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Skim: essere adolescenti (e cercare di capirci qua...

Skim: essere adolescenti (e cercare di capirci qualcosa)

Attenzione: questo articolo contiene riferimenti al suicidio


 

200px-Skim_bookcoverQuanti di noi possono dire di aver attraversato l’adolescenza sapendo perfettamente chi erano? Penso che chiunque sarebbe d’accordo nel definire questo periodo della vita un’altalena emozionale, un flusso costante ed ininterrotto, un viaggio per mare senza una costa a cui approdare. Kim ha sedici anni, ed anche lei naviga su questa barca senza alcun faro a guidarla: le sue compagne di liceo la chiamano Skim (da cui il titolo del fumetto), fondendo il suo nome con la parola inglese slim alfine di sottolineare quanto il suo corpo sia diverso e distante da quello delle giovani modelle delle copertine di Seventeen.

Fin dall’inizio del fumetto delle cugine Tamaki (Mariko alla scrittura e Jillian ai disegni, già autrici di E la chiamano estate) non è difficile intuire quanto la protagonista sia fatta, e a volte soffra le conseguenze, di contraddizioni e convinzioni facili da contaminare e plasmare. Nel suo diario, che arrichisce la narrazione con sezioni raccontate in prima persona, afferma che il suo colore preferito è il nero, salvo poi cancellare la parola e sostituirla con ‘rosso’; da brava goth si interessa di religione Wicca ma è chiaramente alle prime armi, cerca di convincersi della necessità di rituali della cui utilità ha parecchi dubbi, e i suoi tentativi di fabbricarsi oggetti di rito attingendo alle cianfrusaglie della madre fanno tenerezza, trasportando chiunque legga, con molta probabilità, a interi pomeriggi in cui dopo la scuola cercava di cucirsi addosso un’identità che potesse al contempo sentire sua e parlare di sé all’esterno senza bisogno di aprir bocca.

Kimberly Keiko Cameron, metà giapponese e metà canadese, ha una migliore amica che si chiama Lisa Soon, che col suo essere estroversa e loquace veicola ed amplifica i sentimenti di frustrazione e sdegno per il mondo intero che Skim preferisce più spesso affidare alle pagine del suo diario.
Anche quando la loro compagna di scuola Katie Matthews, bella e popolare, viene lasciata dal fidanzato, Lisa preferisce cinicamente guardare oltre il dolore della coetanea e definirla una “puttana” qualunque sia l’ipotetica ragione della rottura con il ragazzo. Un evento che, soprattutto da adolescenti, basta a fermare la rotazione della Terra e spezzare cuori, finché qualcosa di inaspettato e più grande dell’intera scuola si abbatte sulle teste dei suoi occupanti: John Reddear, l’ex di Katie, si suicida poco tempo dopo.

Il suicidio di John getta l’intero liceo in una frenesia celebrativa e commemorativa che ha un effetto diverso su adulti e adolescenti: i primi, nella figura degli insegnanti, si gettano in un disperato tentativo di protezione degli studenti dagli effetti che la presenza della morte tra i banchi potrebbe avere sui più fragili.
Skim riceve consulenza psicologica non richiesta, perché inquadrata dal corpo docenti come “particolarmente propensa agli effetti della depressione”, probabilmente per la sua natura silenziosa, sebbene sia lei in primis ad individuare una simile inclinazione nel fatto che ha “sedici anni e tutti sono stupidi (ha-ha-ha). Dubito che abbia niente a che vedere con il fatto che sono una goth”, come scrive nel suo diario.

Lisa e Skim

Se la morte dell’ex fidanzato ha l’effetto di trasformare Katie in un fantasma silenzioso, circondata da amiche che cercano di tirarla su con forzosi tentativi di distrazione, fino al giorno in cui la ragazza cade accidentalmente (?) dal tetto della scuola rompendosi entrambe le braccia, Skim comincia ad avvertire sensazioni che le fanno “scoppiettare lo stomaco come un cubetto di ghiaccio in una Pepsi”, o che la fanno sentire come “se avessi una lavatrice rotta nel petto”.

