Il Festival di Sanremo non è propriamente uno spettacolo di quelli che piacciono alle ragazze che dovrebbero darsi una calmata: è una manifestazione in cui si regalano i fiori alle donne, se non c’è una polemica è quasi sempre noioso ed è su Rai 1. Però è anche una di quelle cose di cui in Italia si parla per giorni – in tv, sui giornali e ora anche molto sui social network – e lo guardano in tantissim*: l’ultima serata è stata vista da 12 milioni di persone.

Per questo abbiamo pensato di mettere insieme una breve lista del meglio e del peggio (dal punto di vista femminista) delle cinque serate dell’edizione appena conclusa, la 67esima, presentata da Carlo Conti e Maria De Filippi. Il Festival di Sanremo è ancora uno spettacolo importante, ha l’ambizione di rappresentare parte della cultura e della società italiana e per questo dovrebbe inclusivo e mai sessista. Diciamo che però non siamo ancora arrivati a questo punto.

 

Il Sanremo che non ci è piaciuto

La prima cosa sessista (e anche la più grave) di cui si è parlato a proposito di Sanremo non è stata detta all’Ariston e a pronunciarla non è stato un personaggio pubblico legato al Festival, ma Caterina Balivo, la conduttrice di un programma di Rai 2, Detto fatto. Probabilmente ne avete già sentito parlare: tutto è successo l’8 febbraio, cioè durante la seconda serata di Sanremo.

Tra gli ospiti c’era Diletta Leotta, la giornalista sportiva di Sky Sport a cui alcuni hacker rubarono fotografie e video privati per poi diffonderli su internet: Leotta è stata invitata per parlare di questa brutta storia, raccontare come ha reagito e dire dal palco del Festival che rubare file da un account cloud è un reato. Avrebbe potuto farlo anche nuda, perché l’abuso che ha subito non ha nulla a che vedere con il suo aspetto fisico, col suo lavoro o con il modo in cui si veste. Nessuna persona merita di subire un furto di immagini personali, a prescindere dal suo stile di vita. Balivo ha scritto un tweet secondo cui non sarebbe così:

Il commento non è passato inosservato e moltissime persone hanno risposto dicendo che il vestito di Leotta non aveva nulla a che vedere con quello che le è capitato, e che indossarlo non sminuiva in alcun modo il suo messaggio, giudizi di carattere estetico a parte. Dopo aver numerose critiche, Balivo si è scusata con un altro tweet.

Le scuse però non sono complete: Balivo infatti ha chiesto scusa per aver “offeso qualcuno” e da quanto ha scritto non sembra aver capito che un giudizio come il suo su Leotta fa parte di quel modo di pensare per cui le donne sono colpevoli delle violenze e degli abusi che subiscono perché ad esempio hanno indossato una gonna corta o una maglia scollata.

Passando invece al vero e proprio palco dell’Ariston, il grosso problema è stato quello delle ospiti femminili. Tra gli uomini invitati a parlare per cinque-dieci minuti a Sanremo, nessuno è stato scelto perché figlio o nipote o fidanzato o compagno di un’importante attrice o cantante. Pare invece che sia stato questo tipo di relazioni a far arrivare al Festival Annabelle Belmondo e Anouchka Delon, rispettivamente nipote e figlia degli attori Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, Marìca Pellegrinelli, moglie di Eros Ramazzotti, e Tina Kunakey Di Vita, compagna di Vincent Cassel. La cosa non è stata nascosta in alcun modo.

Belmondo e Delon non hanno parlato del loro lavoro – di modella e attrice rispettivamente – e sono rimaste pochissimo sul palco. Pellegrinelli ha ammesso di essere stata invitata al Festival perché moglie di Ramazzotti in un’intervista al Corriere della Sera, e Carlo Conti l’ha presentata come: «Una bellissima donna italiana, una moglie e mamma prima che modella affermata». Ecco, moglie e madre prima che donna con una propria professione, non poteva essere più chiaro.

Kunakey Di Vita, da parte sua, ha detto a Conti che le aveva appena fatto una domanda sulla sua relazione con Cassel: «Ma parliamoci chiaro, non mi avete invitata questa sera per presentarmi davanti a tutta l’Italia per i miei occhi blu, e per questo grazie mille e grazie a Vincent».

