Risale ai miei anni da adolescente la sensazione che la serie di romanzi Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler), parli a chi lo legge in maniera onesta.

Con la complicità offerta dall’intermediazione dell’autore, il fantomatico Lemony Snicket che parla al lettore e funge da narratore onnisciente, trascina nelle vicende dei suoi protagonisti, gli orfani Baudelaire, più d’ogni altra cosa, e pur sapendo di rivolgersi preferibilmente a un pubblico giovane, non suona mai condiscendente, non sembra mai avere il preconcetto che chi legge possa non essere in grado di capire qualcosa, o che abbia necessità di una spiegazione.

Lemony Snicket aveva fiducia in me, quando leggevo i suoi libri, e non è l’unico merito, oltre a quello di aver creato una serie originale e accattivante, da attribuirgli.

La trama, a occhio, non appare particolarmente complicata: Klaus, Violet e Sunny Baudelaire sono tre ingegnosi fratelli che un giorno rimangono orfani, a causa della morte dei genitori in un incendio le cui cause appaiono fin da subito poco chiare e misteriose. Su di loro cerca di mettere le grinfie il Conte Olaf, un figuro dai tratti surreali e oscuri, con il solo scopo di appropriarsi dell’eredità lasciata loro dai genitori. Tuttavia, col procedere della storia, appare chiaro con un efficace crescendo di intrighi che le cose, in Una serie di sfortunati eventi, non sono quasi mai come appaiono.

 

La saga di Lemony Snicket viene per la prima volta pubblicata nel 1999, e arriva in Italia poco tempo dopo. Siamo in un’epoca in cui il mainstream presta molta meno attenzione alla parità di genere rispetto a oggi, tanto da far spiccare Hermione Granger della saga di Harry Potter come un insperato e inatteso esempio di come un’eroina, in un libro, possa parlare più di due volte, avere degli interessi, e addirittura rivelarsi la chiave di volta in situazioni difficili.

Violet, la maggiore dei fratelli Baudelaire, forniva un magistrale esempio di personaggio femminile estraneo agli stereotipi e alle aspettative del suo genere, ma solo i fan più accaniti della saga sembrano essersene accorti mentre i libri erano ancora in corso di pubblicazione.

Ciò che maggiormente la rende un esempio positivo è che le sue capacità non la trasformano mai in una Donna Eccezionale, un trope narrativo che ha rovinato parecchi personaggi femminili promettenti, ma restano credibili tanto quanto scardinate da una visione sociale comune. Violet è una ragazza capace, le cui abilità non vengono limitate né derivano necessariamente dal suo genere, ma non è onnisciente o dotata di superpoteri. Agisce per il bene suo, dei suoi fratelli e delle persone a lei care, che a loro volta, dando fondo alle loro conoscenze, coadiuvano le sue azioni riuscendo nel loro intento insieme.

Illustrazione di Laura Vivacqua

Violet è un’inventrice: la maggior parte delle volte, lei e i suoi fratelli riescono a mettersi in salvo grazie a una sua idea geniale – annunciata all’esterno dal suo tipico gesto di legarsi i capelli con un nastro, segno che le rotelle del suo cervello stanno girando e che è in procinto di realizzare un’altra delle sue invenzioni portentose.

Nessuno mette mai in dubbio che Violet non possa essere un’autentica inventrice perché donna, se non quei personaggi che Lemony Snicket intende rappresentare volutamente come sciocchi e ottusi. Quando in La stanza delle serpi il signor Poe, un bancario ingenuo e per niente brillante, alla vista di Violet che apre a forza un lucchetto commenta dicendo “Le brave ragazze non dovrebbero saper fare certe cose”, suo fratello Klaus ribatte: “Mia sorella è una brava ragazza e sa fare un mucchio di cose”.

In Innocence, Heterosexuality, and the Queerness of Children’s Literature, Tison Pugh sottolinea che se Violet sembra essere caratterizzata in maniera stereotipicamente “poco femminile”, con la sua passione per le invenzioni, al contempo suo fratello Klaus potrebbe essere letto come “femminile” in un contesto fortemente stereotipato a causa della sua pacatezza e la sua passione per la lettura. Nonostante ciò, ancora, le loro passioni per attività tipicamente attribuite al genere opposto non limitano il loro potenziale d’azione. Alla fine di La sinistra segheria, quarto libro del ciclo, leggiamo queste righe:

“È una fortuna”, ammise Violet, “che Klaus abbia inventato qualcosa così in fretta, nonostante non sia un inventore”.
“È una fortuna”, ammise Klaus, “che Violet abbia scoperto come porre fine alla mia ipnosi, nonostante non sia una ricercatrice”.

Perfino la più piccola degli orfani Baudelaire, nonostante non sia ancora capace di parlare in modo intellegibile da chiunque eccetto i suoi fratelli, esce dai binari della rappresentazione femminile tradizionale. La sua capacità preponderante è, infatti, una discreta forza fisica – capacità in genere riservata a personaggi maschili. I suoi denti possono frantumare perfino i sassi, e l’intelligenza e l’acume che riesce a esprimere con i suoi gorgheggi infantili, opportunamente “tradotti” per il lettore da Lemony Snicket stesso, sono deliziosi.