Mrs. Archer, insegnante di teatro e Inglese dagli abiti sgargianti e dall’aria naïve e un po’ hippie, comincia a costellare insistentemente i pensieri della protagonista, fino al giorno in cui le due si scambiano un bacio. Per Skim è la prima volta sotto diversi aspetti: è innamorata, ha baciato qualcuno, è attratta da una donna. Ma nel momento in cui prova a costruire qualcosa con la signora Archer, iniziando ad andare a trovarla a casa sua e a pensare quasi ossessivamente a lei, non senza crucci sulla propria identità sessuale, l’insegnante sembra allontanarsi intimandole di non passare più a trovarla, fino a quando, senza alcun preavviso, lascia la scuola per presenziare ad un evento in New Mexico. Forse considera quanto successo con Skim inappropriato e non sa come tirarsene fuori, e la prima cotta della protagonista viene così brutalmente interrotta da fattori che lei non può controllare.

SKIM 02

Nella triste confusione di Skim, l’appoggio della sua migliore amica Lisa viene meno: col passare del tempo, seguendo il naturale cambiamento che si avvicenda rapidissimo durante gli anni dell’adolescenza, quest’ultima sembra allontanarsi sempre di più dall’immagine dell’amica di un tempo, cominciando a pensare sempre più spesso ad argomenti che a Skim non interessano affatto (come i ragazzi), fino a coinvolgerla in un doppio appuntamento al buio che avrà l’effetto di distanziare ulteriormente le due ragazze…

…e di avvicinarne una ad un personaggio che, fino a questo punto della storia, ha fatto da presenza lontana e da fantoccio fra le mani di liceali affamate di visibilità e ossessionate dalla lotta ai pensieri suicidi: Katie Matthews. Alla fine del fumetto abbandonerà il ballo della scuola insieme a Skim, rifugiandosi in una tavola calda dove le due scopriranno pian piano di avere più cose in comune di quante pensassero.

skim

La scrittura di Mariko Tamaki tratteggia una storia in cui possiamo rivederci tutti, parlando di identità sessuale, primi amori, amicizia, depressione e goffi tentativi di essere sé stessi, dosando le parole in modo perfetto e in totale accordo con i disegni di Jillian Tamaki.

I rapporti fra i personaggi sono definiti dal numero di lettere di cui hanno bisogno per comunicare: l’amicizia e l’amore vengono rappresentati spesso con silenzi perfetti che dicono più di mille balloon. Lisa e Skim hanno sempre parlato molto, dipingendo un’amicizia forse destinata a scucirsi, mentre il rapporto tra Skim e Katie nasce da poche frasi, promettendo qualcosa di più sincero e profondo; ugualmente, la strana relazione con la professoressa Archer è costruita con dialoghi ambigui e frasi inconcluse, mentre la protagonista comunica con la sua famiglia in maniera traballante ma costante, che è la descrizione perfetta di qualsiasi rapporto tra adolescenti e genitori.

Il racconto della vita di Skim procede senza scossoni, nonostante i mille turbamenti che la costellano, e la lettura di questo fumetto (vincitore, nel 2008, dei premi Ignatz Award for Oustanding Graphic Novel e Doug Wright Award for Best Graphic Novel) è scorrevole e rivelatrice.
Forse più appropriata, perché di sicuro più illuminante, per chi l’adolescenza l’abbia alle proprie spalle, e possa così riuscire a fare un lucido confronto tra il proprio passato e quello di Skim. Ma anche per chi nell’adolescenza c’è dentro fino alle ascelle, e vuole il conforto di sapere di non essere l’unico immerso in quel pantano. Questo fumetto è vero fin nelle ossa, e se non l’avete ancora letto correte a recuperarlo.

(Pubblicato in inglese da Groundwood Books nel 2008, è più difficile trovarlo nell’edizione italiana a cura di Edizioni BD, 2011).


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