Il 23 febbraio scorso la legge italiana sullo stalking ha compiuto otto anni. Essa prevede diversi tipi di pene per tutti gli atti che sono considerati un reato di stalking: l’insistenza per parlare con una persona che non lo vuole; i tentativi ripetuti e molesti di entrare in contatto con questa persona con messaggi, telefonate, lettere o regali; aspettarla, seguirla o spiarla nei luoghi che frequenta; danneggiarne le cose; diffondere sue foto o video su internet; minacciare lei o persone a lei vicine.

Il nome ufficiale del reato è “atti persecutori”, quello del provvedimento è articolo 612 bis del Codice penale. Inizia così:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La legge è stata accolta positivamente quando è stata introdotta, e anche a distanza di anni se ne parla bene. La scorsa estate, quando il Ministero della Giustizia ha messo insieme una serie di dati sul tema relativi alle denunce effettuate tra 2011 e 2012, Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente dell’associazione nazionale in difesa delle donne e dei bambini vittime di violenza Telefono Rosa, ha detto: “La legge del 2009 è un’ottima legge. Il problema sono i tempi della giustizia”.

Carnieri Moscatelli si riferiva al tempo necessario per arrivare dalla denuncia alla condanna: la durata media di questo periodo per i reati denunciati tra il 2011 e il 2012 è stata di 587 giorni, cioè un po’ più di un anno e sette mesi. Tuttavia un’indagine svolta nel 2012 relativa al 2010 ha dimostrato che lo stalking è uno dei reati per cui i tempi di indagine medi sono più brevi: 216 giorni dalla denuncia all’inizio del processo, contro i 372 nei casi di violenze domestiche, i 373 nei casi di violenze sessuali e i 427 nei casi di omicidio colposo.

Mettendo insieme i dati del Ministero e i più recenti raccolti dall’ISTAT si può anche capire la dimensione di un fenomeno per cui fino a otto anni fa non esisteva una legge in Italia – fino al 1990, quando fu introdotta la prima legge sullo stalking in California, non esisteva nemmeno altrove – e quale siano stati gli effetti della legge finora.

Nella maggioranza dei casi, il reato è compiuto da un uomo

I primi dati da guardare, anche prima di quelli in numeri assoluti, sono quelli sul genere delle persone che subiscono stalking e su quello di chi lo pratica. Nella maggioranza dei casi tra quelli denunciati tra 2011 e 2012 (91,1 per cento) l’autore del reato è un uomo: nel 95,5 per cento di questi casi la vittima è una donna, nel restante 4,5 per cento un uomo, come nel recente caso che ha coinvolto il calciatore Fabio Quagliarella.

Passando invece ai numeri assoluti, il numero di denunce è cresciuto ogni anno dal 2010 al 2014:

I dati raccolti dall’ISTAT aggiornati all’anno 2014 mostrano che il 16 per cento delle donne residenti in Italia ha subito stalking almeno una volta nella vita “con una frequenza maggiore di tre episodi per almeno una tipologia di atto persecutorio da parte di qualsiasi autore”: si tratta di tre milioni e 466mila cittadine.

La percentuale dei casi di stalking commesso da un ex partner tra tutte queste donne è circa del 44 per cento; nel 60 per cento di questi casi lo stalking è avvenuto prima dell’introduzione della legge del 2009. Se si considerano i casi di stalking denunciati tra 2011 e 2012 la durata media del periodo di persecuzione è 14,6 mesi, più di un anno. Casualmente la pena media che viene inflitta alle persone riconosciute colpevoli di stalking è di 14 mesi di reclusione; è più breve o più lunga a seconda dei tempi e delle modalità processuali.

I dati aggiornati al 2014 ci permettono di capire anche l’importanza dell’introduzione della legge sullo stalking: in più della metà dei casi di stalking denunciati, per la precisione nel 59,8 per cento dei casi, i comportamenti persecutori sono finiti con la denuncia. È un buon risultato. Purtroppo con la sola denuncia non ci sono stati cambiamenti negli atti persecutori nel 21,6 per cento dei casi, solo una diminuzione nel 16,6 per cento dei casi e addirittura un aumento nel 2 per cento dei casi.

Lo stalking colpisce soprattutto le meno privilegiate

Un’altra cosa che l’ISTAT segnala e di cui va tenuto conto è che certe tipologie di donne sono più esposte allo stalking: sono tutte donne meno privilegiate. In particolare sono più esposte le donne con limitazioni fisiche gravi, in cattivo stato di salute, con patologie croniche, le donne con titoli di studio più basse e quelle che vivono nelle regioni del sud Italia. La percentuale di donne che subiscono stalking da parte di un ex partner in Italia è più alta per le straniere: 19,9 per cento, contro il 14,8 per cento delle italiane.

Purtroppo le denunce e i processi non risolvono del tutto il problema perché lo stalking resta un reato che non sempre viene denunciato, come succede per altri crimini in cui quasi sempre le vittime sono donne: nel 73,9 per cento dei casi di stalking denunciati tra il 2011 e il 2012 l’autore e la vittima avevano avuto una precedente relazione e i legami trascorsi possono essere una ragione per cui la denuncia non avviene subito.

La questione delle mancate denunce (e di quelle ritardate) è probabilmente parte della ragione per cui dal 2010 al 2014 le denunce per stalking sono aumentate in media del 22,8 per cento ogni anno.

La scorsa estate il Ministero dell’Interno ha diffuso dei dati aggiornati al 2015 che mostrano un calo delle denunce per stalking che integra i dati del grafico precedente: tra marzo 2014 e marzo 2015 le denunce per atti persecutori sono state solo 10.029. Potrebbe voler dire che l’ultimo risultato della legge sullo stalking è stato far diminuire i casi in cui questo reato viene commesso, ma la situazione potrebbe essere più complessa tenendo conto dei possibili casi di stalking non denunciati.