Ma come ti è venuto in mente?

È una domanda che mi viene posta spesso riguardo il mio lavoro. Sarà perché i miei fumetti trattano diversi argomenti e soggetti la cui comprensione non è immediata, come femminismo, animali e Butt Ghosts. Cosa sono i Butt Ghosts? Fantasmi che perseguitano gli umani nel mondo per toccare i loro sederi, ovviamente.

Sono i protagonisti di un piccolo racconto che ho scritto per informare la gente di un incredibile fenomeno di cui pochi sono a conoscenza: nel mondo esistono infatti dei fantasmi, innocui, che giudicano i nostri sederi, e in base alle loro votazioni scelgono quali perseguitare.
Avete un gran bel culo e temete di trovarvi un fantasma addosso ogni notte? Non preoccupatevi, alla fine del fumetto rivelo alcuni metodi per tenerli lontani. Potreste per esempio andare in giro coprendo il vostro sedere con le mani: i Butt Ghosts non possono toccare un culo che viene già toccato da altri!

L’idea, che riconosco essere piuttosto bizzarra, nasce da una combinazione di uno strano sogno e una battuta che feci con il mio ragazzo riguardo l’idea di spiriti che invece di perseguitare una persona di per sé, decidono di ossessionarsi con una parte del corpo specifica. In questo caso i sederi.

Quando non sto scrivendo o disegnando fantasmi che afferrano culi, mi dedico ad altri fumetti, sempre con una vena umoristica, come Feminist Cat e The Feminist Superheroes.

Il primo tratta di un gatto che, una volta scoperto tutto il sessismo che la sua padrona è costretta ad affrontare quotidianamente, decide di combattere la misoginia diventando un attivista.
Questo è il fumetto che ha segnato l’inizio del mio cammino nel mondo delle convention: l’ho stampato in Sardegna nel luglio del 2015, allo studio tecnico dove lavora mio zio e con l’aiuto di mia zia ho tagliato e unito le 10 pagine, fino a realizzarne 100 copie.
Senza nessuna idea di come avrebbe potuto essere accolto un fumetto del genere, sono tornata a Londra per proporlo ad eventi sempre più grandi come London Comic Con, e poco per volta il gatto femminista è diventato un personaggio iconico, per il quale vengo riconosciuta.

The Feminist Superheroes invece è una serie più dichiaratamente femminista, nata dall’idea di coniugare la classica storia del supereroe con il tema dell’equità di genere. Ad oggi ne esistono due numeri (il primo è un’introduzione al femminismo intersezionale, il secondo riguarda la lotta tra femminist* e meninisti, ovvero il movimento per i ‘diritti degli uomini’ che spesso tratta più di un odio verso le donne e manca la realizzazione che il femminismo aiuta anche gli uomini), ben apprezzati dal pubblico, anche più giovane che spesso non conosce gli argomenti che vengono trattati nella storia ma si mostra interessato a voler informarsi.

Oggi continuo a stampare e creare altri fumetti brevi, come ad esempio Social Justice Penguin, dedicato ad un pinguino che decide di aiutare gli umani con vari problemi sociali, o Animals With Opinions che mostra varie vignette di animali intenti a condividere opinioni sul razzismo, femminismo, politica e altro. L’intento è sempre quello di far ridere, informare e provare a rendere il fumetto accessibile anche a coloro che connotano il femminismo con un movimento negativo.

Ad ogni modo, Butt Ghosts e Feminist Cat sono decisamente i miei lavori più popolari, quelli che mi hanno resa un po’ “nota” alle folle che popolano le fiere di fumetto in giro per il Regno Unito. La reazione che creano di solito è di confusione, dubbio, seguite da ilarità e infine curiosità che attira le persone a leggerli e a comprarli.

Sono passati quasi tre anni da quando ho iniziato a produrre tutti questi lavori, e i traguardi raggiunti ancora mi sorprendono, mi entusiasmano e mi fanno venire voglia di vedere cos’altro mi aspetta nei prossimi anni.

Il pubblico inglese è sempre apparso molto interessato e pronto a supportare artisti indipendenti che come me adorano creare storie, anche senza l’aiuto di grandi case editrici. Fare lo stesso tipo di lavoro in Italia sembra meno accessibile e delle volte molto più costoso, e i temi femministi che tratto credo mi darebbero più ansia e preoccupazione se dovessi mostrarli ad un pubblico italiano.
Le illustratrici che contribuiscono a Soft Revolution mi danno speranza che le cose possano cambiare, e che sempre più artist* vogliano contribuiscano a rendere il mondo dell’arte meno sessista e più inclusivo.

Nonostante ciò, non escludo la possibilità di provare a distribuire una versione italiana di qualche lavoro in futuro, sperando che possa ricevere lo stesso apprezzamento.

Il mio suggerimento, se anche voi avete una storia che volete raccontare, disegnata o non, è di provare a crearla, e seguire la vostra passione. Magari all’inizio sarà solo per i vostri occhi, ma un giorno chissà chi potrebbe emozionare.


Per chi fosse interessat*:

Il mio negozio Etsy dove potete trovare tutti i miei lavori.
Il sito Feminist Apparel dove è disponibile la maglietta con il gatto femminista.