Aiutarsi l’una con l’altra, fa parte della religione della sorellanza.
Louisa May Alcott

Ancora oggi mi stupisco di quale immensa influenza abbia avuto l’essere sottoposta durante l’infanzia negli anni ’90 a una lunga serie di film, cartoni animati, fumetti e libri, che hanno come argomento principale una qualsiasi forma di sorellanza, reale, costruita, naturale o di elezione. Il legame femminile, quando viene raccontato, parla in un modo o nell’altro sempre di sorelle, reali o elettive che siano.

Mi sono presa la briga di ricostruire un elenco (non esaustivo) dei maggiori esempi di narrazione della sorellanza, (quella vera, di sangue) della letteratura, che vanno a raccontare questo topos tradizionale e che, se ci fate caso, ha un determinato potere di forgiare l’immaginario collettivo.

A partire dalla letteratura d’infanzia, la storia delle quattro sorelle March è spesso il primo esempio di letteratura al femminile somministrato sui banchi. Piccole donne (1868) di Louisa May Alcott è il primo esempio di romanzo di massa americano che narra un’epopea familiare casalinga, in cui l’energia femminile la fa da padrone. E non a caso è anche una delle prime letture che una bambina potrà incontrare nella sua vita, opposta agli esempi di fratellanza maschile come quelle di Huckleberry Finn e Tom Sawyer. La differenza è evidente: non esistono qui vasti campi dove due pestiferi adolescenti vivono le loro avventure, ma solo vicende di screzi e di equilibri raccontati nell’intimo delle mura di casa. La stessa Therese May Alcott ha scritto questo romanzo perché fosse un modello di virtù ottocentesca americana, di puritanesimo e di rispetto per le donne.

Le sorelle March (nel film di Gillian Armstrong)

Discostandoci temporalmente di poco, ma passando dall’altra parte dell’oceano, le sorelle Bennet raccontate da Jane Austen in Orgoglio e Pregiudizio (1813) sono un altro esempio di epopee familiari esemplari, che però sono decisamente più complesse, forse mature, del contraltare statunitense delle March. I conflitti riguardano sempre e comunque il matrimonio, l’ambizione e l’emancipazione femminile: non a caso è stato celebrato come uno dei capisaldi della letteratura femminile e, in certo senso, antesignano del grrrl power.

Le sorelle Bennet (nel film di Joe Wright)

Anche tornando indietro alla letteratura popolare, il rapporto sororale viene raccontato come molto più conflittuale che idilliaco. Il racconto Igbo delle sorelle disubbidienti, con un intento educativo e moralistico, narra la storia di due sorelle che si allontanano dalla famiglia per varie peripezie e si rincontrano dopo tanti anni, senza riconoscersi, quando la sorella minore viene acquisita come serva dell’altra. Al disvelamento del legame, il rapporto di subalternità e sfruttamento cambia in favore di un trattamento equo e paritario.

Ma forse è quello di Cenerentola il racconto popolare che più esemplifica il comune stereotipo del disprezzo e della crudeltà tra ragazze – in questo caso tra le sorellastre e la protagonista. Le sorellastre sfruttano la sorella acquisita all’inizio della favola e, in molte versioni popolari della favola, l’esito di questo comportamento infelice sono punizioni esemplari. Non esattamente l’esempio di un legame fraterno (come se questo aggettivo assumesse per definizione connotati affettivi, di supporto e condivisione – ma vediamo che appunto spesso è vero il contrario).

Le sorellastre di Cenerentola (nel film di Kenneth Branagh)

Su questi modelli popolari e ottocenteschi, il racconto del legame sororale è stato poi adattato ai tempi e al contesto, trasfigurando la casa da ambiente protettivo a prigione/inferno. Sto parlando de Le Vergini Suicide (1993) di Jeffrey Eugenides, la storia delle cinque sorelle Lisbon, figlie adolescenti di genitori molto religiosi e repressivi che, negli Stati Uniti degli anni Settanta, cominciano a suicidarsi inesorabilmente, una dopo l’altra.

Le sorelle vengono dipinte da una voce narrante corale, quella dei ragazzi della cittadina, che le ricordano a distanza di anni. Sono figure pallide, eteree, quasi venerate nella loro determinazione a compiere l’atto tragico. Lux, l’unica sorella più indipendente, subisce l’umiliazione di un rifiuto amoroso e da lì intraprende una lenta caduta nell’autodistruzione e infine nel suicidio. Il rapporto sororale è strenuo e morboso, unica àncora di salvezza per permettere a delle ragazzine di sopravvivere.

Il dottor Armstrong suturò le ferite dei polsi. Dopo cinque minuti di trasfusione, dichiarò che la ragazza era fuori pericolo. Le diede un buffetto sotto il mento. “Che ci fai qui, piccola? Non puoi sapere quanto è brutta la vita, giovane come sei”. 
Fu allora che Cecilia espresse verbalmente ciò che doveva rappresentare l’unica parvenza di una lettera d’addio, superflua, tra l’altro, dato che non era morta. “Dottore” disse, “è evidente che lei non è mai stato una ragazza di tredici anni.

J. Eugenides

Le sorelle Lisbon (nel film di Sofia Coppola)

Figlie sagge è l’ultimo romanzo di Angela Carter, del 1991, ripubblicato recentemente in Italia. Le due protagoniste, Dora e Nora, sono due gemelle di 75 anni, ballerine di fila cresciute con lo zio e rifiutate dal padre, un attore shakespeariano centenario. Le gemelle sono due donne libere ed eternamente giovani, dalla lunga vita contrassegnata dagli eccessi e dal bizzarro, che usano l’ironia come arma di difesa e sono corteggiate e amate da una quantità spropositata di uomini.

Come una sola identità, rappresentano l’inno ad una femminilità autentica, schietta e spregiudicata. Nel romanzo, gli uomini sono figure di sfondo, mentre le donne si aiutano reciprocamente a resistere ai colpi del destino, tranne Saskia e Imogen, le rivali delle gemelle Chance, le figlie riconosciute legittimamente dal padre centenario, con le quali si instaura sin da subito “il più cordiale odio reciproco”.