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La parola con la B: cancellazione e discriminazione della bisessualità

Circa un anno fa mi trovavo a cena con amici – persone di sinistra, aperte, attente ai temi di genere e alla questione dei diritti civili – e parlando delle rivendicazioni della comunità LGBT mi sono resa conto che parte dei miei commensali ignorava per cosa stesse la B presente nella sigla. Lesbiche ok, Gay ok, Trans ok, ma B… per cosa sta?

Dopo un primo momento di smarrimento, mi sono trovata a spiegare che B sta per bisessuali e che, nonostante ciò che si dice in giro, si tratta di un orientamento sessuale identitario e non di un atteggiamento o di una modalità relazionale. Ho capito solo allora che circa la bisessualità grande è la confusione sotto il cielo.

Ma dunque che cosa significa e cosa non significa essere bisessuali?

Le persone bisessuali provano una forte attrazione fisica e sentimentale per persone appartenenti al sesso opposto e allo stesso sesso. Questo non significa che siano attratte da chiunque capiti loro accanto.
Proprio come per chi è eterosessuale o omosessuale, anche chi è bisessuale prova attrazione… per persone che incontrano i suoi gusti dal punto di vista estetico, caratteriale, comportamentale. Bisessuale insomma indica un orientamento in rapporto alla relazione con un* partner o con più partner (considerando anche la presenza di bisessuali nelle comunità poliamorose).

Illustrazione di Elena Della Rocca

 

Essere bisessuali non significa essere promiscui. Le persone bisessuali costruiscono una relazione affettiva con un* partner a prescindere dal genere, ma non a prescindere dalla qualità del rapporto, che si struttura secondo il proprio credo e la propria etica. Le persone bisessuali sono monogame o non, hanno relazioni durature o non, tradiscono, si separano come chiunque altro.

Non di rado la bisessualità viene considerata “una fase” esistenziale o di crescita, un momento di transizione che porta poi al riconoscimento di appartenenza al mondo eterosessuale (pensiamo al fenomeno delle LUG, ovvero lesbian until graduation, dei college americani) o compiutamente lesbico/gay, e questo spesso implica da parte della stessa comunità omosessuale una sorta di disapprovazione e marginalizzazione dei soggetti bisessuali in quanto “non appartenenti ad una sponda”.

Per alcune persone omosessuali, i bisessuali sono etero o gay che hanno fatto una scelta di comodo: per non esporsi, per non decidere, per mantenere aperte tutte le “possibilità”. Questo potrebbe derivare dalla convinzione che l’orientamento sessuale si possa esplicitare nei confronti di un solo genere (il cosiddetto monosexism) e, talvolta, può sfociare in veri e propri casi di bifobia.

Nel corso della storia poi sono stati molti i casi di “bisessualità per costrizione” dovuti alla necessità, assolutamente comune fino poco tempo fa (e oggi in molti paesi del mondo ancora attuale) di costituire una famiglia “tradizionale” pur essendo gay. Anche questo fattore ha contribuito, nell’immaginario comune, a strutturare la bisessualità come qualcosa di transitorio, effimero e indefinito. Una “copertura” insomma per gay e lesbiche vincolati da rigide norme sociali.

Dati alla mano però, le persone che si considerano bisessuali sono in aumento e, pare, soprattutto tra le donne. Le ragioni di questa prevalenza possono essere molteplici, ma in parte sono forse legate al diverso stigma sociale che, nella percezione comune, la bisessualità femminile ha rispetto a quella maschile, e quindi a una minore difficoltà (parlando sempre in termini strettamente connessi alla percezione sociale e non al percorso individuale) nell’accettare questo orientamento da parte di una donna.

Illustrazione di Elena Della Rocca

La donna bisessuale infatti viene infatti guardata da una parte con maggiore indulgenza – complice forse un’idea di “sorellanza” che almeno nella fase adolescenziale implica, nel senso comune, anche forte contatto e vicinanza fisica con le compagne – dall’altra con (a tratti morbosa) curiosità, in particolare dal mondo maschile che ne fa spesso oggetto di un ricco immaginario pornografico.
Ripensandoci forse non si tratta poi di un grande vantaggio!

L’uomo bisessuale invece, a differenza di quanto avveniva ad esempio nella Grecia classica, viene visto con sospetto e viene spesso identificato come “pervertito” o, peggio, pederasta.

A queste già ampie difficoltà legate alla percezione sociale della bisessualità da parte della comunità eteronormata si aggiungono le già citate discriminazioni da parte di una componente delle comunità omosessuali, che ritengono la bisessualità un sotterfugio di comodo capace di nuocere profondamente al percorso di affermazione sociale dei gay e delle lesbiche.

Di bisessualità insomma si parla poco, poco si conosce e molto si suppone (spesso erroneamente).

Per questa ragione la comunità bisessuale è spesso messa in secondo piano sul fronte delle rivendicazioni per i diritti civili e poco riconosciuta a livello sociale. Pochi conoscono ad esempio la giornata del 23 settembre, data in cui si celebra l’orgoglio bisessuale, o sanno che il simbolo del movimento bisessuale è formato da due triangoli sovrapposti (blu e rosa) che unendosi formano il colore viola, o – ancora – che esiste una differenza profonda fra bisessualità e pansessualità (ovvero l’orientamento sessuale di chi, potenzialmente, può essere attratto da una persona indipendentemente dal suo sesso o identità di genere, anche nel caso in cui quest’ultima rientri in una concezione non binaria di maschio/femmina).

Mutevole e complessa, la bisessualità rimane per molte persone un mistero, uno spazio multipotenziale dai tratti oscuri che, se analizzato da vicino, rivelerebbe invece tutta l’ordinaria “banalità” tipica del mondo degli amori e degli affetti.


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