Le storie di donne che hanno (avuto) a che fare con l’occulto, il macabro e i delitti affascinano da sempre l’immaginazione di scrittori e studiosi, fin dai tempi di Medea – e molto prima. Un nome italiano da inserire in questo ricco filone è quello di Eusapia Palladino, medium oggi poco conosciuta, che eppure riuscì a far parlare di sé tutto l’Occidente, a cavallo tra l’Otto e il Novecento.

 

Gli inizi: i fiori e gli spiriti

Di Eusapia Palladino prima che diventasse – o meglio, che si facesse conoscere – come medium si sa abbastanza poco. Nata nel 1854 in un paesino dell’alta Murgia (Puglia), rimane presto orfana e senza ricevere alcuna formazione scolastica entra in servizio presso alcune famiglie di compaesani a Napoli. È probabilmente in una di queste case che entra per la prima volta in contatto con il mondo dello spiritismo e viene incoraggiata a perseguirlo.

Comincia a muovere i primi passi nel mondo medianico sotto la tutela di Giovanni Damiani, considerato uno dei pionieri dello spiritismo italiano. È lui a parlare delle (presunte) doti della ragazza ai suoi contatti in Italia e nel Regno Unito, cominciando a diffonderne la fama tra gli esperti, gli amatori e gli appassionati.

In poco tempo, le capacità di Eusapia Palladino diventano note come eccezionali: durante le sedute medianiche, che si devono svolgere secondo precisissime regole (pena il rifiuto da parte della medium di proseguire), si verificano levitazioni, apporti (cioè comparse) di fiori, materializzazioni di spiriti e comunicazioni dirette con il suo spirito guida, un corsaro inglese di nome John King.

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L’attenzione per il “caso Eusapia”

Nel 1885, però, Palladino decide di allontanarsi da Damiani, diventando ricamatrice e sposando uno stagnino (un artigiano che lavora con latta e stagno). Ma questa vita le si addice poco: l’anno successivo infatti il medico Ercole Chiaia e lo scrittore Federico Verdinois la riportano nei circoli dello spiritismo e ricomincia a tenere sedute a Napoli. Nel 1891, tra i partecipanti a questi ritrovi c’è anche Cesare Lombroso, che con un certo imbarazzo è costretto ad ammettere di essere colpito dalle di lei capacità:

Sono tutto confuso e mi rammarico di avere combattuto con tanta ostinazione la possibilità dei fatti detti spiritici; dico “fatti”, perché sono ancora avverso alla teoria.
– Cesare Lombroso

In pochi anni, la medium Palladino è richiesta a Milano, Varsavia e Marsiglia. Prendono parte alle sedute scrittori, psicologi, medici, astronomi e scienziati, tutti terribilmente attratti dai suoi poteri soprannaturali. Nel 1895, mentre è a Cambridge per tenere una seduta, viene scoperta spostare un oggetto con la mano, per farlo levitare. Subito il pubblico si divide: c’è chi la ritiene una “frode ingenua” e chi considera tutto un imbroglio, una messinscena che di soprannaturale non aveva proprio nulla.

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Levitazione

Paradossalmente la sua fama non accenna a diminuire: in una vera e propria tournée europea, si sposta dalla Francia alla Russia, attirando l’attenzione perfino dei coniugi Curie e di Arthur Conan Doyle, che si espresse in suo favore. Venti freddi, strumenti invisibili che compongono pezzi musicali, levitazioni di mobili, volti e impronte impressi nella pietra: si arrivano a contare fino a 42 diverse possibili manifestazioni dei suoi poteri.

Le accuse di frode

Il pubblico americano, tuttavia, forse più pragmatico e meno propenso a lasciarsi affascinare, più di una volta svelò i trucchi e le cosiddette “ingenuità” che si succedevano durante le sedute. In due diverse occasioni, nel 1908 e nel 1910, l’American Society for Psychical Research invia delle commissioni investigative per studiare il “caso Eusapia”, e, se nella prima ci sono ancora dei dubbi, nella seconda viene dichiarata ufficialmente un’impostora.

Tra i detrattori di Palladino, spicca in particolare un italiano: è il giornalista e garibaldino napoletano Eugenio Torelli Viollier, che già nel 1892, mentre la medium si trovava a Milano, aveva smascherato la sua frode, pubblicando le prove sul Corriere della Sera.

Nei miracoli dell’Eusapia non c’è nulla di sincero, assolutamente nulla, che tutti sono l’effetto d’una semplice ciurmerìa.
– Eugenio Torelli Viollier

Torelli Viollier era un appassionato di spiritismo: con le migliori intenzioni, quindi, aveva preso parte alle sedute di Eusapia Palladino, cogliendola in fragrante più di una volta, mentre era intenta a liberarsi la mano dalla stretta dei presenti per eseguire le apparizioni. Le sedute di Eusapia, infatti, si svolgevano pressoché sempre nello stesso modo: in penombra, con i suoi piedi legati alle gambe del tavolo – ma le cinghie erano, osservò Torelli Viollier, sufficientemente allentate perché riuscisse a liberarsene e potesse usare i piedi per muovere il mobile.
Anche il modo in cui ella teneva e si faceva tenere le mani era in realtà studiato perché potesse approfittare del buio per eseguire i trucchi, come spiega la tavola illustrata che accompagnò l’inchiesta.

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Sostituzione

Negli ultimi anni della carriera di Eusapia Palladino, queste accuse cominciarono a pesare, assieme a una progressiva e diffusa disattenzione, secondo alcuni causata dall’età e secondo altri da una malattia cerebrale, che le costava in credibilità. Morì a Napoli nel 1918.

Durante la ricerca di informazioni riguardo il  “caso Eusapia”, mi ha colpita la totale assenza, nelle fonti, della sua prospettiva. Credeva nei suoi poteri? Cosa pensava dello scetticismo nei suoi confronti? Era solo un’approfittatrice? Era stata una sua idea cominciare questi trucchi, o fu l’influenza di Damiani? Per ora, non ci sono risposte. Non quelle che Google mostra, almeno – e delle sue evocazioni di pagine web mi fido.