Per quanto riguarda gli sketch comici – di Maurizio Crozza, Enrico Brignano, Gabriele Cirilli e Flavio Insinna, Luca e Paolo, Virginia Raffaele, Enrico Montesano, Ubaldo Pantani – nulla di particolarmente sessista, così come nulla di particolarmente divertente. Tra le altre cose, non è che faccia ridere una battuta sulla paura delle fughe di cervelli, delle fughe di notizie, delle fighe di gas e delle «fughe di legno», ah no, ah ah ah.

Infine, una cosa che ci piace fino a un certo punto è il teatrino dei fiori alle ospiti e alle cantanti (e non agli ospiti e ai cantanti), che ci arriva dal retaggio per cui gli omaggi floreali sono solo per le signore. Una specie di critica a questa tradizione l’ha fatta Maria De Filippi, quando per sbaglio è avanzato un mazzo di fiori e lei l’ha voluto dare a Ermal Meta dicendo che non si capisce perché le conduttrici non dovrebbero dare fiori agli uomini, come i conduttori danno fiori alle donne. Si è trattato però solo di una “gustosissima gag”, come l’ha definita Carlo Conti.

 

Il Sanremo che ci è piaciuto

Il merito più evidente del Festival di Sanremo 2017 è stato di portare sul palco dell’Ariston un insieme molto variegato di artisti, sia tra i concorrenti sia tra gli ospiti. In particolare tra gli ospiti ci sono stati tantissimi artisti omosessuali: Tiziano Ferro, Ricky Martin, Mika e LP.

Mika ha fatto un breve discorso contro le discriminazioni, usando una metafora per parlare delle persone LGBTQ: “Posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui”. Certo sarebbe bello che a Sanremo non fosse necessario parlare di colori per parlare di orientamenti sessuali, ma amen. Mika ha anche cantato Jesus to a Child, la canzone che George Michael dedicò al suo compagno Anselmo Feleppa, morto di AIDS.

È stato bello anche vedere rappresentati tra i concorrenti del festival uomini e donne di età diverse, e anche un americano nero come Sergio Sylvestre, che ha origini messicane e haitiane, ed Ermal Meta, albanese naturalizzato italiano.

L’altra grande cosa che ha fatto il Festival di Sanremo di quest’anno è stata non avere le vallette. Marìca Pellegrinelli stessa, pur avendo ammesso di essere stata invitata in quanto moglie si è detta contenta dell’assenza delle vallette: “Una donna non è una valletta ma è un’ospite: quindi la bellezza viene come ospite e non come un contorno dell’essere capaci di presentare”. Sul ruolo di Maria De Filippi invece si potrebbero scrivere trattati: che la si apprezzi o meno, è sicuramente una gran cosa che una donna totalmente slegata dai vecchi stereotipi sulla femminilità abbia tanto successo e spazio in tv.

Un’altra nota positiva è stata l’esibizione di Geppy Cucciari che, oltre a essere stata la comica più divertente tra quelli saliti sul palco dell’Ariston, è stata anche quella che ha preso posizione contro il sessismo tanto frequente sui giornali italiani, in particolare con un titolo di Libero sulla sindaca di Roma Virginia Raggi: “La patata bollente”.

Ci sono piaciuti anche i testi di alcune canzoni: Vietato morire di Ermal Meta, arrivata terza, che parla di violenze domestiche, e Fatti bella per te di Paola Turci, sul rapporto col proprio corpo col passare del tempo e sul non aver paura del giudizio degli altri sul proprio aspetto. Entrambe sono autobiografiche e sono state molto apprezzate anche dal punto di vista musicale. Di quella di Turci ci teniamo a condividere alcuni versi:

Passano inverni / E sei più bella / E finalmente / Ti lasci andare / Apri le braccia / Ti rivedrai dentro una foto / Perdonerai il tempo passato / E finalmente ammetterai / Che sei più bella

Se un’emozione ti cambia anche il nome / Tu dalle ragione, tu dalle ragione / Se anche il cuore richiede attenzione / Tu fatti del bene / Tu fatti bella per te! / Per te, per te / E sei più bella quando sei davvero tu / E sei più bella quando non ci pensi più.

https://twitter.com/SanremoRai/status/830544584350498816

Infine, alle ragazze che non si danno una calmata e anche a molte altre persone è piaciuta tantissimo la performance di Rita Pavone che è stata premiata con un premio alla carriera. Pavone ha 71 anni, va per i 72, ma ha ancora una gran voce ed è ancora una grande artista, come ha dimostrato cantando Cuore. Il video completo della performance straordinaria di Pavone lo trovate qui. Vai Rita!