Dream of Me: The Life of “Mama” Cass Elliot, frutto di un lavoro investigativo durato quattro anni, a cura della giornalista Eddi Fiegel) vi era anche un lato più sofferente e tormentato, che lei teneva ben nascosto. L’intento del libro è appunto quello di portare in superficie la sua eccezionale sensibilità e quell’inesauribile bisogno d’amore che le costò molteplici delusioni nel corso della vita.

La famiglia Cohen viveva a Baltimora, città della East Coast “alla costante ombra di Washington” (grazie John Waters per averla rimessa sulla mappa!), da almeno un paio di generazioni quando nacque Ellen. Suo padre Philip gestiva una drogheria, ma da giovane avrebbe voluto fare il cantante d’opera. Grazie a lui in casa si ascoltavano spesso arie di Verdi e Puccini, si cantava tutti assieme e si andava a letto sentendo le storie più incredibili, ad esempio quella di Florence Foster Jenkins. Sua madre Bess, cantava in un gruppo swing-jazz quand’era più giovane, ma dopo essersi sposata si era dovuta sobbarcare l’impegno della drogheria di famiglia (di cui Philip non era in grado di occuparsi) e il suo carattere si era decisamente irrigidito.

Ellen dunque aveva sempre cantato, fin da piccola. E fin da giovanissima aveva sempre avuto una fisicità importante: come raccontano il suo amico Ken e la sua compagna di classe Sharon nei capitoli dedicati ai loro anni assieme al liceo, Ellen veniva respinta dalle altre ragazze della scuola, e snobbata per il suo aspetto; ma reagiva sempre con spirito (“Panache” nelle parole del ragazzo).

Non si faceva scoraggiare da questa emarginazione forzata. Era fiera di ciò che era e usava l’ironia come arma per sopravvivere a queste situazioni sconfortanti. Non volevi che fosse la tua compagna di banco nell’ora di scienze? Beh, lei faceva finta di essere stata avvelenata e si accasciava con un’espressione impassibile sul viso così eri costretta a chiamare la professoressa. Non la invitavi – volutamente – alla tua festa? Lei rilanciava con la sua, di festa, a tema “Nudo e formaggi”, mi raccomando guai a mancare! Audizioni per nuovi posti nella squadra delle Cheerleader? Ed eccola in divisa che cantava a squarciagola l’inno della squadra. No, non gliene fregava niente di cosa pensavano di lei.

Ellen non aveva dubbi sul fatto che non avrebbe preso in carico l’attività di famiglia: avrebbe fatto il possibile per realizzare il suo sogno, compreso lasciare Baltimora e spingersi fino a New York a costo di farvi la fame.

Pare fosse stata Shirley, la sua insegnante di canto di Baltimora a prestarle l’auto per trasferirsi nella Grande Mela: la donna, una cinica tabagista che dimostrerà di avere però un cuore d’oro, era rimasta impressionata dalla bellezza della sua voce, in grado di trascendere quel “corpo enorme”, e non esitò ad incoraggiarla nel perseguire la carriera che sognava nel mondo dello spettacolo.
Forse sperava che finisse il liceo prima di spiccare il volo, ma ormai Ellen aveva deciso: lasciata la scuola a due mesi dalla conclusione, scoperta la cultura Beat di Downtown Baltimore, aveva deciso di partire. Fu allora che, a 19 anni, prese il suo nuovo nome d’arte: Cass Elliot, in omaggio all’attrice Peggy Cass e ad Elliot, un amico che aveva perso.

La sua prima band furono i The Triumvirate, scioltesi ben presto per diventare, con un nuovo chitarrista, il trio folk The Big 3: con lei ne facevano parte Tim e Jim due ragazzi cui era molto legata. Così legata che per evitare che l’adorato Jimmy dovesse arruolarsi e partire per il Vietnam (come tutti i ragazzi sotto i 24 anni, celibi) lo sposò, in modo da garantirgli il congedo matrimoniale.

Dopo due album e alcuni singoli, i Big 3 si sciolsero e nacquero i Mugwumps: Cass e Jim erano rimasti, ma al posto di Tim (per cui Cass aveva avuto una cotta dissimulata per anni) era arrivato Denny Doherty (per cui Cass avrebbe avuto una cotta assolutamente esplicita per gli anni a venire). Il problema era che “oltre a LSD e giochi di parole, i Mugwumps non avevano grandi progetti” e come se non bastasse il loro manager diceva che avrebbe potuto garantire loro successo e copertura mediatica a patto che Cass dimagrisse. Era una triste verità: i media, ma soprattutto la tv, americani non erano pronti a mostrare l’esibizione di una band con una performer grassa.

“L’industria dell’intrattenimento non aspettò di certo l’arrivo di MTV per giudicare le cantanti per il loro aspetto” spiega Bagieu nell’intervista sopracitata. “Fu persino peggio per Cass, grassa in un periodo [i Sessanta, N.d.A.] in cui non c’erano figure pubbliche che le somigliassero. Era una Beth Ditto prima del tempo, e ci volle un bel po’ di fegato per sopportare il body shaming del tempo”.

Anche la nascita dei Mamas and Papas non fu una passeggiata: Cass sopportò svariate angherie psicologiche pur di entrare nel gruppo (di cui faceva parte il suo amato Denny). L’autoproclamato leader della band, il compositore John Philip, voleva che il numero di componenti rimanesse tre: lui, la sua (indiscutibilmente) bella moglie Michelle e Doherty. Non gli importava che Cass avesse una voce migliore della loro, che avesse un orecchio fuori dalla norma: “Finché campo resteremo sempre il trio dal look perfetto. Cass è una presenza ingombrante. In tutti i sensi”.

California Dreamin’ prende il titolo dall’omonima hit con cui il quartetto, a dispetto della stizza di John Philip, esplose nel 1965 conquistando le classifiche: il testo racconta la storia di una persona immersa nel gelido inverno newyorkese che sogna riparo e conforto nella soleggiata California, ma non trovandolo ripiega sul tepore delle quattro mura di una chiesa incrociata lungo il cammino.

In un certo senso, “la California” simboleggia tutto quello i Mamas and Papas sognavano per sé, l’essere “safe and warm” una volta firmato il contratto con la casa discografica; e anche quello che la stessa Cass Elliot bramava: le luci della ribalta, ma oltre ogni cosa un amore ricambiato e una compagnia autentica, non di facciata – un legame che non fosse ostacolato dal peso (che cercava di tenere a bada con inutili pillole dimagranti) o obnubilato dalle droghe di cui aveva finito per abusare.

Il ritratto che emerge da questo libro è quello di una ragazza (Cass aveva 24 anni quando la band divenne famosa) che sognava di essere la California di qualcuno. Una grandissima cantante che ce la mise tutta per rimanere fedele al lato migliore di sé, indipendente, caparbio, divertente e sexy, ma che incontrò in più momenti della sua vita ostacoli alla sua piena realizzazione.

Bagieu (classe 1982), diventata famosa grazie al suo blog a fumetti “Ma vie est tout à fait fascinante”, disegna una Ellen-Mama Cass formosa, con un seno prosperoso, la pancia grande, fianchi importanti, sopracciglia aggrottate e aggraziati piedini. Tutto il libro è lasciato a matita, le linee sono sottili e dettagliate senza soffocare i personaggi, le espressioni facciali accentuate. Non le interessava ritoccare e perfettire con Photoshop: voleva che la prima impressione, una volta sfogliate le prime pagine, fosse di avere di fronte una cosa grezza, genuina e immediata. Quasi come provenisse da uno sketchbook. Quasi fosse Ellen-Cass in carne ed ossa.