Premessa doverosa: nel seguente articolo si parla di piacere femminile e orgasmo della donna, nell’accezione che ne fa OMGYes.com: donna dotata di vulva e vagina. Nonostante il sito dichiari di volersi porre come più inclusivo possibile, al momento non risulta comprensivo di esperienze trans*. Vedremo se in futuro vaglierà questa possibilità.

di Francesca Faccini

La prima volta che ho sentito parlare di OMGYes è stato lo scorso Natale, quando con la mia amica E. ci stavamo confrontando sui regali ricevuti: tra una polemica per il fatto che da più di dieci anni le buste della nonna contengono sempre venti euro e l’incapacità di comprendere il motivo per cui c’è sempre una zia che si presenta con un libro di ricette di cucina tradizionale quando tu dal 2010 sei vegana, E. dichiarò che lei un bel regalo quel Natale l’aveva ricevuto. Le compagne di università le avevano fatto trovare sotto l’albero l’abbonamento a OMGYes.com, un sito web che ha come obiettivo aiutare le persone che ne hanno interesse a raggiungere e a far raggiungere l’orgasmo femminile.

Attualmente in saldo a 39 euro invece di 59, per ora OMGYes offre una prima stagione – ne sono previste tre – composta da dodici episodi che esplorano altrettanti metodi per la stimolazione esterna (la seconda “si concentrerà maggiormente su carezze interne e punto G.”): l’orgasmo controllato, il ritmo, l’accenno, la costanza, la sorpresa, i multipli, l’enfasi, il foglio bianco, il glissare, la graduazione, le orbite e la comunicazione; tutti trucchi spiegati e messi in pratica da donne che hanno deciso di mostrare come praticano l’autoerotismo.

Illustrazione di Stefania Arcieri

La spiegazione di E. mi aveva entusiasmata; mi sembrava che finalmente fosse stato creato un prodotto innovativo che avrebbe potuto far avvicinare alla masturbazione chi ancora non la praticava ma ne era incuriosita, che avrebbe aiutato gli uomini a prendere maggiore confidenza con il piacere femminile e che avrebbe stimolato la fantasia di chi la sua clitoride la conosce già molto bene.

Prima di provarlo, volevo però leggere ciò che era stato scritto a riguardo. Se le prime recensioni italiane che mi erano capitate sott’occhio salutavano OMGYes come un sito che fa qualcosa di incredibile, una pagina web che vuole rompere i tabù sul piacere femminile i cui creatori, Lydia Daniller e Rob Perkins, hanno come ambizione nientemeno che “attuare una rivoluzione sessuale“, altri articoli, seppur nel complesso positivi, facevano apparire OMGYes come una cartina tornasole dell’arretratezza culturale presente in Italia circa la sessualità femminile.

Ho difficoltà a descrivere il mio sbigottimento davanti alla presentazione apparsa su un famoso quotidiano nazionale che spiegava come il sito fosse accessibile anche a “qualche ometto curioso di mostrarsi all’altezza con consorte” e da donne che potranno farsi “un’inedita cultura su autoerotismo, clitoride e vagina” (si parla di vulve, mai di vagine e un giornalista dovrebbe sapere che le parole sono importanti), che definiva Daniller “una lesbica” al contrario del collega Perkins che era solo “etero”, e che definiva le persone che guardavano le simulazioni “voyeurs”.

Per inciso, utilizzare OMGYes senza vedere i video è abbastanza inutile. Forse ero stata sfortunata, dovevo leggere dell’altro, ma probabilmente non l’articolo apparso su Il Giornale, che lo definiva “un nuovo sito erotico concorrente a YouPorn”.

Ero confusa: OMGYes rappresentava l’avvento di una nuova liberazione sessuale oppure si trattava di un sito porno per donne furbette e uomini con la folle idea di soddisfare la propria partner? Per darmi una risposta soddisfacente dovevo provarlo.

In un fine settimana ho letto tutti i contributi e guardato ogni video presente sulla piattaforma. Dopo aver consultato le statistiche presentate (OMGYes è il risultato di una ricerca condotta dallo staff del sito, un gruppo di persone che svolgono il dottorato per l’Indiana University e il Kinsey Institute, su un campione di duemila donne statunitensi, e come tale riporta dati scientifici), mi sono trovata in difficoltà a scegliere la tecnica più vicina a me tra quelle proposte.

Francamente non mi ero mai soffermata a riflettere a quali gruppi associare la mia stimolazione anche perché non pensavo potesse rientrare in dodici categorie statisticamente definite. Il contributo che ho sentito più vicino a me è stato “Il foglio bianco”, quello che spiega come la pressione per il raggiungimento dell’orgasmo può influenzare negativamente il piacere durante i rapporti sessuali.

Mi sono subito domandata perché ho trovato molto stimolante l’unica sezione, insieme a “Comunicazione”, che non ha dimostrazioni pratiche. Il motivo è semplice: per sviluppare la mia coscienza sessuale è stato fondamentale parlare con altre donne di sesso, orgasmi e autoerotismo, ma non ho mai sentito il bisogno di chiedere a nessuna di loro come si masturbava. Per me aveva funzionato questo: la condivisione “dal vivo” di esperienze, con persone che conosco, per imparare ad assumere un atteggiamento sereno e spensierato verso la mia vulva e la mia clitoride.

Mentre guardavo Amber, Zoey, Sidney, Olivia o Maria, pensavo che il mio corpo fosse diverso dal loro e che il modo più efficace per imparare a raggiungere l’orgasmo è praticare più autoerotismo o avere rapporti sessuali senza la paura di comunicare alla/al/ai partner i proprio desideri o le proprie ansie.

Su OMGYes è possibile sperimentare le varie tecniche di masturbazione attraverso dei video interattivi dove una voce soffusa e sensuale affina il tocco; stimolare sullo schermo una vagina bidimensionale forse potrà sviluppare maggiore consapevolezza nelle donne e negli uomini, dal punto di vista anatomico e da quello della sensibilità, ma con me non ha avuto l’effetto auspicato.

Mi sono approcciata a OMGYes da donna curiosa ed entusiasta per questo prodotto, ma dopo un fine settimana ho capito che la vera rivoluzione è stata quella di invitare le donne a guardarsi allo specchio e a condividere le proprie esperienze. Osservare altre vulve e ascoltare altre voci può essere divertente, ma dire la propria e mettere le mani in pasta lo è ancora di più.