Le sorelle Haim a Disneyland, nel 1996 (via Rolling Stone)

 

 

Si dice che il rapporto tra sorelle sia complesso, che (specialmente quando si è in tre) le dinamiche relazionali siano delicate e l’unione non sempre amorevole. E che in un settore professionale come quello musicale tutta questa complessità sia decuplicata. Come le Boswell Sisters, invece, Danielle, Este e Alana Haim smentiscono il luogo comune che le vorrebbe rivali, mostrando di essere legate in modo quasi soprannaturale.

Nate a Los Angeles tra il 1986 e il 1991 da genitori di origini israeliane, fin da piccole sono sempre state a contatto con la musica: il padre e la madre sono entrambi musicisti e le ragazze, ancora adolescenti, hanno cominciato a suonare proprio nella loro cover band, chiamata Rockinhaim. Un fatto di cui qualcuno avrebbe potuto vergognarsi una volta cresciuto, ma come ha ribadito Alana in un’intervista: “Ho sempre pensato che fosse fico essere in una band coi nostri genitori”.

Tutte e tre suonano più di uno strumento e oltre al progetto di famiglia, hanno avuto varie esperienze nel campo della musica: Danielle ed Este hanno suonato in un gruppo pop-rock chiamato Valli Girls (una loro canzone era stata inclusa nella colonna sonora del film 4 amiche e un paio di jeans); Danielle era stata chiamata da Julian Casablancas per suonare la chitarra nel suo progetto solista e aveva suonato come turnista assieme a CeeLo Green.

Decidono di abbandonare i loro vari progetti e iniziare a suonare tutte e tre insieme, nel 2007; per la prima volta usando il nome (o meglio, cognome) Haim. Il loro primissimo EP, Forever, esce nel 2012 e ottiene buon riscontro dal pubblico soprattutto dopo alcune pregevoli performance dal vivo al SXSW. Dopo aver aperto concerti per altri artisti del calibro di Florence + The Machine, firmano con la Polydore e incidono Days are gone (2013), che le catapulterà in cima alle classifiche (e che era piaciuto anche alla nostra Veronica).

La loro chimica sul palco (e fuori) è la loro arma vincente. Scherzano dicendo di essere legate da una sorta di “telepatia”, per cui spesso non hanno nemmeno il bisogno di parlare per capirsi, durante le esibizioni o nella vita di tutti i giorni. Premiate come “Best International Band” da NME, nel 2015 sono state nominate ai Grammy come “Best New Artists”.

Potrebbero vantare tour con i Phoenix e Taylor Swift (loro grande amica), e collaborazioni con Major Lazer e Childish Gambino, per citarne alcuni – eppure scelgono di mantenere un profilo piuttosto basso. La stampa non ha esitato a definirle delle vere e proprie rockstar, ma il loro rapporto con la popolarità è particolare e raro, mantiene una sorta di “purezza”. Infatti a proposito di come le hanno definite i giornali, hanno risposto: “Siamo le rockstar più calme di sempre. Quello che facciamo alla fine di uno show è semplicemente stare tranquille sul bus e guardare film”.

La sorellanza nella loro band è importante e profonda: nessuna delle tre è più in vista delle altre, non esiste il concetto di “frontwoman”, si considerano una cosa sola. Quello che riescono a creare è unico e armonioso. Oltre che molto rock. I testi delle loro canzoni toccano argomenti diversi, ma la maggior parte parla di relazioni: finite, da ricominciare, negative, arrabbiate, malinconiche.

Queste canzoni riflettono le loro esperienze personali, ma più in generale il loro modo di vedere i rapporti di coppia. È molto difficile per una donna sentire di avere “potere” ( talento, fama, ricchezza) e frequentare qualcuno che acconsenta a lasciarle spazio, amplificando la sua creatività e non ingabbiandola.
Per loro, quindi, il ruolo che scegliamo di avere in una relazione è importante, così come il rimanere sempre leali a se stesse. A proposito, in una recente intervista, Alana ha affermato: “Sono cresciuta ascoltando la canzone You Got Lucky di Tom Petty, dove il tema ribadito all’infinito è Sei fortunata ad avere me. Non ho mai sentito una canzone del genere cantata dalla prospettiva di una donna. Essere una donna in una posizione di potere e frequentare qualcuno, nella mia esperienza, è difficile. Per parafrasare Sheryl Crow, c’è bisogno di un uomo che sia forte abbastanza” [il riferimento è alla canzone Strong Enough, di cui hanno prodotto anche una cover, N.d.A.].

Nel nuovo album Something to tell you (uscito appena qualche giorno fa, il 7 luglio) ogni canzone sembra delineare una situazione diversa, ma sempre ugualmente reale e umana. Ancora una volta i testi parlano d’amore, di relazioni in corso e, anche, di relazioni concluse (con i nostri pezzi da rimettere insieme).
Right now, una delle mie preferite (qui il video, diretto da Paul Thomas Anderson), è la presa di coscienza di un rapporto storto fin dall’inizio, la cronaca di una falsa speranza: “You had me hanging on a dream you never believed”, mi hai lasciato appesa ad un sogno in cui non hai mai creduto.

Speriamo che il tour le porti presto in Italia, intanto potete ascoltare il loro nuovo album di cui, tra l’altro, è già uscito un primo singolo, Want you back, dal video delizioso. Eccolo qui, buon ascolto!