Molti dei personaggi del romanzo, aggiunge Tison Pugh, si muovono nella narrazione senza essere ancorati dalle aspettative e ruoli legati al loro genere. Per esempio, in La stanza delle serpi, secondo romanzo del ciclo, Klaus ricorda come, in un noioso pomeriggio di pioggia, tutta la famiglia si dipinse le unghie dei piedi di rosso.

Violet Baudelaire, nei libri di Lemony Snicket, è una ragazza intelligente, gentile e coraggiosa, ed è un peccato che nel film (dove viene interpretata da Emily Browning) sia stata alcune volte messa in ombra a favore del fratello Klaus.

C’è infatti una fondamentale differenza nel modo in cui film e libro (Un infausto inizio) trattano la scena in cui il conte Olaf ordisce in segreto un matrimonio per sposare Violet e, dunque, avere accesso alla fortuna degli orfani, camuffando il tutto sotto le vesti di una rappresentazione teatrale.

Eventualmente il suo piano non va a buon fine, ma mentre nel libro ciò accade grazie a Violet, nel film il merito va a Klaus. Nel libro Violet costruisce un gancio usando un vecchio ombrello e un cavo per scalare la torre in cui è rinchiusa prigioniera la sorella Sunny, e dimostra l’invalidità del certificato nuziale, che ha firmato con l’inganno, in quanto la sua firma non è stata redatta con la sua mano dominante. Nel film, invece, è Klaus a salvare Sunny (pur usando il gancio creato da Violet, a cui dà il merito dell’invenzione) scalando la torre, ed è lui ad annullare il certificato nuziale, dandovi fuoco.

Non è chiaro perché, nel film, le cose vadano in modo così diverso, di fatto togliendo spazio a Violet e togliendole visibilità: un vero peccato, anche se fosse stato solo per esigenze di script.

In Una serie di sfortunati eventi, il numero 13 è spesso utilizzato come turning point nella trama, come base della struttura in capitoli di ogni singolo libro. Tredici anni dopo l’uscita del film basato sulla serie, il 13 Gennaio 2017, Netflix ha reso disponibili otto episodi che compongono la prima stagione della serie tv basata sulla saga di Lemony Snicket.

Ciò che colpisce maggiormente di quest’adattamento televisivo è la notevole fedeltà alla saga scritta: molti fan dei libri sono rimasti deliziati dalle decine di piccole citazioni che rimandano a elementi reperibili nei volumi, la presenza fisica del personaggio di Lemony Snicket come narratore onnisciente delle vicende dei personaggi ricrea fedelmente il rapporto spettatore-narratore che il lettore ha già sperimentato.

Lo stesso Handler, in un’intervista per il sito Pacific Standard, ha espresso grosse speranze per l’adattamento realizzato da Netflix, parlando anche di cosa significa, per lui in quanto scrittore, far defluire le proprie convinzioni personali in un’opera scritta che cerca di essere sia veicolo delle stesse, sia un prodotto coerente.

“Sono femminista perché credo che il femminismo dica la verità. Parte dell’atto dello scrivere un racconto realistico su un argomento contenzioso è provare a parlarne in maniera sincera. Da femminista, quando parli della sessualità dei ragazzi in in un’opera di finzione, sei tentato di rendere la questione utopica perché pensi ‘Questo lo leggeranno persone giovani, ed è mio dovere rappresentare dei comportamenti sessuali responsabili e sensibili in modo da mettere in risalto il mio pensiero femminista.’ Ma a volte capita di voler scrivere qualcosa in cui il femminismo possa essere espresso semplicemente parlando di cosa succede e come si comportano i personaggi e capendo dove si pongano certi limiti, e ti ritrovi ad avere personaggi che si comportano in un modo che magari tu non incoraggeresti mai. Eppure è quello, il punto focale. È difficile.”

Daniel Handler, a discapito delle sue preoccupazioni, è sempre riuscito nella sua produzione letteraria a far incontrare le proprie opinioni personali con vicende ben strutturate e credibili. Lo ha fatto con Una serie di sfortunati eventi, ci è riuscito con Perché ci siamo lasciati (Salani editore, 2015), in cui la protagonista Mina riesce a uscire dal tunnel di una storia d’amore destinata a finire staccandosi dalle visioni personalissime che si è costruita, e con cui si è illusa di poter far funzionare la sua relazione con Ed. Cerca di farlo anche con “All the dirty parts”, il suo romanzo di prossima pubblicazione, in cui cerca di riempire il vuoto cosmico che si crea quando si prova a parlare di sessualità in giovani adolescenti maschi.

In un’intervista per Entertainment Weekly, Handler racconta di come si sia accorto di una certa disparità di genere tra i suoi fan, di come si sia appostato sui mezzi pubblici alla ricerca di storie sulla sessualità adolescenziale che provenissero direttamente dalla fonte, e di come la preoccupazione altrui che dei giovani fan di Lemony Snicket possano avvicinarsi alla sua nuova opera, nettamente più ‘adulta’ nel tema, sia proprio il motore che lo ha spinto a dedicarsi all’argomento.

Non posso che concludere indirizzando un applauso virtuale a questo autore che, a partire da Violet e altri personaggi del microcosmo di Una serie di sfortunati eventi, oltre a parlarmi in maniera onesta e a esprimere fiducia verso le mie facoltà di lettrice, nel tempo si è costantemente impegnato a mettere sul mercato storie coscienziose ma ardimentose, realistiche ma fantastiche, rischiose e, nel loro piccolo, rivoluzionarie.