Attenzione: questo articolo contiene spoiler sulla prima stagione di Insecure


di Rosita Pederzolli

 

Una delle (poche) gioie del 2016 è stata la felice ondata di serie TV di alta qualità che ci sono piovute addosso, come una manna dal cielo a confortarci di tutte le cose brutte che sono capitate. Insecure, andato in onda su HBO lo scorso ottobre, è stato uno di questi momenti di piacere.

La serie è scritta e interpretata da Issa Rae, trentunenne per metà statunitense e metà senegalese, già autrice della webserie con milioni di visualizzazioni The Misadventures of Awkward Black Girl (una comedy che ha come protagonista J, una ragazza afroamericana dal carattere passivo-aggressivo che si trova in numerose situazioni tragicomiche sul lavoro e in amore). The Misadventure… ha vinto uno Shorty Award come Best Web Show nel 2012 ed è stata acclamata dalla critica per la sua rappresentazione non stereotipata delle donne di colore e per lo humor intelligente e vivace.

Insecure racconta le vite di Issa Dee e Molly Carter, due amiche quasi trentenni che si dividono tra lavoro, serate fuori e fidanzati. Issa lavora in un’organizzazione non-profit che si occupa di aiutare i bambini dei quartieri più poveri, ha un fidanzato un po’ pigro che sta pensando di lasciare, è goffa e appassionata di rap; Molly è un’avvocata di successo molto sicura di sé che riceve una delusione dopo l’altra da svariati potenziali fidanzati.

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Da sinistra: Issa e Molly

Insecure è più simile ad Atlanta e a Broad City che non ai patinati ScandalThe Get Down. La prima puntata si apre con Alright di Kendrick Lamar in sottofondo, mentre la nostra protagonista viene derisa dal gruppo di ragazzini che sta cercando di aiutare.

Rae ha sottolineato più volte nelle interviste che non le interessa rendere universale la sua esperienza di donna afroamericana, quanto piuttosto raccontare una storia e analizzare i personaggi secondo le loro paure, le insicurezze e le passioni: lo stress e l’amore per il proprio lavoro; una relazione importante che comincia ad affievolirsi sotto il peso della routine; dei colleghi troppo invadenti. In mezzo, le dating app, le serate a ballare con le amiche, come disfarsi di un vecchio divano.

This isn’t a show exclusively about, like, the struggle of being black.
It’s just regular black people living life.

Questo non è uno show che parla esclusivamente delle difficoltà di essere neri. Sono solo normali persone afroamericane che vivono la propria vita.

Eppure è difficile non vedere nel lavoro di Rae, fatto di piccoli sketch semi-autobiografici, almeno una vaga universalità dell’esperienza di una persona di colore. I momenti più potenti dello show, infatti, sono quelli in cui Issa e Molly si trovano a doversi confrontare con le varie sfumature in cui il razzismo agisce nella loro vita di tutti i giorni.

Scopriamo così che i colleghi e le colleghe di Issa, pur lavorando in una non-profit che lavora appunto sulle cause del razzismo, si scambiano “secret white e-mails” escludendola dalle discussioni, propongono ai ragazzi attività di netturbini e chiedono l’opinione di Issa solo quando si tratta di farsi spiegare le parole in slang.
Molly si trova intrappolata in stereotipi simili. Dopo un tentativo goffo e superficiale di “rieducare” una collega di colore (secondo lei troppo rumorosa), le viene richiesto dalla sua capa bianca di fare una chiacchierata con la loud black woman. Molly si rifiuta e più tardi dirà di non essere la “black translator” di nessuno, ovvero di non essere la portavoce di alcun tipo di razzismo.

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Nell’ultimo episodio emergono in modo originale e intelligente i temi della mascolinità tossica, dell’omofobia e del doppio standard all’interno della comunità afroamericana – già affrontati peraltro nei bellissimi Atlanta e Moonlight, segnali importanti di una narrazione che sta cambiando per il verso giusto.

Quando il ragazzo di Molly le confessa di avere avuto, anni prima, una breve avventura con un altro uomo, vediamo aprirsi una contraddizione importante e interessante: Molly non è in grado di accettare la cosa (nonostante anche lei abbia avuto un’esperienza sessuale con una ragazza). Segue una breve e pungente discussione con le amiche, in cui Issa cerca di farle capire come anche gli uomini afroamericani abbiano tutto il diritto di poter esplorare la propria sessualità, e che se si fosse trattato di un bianco non avrebbe fatto tutta questa tragedia, segno che il doppio standard non esiste soltanto tra maschi e femmine ma anche tra bianchi e neri.
Molly però è sorda a ogni ragionamento, vittima di un pregiudizio maschilista e complice di un’omofobia pigra e diffusa che Insecure racconta senza mezzi termini.

Nonostante la situazione – almeno nel mondo televisivo! – stia migliorando per quanto riguarda la rappresentazione delle donne, delle persone di colore e delle minoranze, è ancora una novità vedere un racconto divertente e sincero su di essi, dove non vengano trattat* come rari individui destinati a soffire.

Il cast, quasi interamente composto di persone di colore ci permette, sotto la scrittura fresca e intelligente di Issa Rae, di riuscire finalmente a relazionarci e identificarci con dei personaggi complessi e sfaccettati, pieni di difetti e di riflessioni. Se avete amato Girls e Atlanta, e se Scandal e How to get away with murder a volte vi fanno venire voglia di qualcosa di più genuino, vi consiglio di dare una chance a Issa e alle sue brillanti insicurezze.

Oh, quasi dimenticavo: la colonna sonora è da paura.

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E come ha detto a Fusion:

I just want to force people to relate to black people.
That’s kind of what I want the legacy to be. For people to look back and be like, “Oh my gosh, these human black characters, I saw myself in them and I didn’t know I could.”

Voglio semplicemente portare le persone a relazionarsi con i neri. Questa è un po’ l’eredità che vorrei lasciare. Che le persone si guardino indietro e dicano “Oh mio dio, questi personaggi di colore sono umani, mi sono rivist* in loro e non sapevo che potevo.”